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Il Napoli si scioglie: 'fesserie' in campo e in panchina, sconfitta che è peggio di ritiro e multe contestate

Incredibile. Dopo una volta praticamente dominato, il Napoli si scioglie, si squaglia nel secondo, fa un sacco di fesserie sul terreno di gioco ed in panchina e passa inopinatamente dal successo che sembrava garantirgli la rete di Llorente a una sconfitta che fa più danni d’un ritiro rifiutato o d’una multa contestata. E in questo modo, mentre il Bologna fa festa e la città illumina le Due Torri coi colori della squadra, il Napoli spegne pure l’ultimo lumino e deve accettare l’umiliazione dei fischi della gente. Eppure non era iniziata male dopo l’attesa, la curiosità che alla vigilia c’era intorno alle scelte di Ancelotti. Ci si chiedeva: il pari dell’Anfield contro il Liverpool, avrà insegnato qualche cosa oppure no all’allenatore azzurro? L’avrà convinto oppure no a rivedere il suo sconcertante e perdente modello-campionato? Ebbene sì. Ebbene, don Carlo sino all’altro giorno assai testone, assai chiuso ad ogni cambiamento, tutto sommato molla la linea difensiva delle proprie idee e cambia tutto. Perché seppure non vengono a mancare e non saranno assenti i tentativi di far passare tutto per normale, contro il Bologna tatticamente il Napoli ha portato sul prato la rivoluzione. Ha rispolverato, effettivamente, quel quattro-tre-tre invocato dal campo e dalla gente e, chissà, forse anche da De Laurentiis, come pure il patron fece pure con Sarri dopo tre o quattro sballatissime gare. Ancelotti ha resistito un po’ in maggior misura, ma tutto sommato ha dovuto convenire che il calcio che aveva in mente, complicato da trasferire al campo, aveva fatto già eccessivi danni. Pure se dopo tutto sommato è servito a nulla.

Innanzitutto, in questo modo, come in Inghilterra, difesa con tre centrali a consegnarsi reciprocamente forza e copertura; Di Lorenzo a sinistra ove manca Mario Rui, e, mancando anche Allan, per necessità tre mediani d’attacco al centro al campo, ma con la certezza di poter contare sulla collaborazione di Di Lorenzo e sui rientri opportuni di Lorenzo Insigne. Là dinanzi, per concludere, un inedito tridente: Lozano-Llorente e il capitano, con due boss del campo come Mertens e Callejon fatti fuori. Il che oltre ad essere un po’ il segno dei tempi è, con tutta probabilità, pure un prova di ciò che il Napoli sarà. Intendiamoci, non è che cambiando disegno il Napoli è diventato estemporaneamente squadra che detta legge in lungo e in largo, ma per una volta pieno è sicuramente più affidabile e compatta di com’era prima. Più coperta, più sicura di se, con ruoli e posizioni definiti e, conseguentemente, con tutti che, circa, sanno cosa fare.

Ecco, questo è il Napoli che affronta il Bologna e che, con tutta probabilità un poco lo sorprende pure. Effettivamente la squadra di Sinisa, che non è in panchina, va in crisi in maggior misura al centro al campo, ove il Napoli costruisce gioco e superiorità. E obbligato, schiacciato com’è, irretito sulle fasce, finisce con il perdere i contatti con Palacio. Sia chiaro, non è squadra che si risparmia, che s’arrende, il Bologna, ma è quasi sempre obbligato a rintanarsi sperando in una ripartenza fortunata.

Insomma, quasi monotona la superiorità napoletana, ma una superiorità che non paga chissà quanto. Sì, ci arriva al tiro, ma la porta non la prende quasi mai. E allorchè lo fa, non dà preoccupazioni al portiere del Bologna. Pure perché allorchè (16’) Lozano mette il pallone in rete, lo fa stando in fuorigioco e quel gol non conta nulla. La risposta del Bologna? Sta tutta in una mezza girata di Dzemaili, il quale approfitta d’un clamoroso liscio di Fabian per mettere il pallone mezzo palmo al di là del palo ove Ospina non sarebbe mai giunto. E in questo modo, fra un tiro fuori e qualche, troppe, iniziative solitarie di Lorenzo Insigne, s’arriva quasi a fine primo tempo. Al 41’ per la precisione. Allorchè di nuovo il capitano riparte palla al piede in contropiede, non lo divide con nessuno e dal limite dell’area tira. Skorupski rinvia, ma è più lesto Llorente che non può sbagliare. Vantaggio azzurro e la cosa, in verità pare regolare. Ovvia. Giusta. Naturale.

Ma, sicuramente, l’incontro non è chiusa. Smuove la sua palude, il Bologna. Fuori Orsolini e dentro Olsen. E come molte volte capita il cambio è contento. Fortunato. Dopo l’ennesima parata di Skorupski sul consueto Insigne, effettivamente, (58’) Sansone cerca Palacio in area azzurra; Koulibaly gli nega la deviazione, ma finisce col passare palla proprio a Olsen che non ha problemi a pareggiare. Una doccia fredda per gli azzurri. Un ricostituente dall’effetto immediato, viceversa, per il Bologna. E non è tutto, perché nel suo tentativo di riprendersi il risultato, Ancelotti porta sul terreno di gioco Mertens invece di Elmas e inevitabilmente il Napoli s’allunga, si sbilancia, diventa squilibrato. E per il Napoli diventa una condanna. Perché senza equilibrio, il Napoli si offre a chi gli sta davanti. Squadre lunghe, spazi larghi, da una parte e dall’altra, ripartenze con i portieri che ma sanno farsi rispettare. Ospina, ad esempio, gela Sansone (66’), mentre Mertens e dopo Fabian (67’ e 74’) mandano il pallone appena appena fuori.

E allora la domanda è questa: resisterà la squadra azzurra alla crescita costante del Bologna. Alla sapienza di Dzemaili e alla tracotanza di Sansone sulla destra? No, non resiste. E non è un caso che sia proprio Sansone (80’), smarcato finemente in area da Dzemaili, a far fuori Ospina e a gettare nello sconforto il Napoli e la gente dello stadio. Sì, la reazione ci sta. A Manolas abbracciato ed affondato, chissà perché, negano un rigore chiaro a tutti tranne all’arbitro ed al Var; a Llorente viene negato a qualche secondo dal termine un gol per un fuorigioco che ci sta tutto e non hanno senso o non hanno fortuna altri due o tre disperati tiri in porta.

Incredibile Napoli. Compatto e assai deciso in Champions, liquido e perdente in campionato. Una sconfitta che complica il già delicatissimo rapporto fra proprietà, allenatore e squadra e che potrebbe aprire scenari ancor più tristi e bui. Una sola cosa è certa: Ancelotti non si dimetterà.

IL TABELLINO:

Napoli-Bologna 1-2 (primo tempo 1-0)

Marcatori: 41′ pt Llorente, 13′ st Skov Olsen, 35′ st Sansone

Assist: 35′ st Dzemaili

NAPOLI (4-3-3): Ospina, Maksimovic, Manolas, Koulibaly, Di Lorenzo, Fabian, Zielinski, Elmas (20′ st Mertens), Insigne, Lozano (37′ st Younes), Llorente. In panchina: Meret, Karnezis, Luperto, Mario Rui, Hysaj, Gaetano, Callejon. All. Ancelotti.

BOLOGNA (4-3-3): Skorupski, Tomiyasu, Bani, Danilo, Denswil, Medel (18′ st Svanberg), Dzemaili, Poli, Orsolini (1′ st Skov Olsen), Sansone, Palacio (40′ st Destro). In panichina: Da Costa, Sarr, Paz, Krejci, Mbaye, Corbo, Juwara, Schouten. All. Tanjga

Arbitro: Pasqua di Tivoli

Ammoniti: Medel, Koulibaly, Poli, Denswil, Destro, Dzemaili

Image:Getty

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