Notizie Napoli Da Andreazzoli a Tassotti, da Villas Boas a Giampaolo e Gotti: la rivincita degli Invisibili

Da Andreazzoli a Tassotti, da Villas Boas a Giampaolo e Gotti: la rivincita degli Invisibili


E saltuariamente succede di scoprire che è meglio l’altro, ciò che sta un passo indietro, il vice. Il cammino di Luca Gotti a Udine ce ne dà conferma. Il colpaccio di Lecce ha issato l’Udinese a quota 21, a +7 sulla zona pericolo. L’allenatore pro-tempore, l’uomo schivo che predilige il «dietro le quinte», ha guadagnato i galloni da titolare ed adesso – anche se controvoglia – rimarrà da «primo» fino a fine stagione.

Quattro vittorie – le ultime due consecutive – in nove gare, 14 punti conquistati sui 27 disponibili, una media punti (1,56 a gara) che – se fosse stata mantenuta dall’inizio – consegnerebbe ai friulani un’azzardatissima quota 59 a fine campionato. Gotti ha portato normalità e buon senso; ha ridato fiducia ad un ambiente che conosceva, ha (ri)costruito una formazione con equilibrio e – in maggior misura – ha trovato in De Paul l’artista che con le sue pennellate gli fa fare il balzo in avanti. L’argentino, strattonato dal mercato, ha iniziato a segnare (3 gol finora) proprio con l’arrivo di Gotti in panchina invece di Tudor. A 52 anni e dopo tante stagioni come vice di Donadoni (8 anni fra Cagliari, Parma e Bologna) e un anno a far da secondo a Sarri al Chelsea, Gotti ha messo in gioco tutte le conoscenze acquisite in vent’anni di una carriera iniziata allenando nelle giovanili del Milan. E’ uno studioso, un uomo di ampie vedute, capace di coniugare cultura e campo, ideali e concretezza. Si aspettava una chiamata da parte di Sari alla Juve, ma non ha perso tempo con i rimpianti. Nella giornata odierna, quella di Gotti, è la rivincita dei vice, ovvero gli «Invisibili» della Serie A.

La storia del nostro calcio è ricca di storie che vedono protagonisti gli «Invisibili». L’impresa più significativa porta la sigilla di Gianni Invernizzi, detto «Robiolina» (la sua storica famiglia produceva latticini). Nel 1970 navigava contento verso i quarant’anni, da allenatore della Primavera dell’Inter. Allorchè Fraizzoli esonerò Heriberto Herrera, il teorico del «Movimiento», pensò di affidare la squadra proprio a lui. Sembrò un azzardo, si rivelò la migliore delle scelte.

Invernizzi ridiede forza e autostima ad una formazione (c’erano tante personalità forti come Sandro Mazzola, Burgnich, Facchetti, Corso, Suarez) che dopo una clamorosa remuntada superò il Milan e si aggiudicò lo scudetto. L’anno dopo riuscì pure a portare l’Inter in finale di Coppa dei Campioni, ma dinanzi c’era l’Ajax di Cruyff e Neskeens nel suo momento d’oro.

Aurelio Andreazzoli ha aspettato i 64 anni – e una vita da vice – per uscire allo scoperto. Mauro Tassotti è stato il secondo sulla panchina del Milan per quattordici anni, da Zaccheroni a Ancelotti (8 stagioni), fino a Leonardo, Allegri, Seedorf e poi Inzaghi; subentrando ad interim dopo gli esoneri, rispondendo sempre «presente» alla chiamata. Nella giornata odierna è il vice di Shevchenko sulla panchina dell’Ucraina. 

I rapporti fra primo e secondo non sempre funzionano. Di recente si è chiuso male e con molto veleno l’avvicendamento fra Luis Enrique e il suo vice, Moreno, che ne aveva preso il posto sulla panchina della Spagna allorchè «Lucho» aveva scelto di stare accanto alla figlia gravemente malata. Sono fratelli di sangue Sinisa Mihajlovic e Miroslav Tanjga, che ha svolto il ruolo di primo aspettando che l’amico tornasse dopo la malattia.

E’ durata troppo poco l’esperienza di Tito Vilanova sulla panchina del Barcellona (aveva preso il posto di Guardiola), mentre il nobile portoghese Andrè Villas Boas, nella giornata odierna al Marsiglia, cominciò giovanissimo imbucando un «pizzino» con un suggerimento tattico nella cassetta della posta di Bobby Robson, che all’epoca guidava il Porto. Dipoi Villas Boas divenne assistente tecnico di Mourinho, che a sua volta era stato interprete nello team di Robson. E’ il cerchio che si chiude.

Altra storia: Giovanni Martusciello per dieci anni è stato – da vice – l’anima dell’Empoli, dopo ha preso la decisione di fare senza aiuto (è andata in questo modo in questo modo, sempre con i toscani) e poi è tornato al suo ruolo, prima per un biennio come assistente di Spalletti all’Inter e dalla scorsa estate come vice di Sarri (occupando quel ruolo a cui aspirava Gotti).

Nell’occasione più adatta: Gotti ha ripetuto reiteratamente di voler tornare a fare il «secondo» e l’Udinese pare aver già individuato il suo sostituto: quel Marco Giampaolo che allorchè iniziò faceva il vice di Ivo Iaconi e che nel 2015-16, nella sua unica stagione a Empoli, aveva come vice proprio Giovanni Marusciello, che l’anno successivo – come abbiamo detto – ne ha preso il posto, nell’infinita giostra fra primo e secondo.

Image:Getty

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