Maurizio Sarri guida la Lazio verso le semifinali di Coppa Italia, un traguardo importante che segna una nuova fase per il tecnico toscano. A NEWS Radio si è discusso a lungo di questa presunta “nuova versione” di Sarri, interrogandosi sul reale cambiamento del suo stile e della sua identità da allenatore. Ma quali sono le reali trasformazioni del tecnico ex Napoli? Gli esperti si sono confrontati per offrire un quadro approfondito e appassionato della situazione.
Stefano Impallomeni ha sottolineato come Sarri stia «adattandosi a una situazione del tutto nuova, quasi paradossale, con un mondo dei tifosi spaccato in due: metà disaffezionati, l’altra metà molto legata alla squadra e allo spogliatoio di Formello». L’attaccamento al proprio mestiere emerge forte, soprattutto per l’entusiasmo interno al gruppo, voglioso di riscattarsi e di smentire chi considera la Lazio una squadra mediocre. «Nonostante la contestazione, – evidenzia Impallomeni – i giocatori stanno rispondendo con un calcio semplice e basico, ma efficace».
Guido De Carolis definisce il lavoro di Sarri un autentico miracolo, soprattutto alla luce delle difficoltà strutturali. «Sta facendo giocare la Lazio senza un vero centravanti – dice –, schierando un Maldini in un ruolo per cui non è mai stato abituato. Giocare senza un riferimento offensivo centrale oggi non è affatto semplice».
Francesco Bonfanti
Stefano Mattei sottolinea le due anime presenti nell’ambiente Lazio: da un lato l’allenatore, la squadra e i tifosi, dall’altro la società. «Sarri ha dato anima a un collettivo che spesso si spezza, impostando un calcio di ripartenza e verticalità. Sta facendo quel che può con una rosa senza stelle, ma lo fa bene».
Mario Mattioli evidenzia con chiarezza quanto Sarri abbia compreso il progetto della società, indipendentemente dal suo futuro, che sia permanenza o meno. Questo gli conferisce serenità e tranquillità: «Mi sembra un uomo sereno, anche di fronte a una situazione non facile».
Claudio Anellucci definisce Sarri «uno straordinario allenatore, considerando che gli sono stati portati via tutti i giocatori più forti». Senza escludere un possibile futuro ritorno ad altissimi livelli, come quello visto durante la sua esperienza al Napoli, quando il toscano ha saputo lasciare il segno con un calcio spettacolare.
Enzo Bucchioni rafforza l’idea che Sarri, nonostante i cambiamenti, sia sempre stato un allenatore dal forte carisma: «È centrale nel gruppo, forse ora il suo legame con la squadra non passa tanto dal calcio proposto, ma da un’idea più emozionale. La sua leadership comunque resta imprescindibile».
Gianni Bezzi saluta la nuova dimensione di Sarri come «punto di riferimento per società, squadra e ambiente». Il successo contro il Bologna, ottenuto con la sola forza mentale, è frutto del lavoro dell’allenatore. A differenza delle esperienze passate, sottolinea Bezzi, questa volta Sarri appare più forte e paterno, capace di tenere la barra dritta e riordinare i pezzi del puzzle laziale.
Infine, Enrico Fedele evidenzia come l’evoluzione di Sarri sia iniziata già ai tempi della Juventus: «Ha iniziato a cambiare approccio, apprezzo il suo gioco, ma non sempre le sue metodologie di lavoro. È un tecnico che prima puntava tutto sulla tattica, a scapito della qualità individuale, un’ostinazione che gli ha permesso di vincere anche al Chelsea. Ai tempi della Juve ha dovuto adattarsi e cambiare mentalità».
In conclusione, Maurizio Sarri si presenta a questa fase della carriera con una nuova veste, più matura e flessibile, ma sempre fedele ai suoi principi. Alla Lazio, con Antonio Conte alla guida del Napoli nel campionato di Serie A, continua a rappresentare una sfida interessante, segnata da contrasti interni ma anche da un rinnovato spirito combattivo. Sarri dimostra ancora una volta di essere un protagonista autentico del calcio italiano, capace di reinventarsi senza perdere la propria identità.