«Spero di fare meno danni possibili». Sono state queste le parole di Gennaro Gattuso alla vigilia della delicatissima sfida tra Italia e Bosnia, disputata lunedì sera a Zenica. Parole che, pur sussurrate con cautela, sembravano già prefigurare un match difficile, segnato da scelte tattiche e prestazioni fatte di sofferenza e poca brillantezza.
L’Italia è scesa in campo con un piano abbastanza chiaro, ma sicuramente non ambizioso: cercare un vantaggio iniziale, resistere alla pressione avversaria e chiudere il match con un 2-0 che sancisse il passaggio al Mondiale. In realtà, quanto è accaduto ha raccontato un’altra storia. La squadra di Gattuso è apparsa troppo passiva: zero pressing alto, nessuna spinta offensiva significativa, limiti che si sono tradotti in una supremazia netta da parte dei bosniaci, capaci di produrre 30 tiri contro i soli 9 degli azzurri.
Le scelte di formazione non hanno aiutato a cambiare le sorti della partita. Un Dimarco visibilmente spompato, l’utilizzo di Bastoni come centrale difensivo, e soprattutto l’inserimento di Palestra sulla fascia destra in luogo di Politano hanno finito per alterare gli equilibri. Dal reparto avanzato, invece, Kean è sembrato incapace di reggere novanta minuti di gara, a differenza di Dzeko, la cui esperienza nei tempi supplementari si è fatta pesare. A complicare il quadro, inoltre, l’espulsione di Palestra, episodio contestato per la mancata ammonizione dell’avversario, il cosiddetto “braccio galeotto”.
Già prima della sfida contro la Bosnia, Gattuso aveva anticipato la sua idea di squadra, riferendosi al match con l’Irlanda: «Forse non abbiamo giocato in maniera ultraoffensiva e ci sta essere meno brillanti. Preferisco in questo momento una squadra che stia bene in campo, che soffra meno, per essere meno bellini. Pensiamo al concreto». A conti fatti, però, il «pensare al concreto» non è bastato.
La pressione sul portatore di palla avversario, fulcro di una possibile svolta tattica, si è vista solo nei minuti centrali del secondo tempo, quando finalmente l’Italia ha avuto qualche chance concreta per segnare il secondo gol. Ma con un uomo in meno, e una squadra schiacciata nella propria metà campo, l’obiettivo è diventato impossibile da raggiungere.
Al termine, la delusione è enorme: l’Italia non parteciperà alla Coppa del Mondo, dopo aver mancato la qualificazione in uno spareggio dal sapore amaro in cui l’equilibrio tattico e le scelte di Gattuso non sono bastate a superare la Bosnia. Una serata che lascia aperti molti interrogativi sul futuro e sulla costruzione di un nuovo progetto azzurro capace di tornare protagonista nella scena internazionale.