L’ex ct della Nazionale Gian Piero Ventura torna a parlare della crisi azzurra, commentando con nettezza la situazione che da anni ormai affligge il calcio italiano. Intervistato a Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1, Ventura esprime un giudizio netto: “Non è tutta colpa dei commissari tecnici. Le criticità sono strutturali, di sistema, eppure continuiamo a fare finta di niente”. Un passaggio chiave, che mette in discussione non solo la gestione tecnica della Nazionale, ma più in generale l’intero contesto calcistico italiano.
Ventura ricorda poi il momento più drammatico della sua esperienza in azzurro, la delusione di Italia-Svezia del 2017, che sancì l’esclusione dai Mondiali di Russia 2018, la prima di tre assenze consecutive della Nazionale dalla massima rassegna mondiale. “Da allora non è cambiato nulla – afferma l’ex allenatore – Le responsabilità non sono solo della Federazione, ma serve un intervento forte anche da parte del governo. Tutti hanno le proprie ricette, ma dirlo è una cosa, farlo è tutt’altra. Quella sconfitta fu dolorosa, e la gogna mediatica che ne seguì colpì duramente la mia figura. Fu una violenza, spesso gratuita, e certamente pesò molto sulla mia scelta di lasciare la Nazionale”.
Il tecnico ligure, il primo allenatore del Napoli sotto la presidenza di Aurelio De Laurentiis durante la stagione in Serie C, ha un ricordo intenso e amaro di quei tempi: “Una esperienza unica. Non avevamo neanche i palloni, il primo lo portò un giocatore da casa. Oggi, invece, De Laurentiis è diventato uno dei numeri uno nel calcio italiano. All’inizio pensava che lo spettacolo fosse portare gli attori negli spogliatoi, ma in pochi anni ha capito perfettamente il meccanismo. Ne sono una dimostrazione i risultati economici molto solidi che il club azzurro ha raggiunto”. Il Napoli, che oggi è guidato dall’allenatore Antonio Conte, si presenta quindi come realtà solida e ambiziosa nel panorama della Serie A e del calcio europeo.
Alla domanda se tornerebbe a prendere in mano la Nazionale, Ventura non ha dubbi: “Assolutamente no. Non l’avrei voluta neanche quando accettai. Dopo poco tempo compresi che era una scelta sbagliata in un momento in cui avevo altre possibilità interessanti. Non c’erano allora, e non ci sono nemmeno oggi, i presupposti per un lavoro sereno e proficuo. Qualsiasi commissario tecnico si trovi sulla panchina azzurra incontrerà enormi difficoltà”.
Infine, sulla ricerca del successore di Gennaro Gattuso alla guida degli Azzurri, Ventura la considera “l’ultimo dei problemi”. Per lui la vera sfida è quella di costruire un sistema che consenta al ct di lavorare in modo efficace e profondo, sottolineando come in passato la vittoria del Mondiale 2006 fosse frutto di una generazione eccezionale di talenti che oggi manca. “Bisogna creare le basi affinché un ct possa incidere radicalmente, senza essere lasciato solo a fronteggiare problemi che vanno oltre l’aspetto tecnico”.
La dura analisi di Gian Piero Ventura riaccende il dibattito sulle radici dello stallo azzurro, ben lontano dall’essere risolto con un semplice cambio in panchina. Un’analisi amara che invita a guardare oltre i nomi e le promesse, puntando a una riforma profonda per ridare all’Italia un calcio competitivo e vincente.