In una Serie A in cui i gol scarseggiano e la lotta per i vertici si fa sempre più serrata, emergono difficoltà significative per alcune squadre a trovare un bomber di alto livello. Il Milan chiaramente ne è un esempio lampante. Nonostante la presenza di Rafael Leao, che continua a dividere opinioni, il reparto offensivo rossonero sembra spesso in affanno: i gol da parte degli altri attaccanti sono infatti ridotti al lumicino, un dato che pesa sul rendimento globale del club.
Ma la mancanza di un vero goleador di riferimento in casa Milan non è una novità di questa stagione. Se allarghiamo lo sguardo agli ultimi 15 anni, si nota come la squadra di Via Aldo Rossi abbia fatto molta fatica a trovare un attaccante capace di superare la soglia dei 20 gol in campionato. L’ultimo giocatore a riuscirci è Zlatan Ibrahimovic, che nella stagione 2011/12 mise a segno ben 28 reti. Da allora un vero vuoto. Occasioni sporadiche come i 22 gol di Krzysztof Piatek nel 2018/19 sono in realtà da prendere con le pinze, dato che 13 di quelle marcature risalgono alla sua esperienza con il Genoa, club nel quale militava prima del trasferimento invernale al Milan.
Il Milan fatica dunque a trovare un bomber di razza e questo problema non è passato inosservato, soprattutto considerando come in contemporanea negli ultimi anni molte altre squadre di Serie A si sono affidate a terminali offensivi prolifici ed efficaci. Squadre come Napoli e Inter hanno potuto contare su attaccanti capaci di superare ripetutamente la doppia cifra con fitte regolarità, garantendo così una continuità di rendimento fondamentale per la rincorsa allo scudetto e ai piazzamenti europei.
Per fare un raffronto, Antonio Conte guida un Napoli che, sulla scorta di attaccanti come Victor Osimhen (capace di 26 gol nel 2022/23), Dries Mertens e Gonzalo Higuain, ha visto diverse stagioni di grande prolificità offensiva. La storia recente dei partenopei conferma come l’attaccante di riferimento sia un elemento imprescindibile per puntare in alto: basti pensare ai 36 gol di Higuain nel 2015/16 o ai 28 di Mertens nel 2016/17.
Parlando di squadre allineate con questo modello vincente, spiccano le dieci stagioni con più di 20 gol vissute dall’Inter grazie a campioni del calibro di Samuel Eto’o, Diego Milito, Mauro Icardi, Romelu Lukaku e più recentemente Lautaro Martínez, tutti goleador affidabili e determinanti. La Juventus negli ultimi anni ha potuto vantare i numeri impressionanti di Cristiano Ronaldo e altri attaccanti di valore, mentre la Lazio agli ordini di Ciro Immobile si è trasformata nella casa di un bomber autentico, capace di realizzare più di 20 gol stagionali ben cinque volte dal 2016/17 in poi.
Ecco un riepilogo degli attaccanti con almeno 20 gol in Serie A dal 2010/11 in avanti, per capire meglio quanto un bomber prolifico sia cruciale nel calcio italiano:
- Milan (1): Zlatan Ibrahimovic 2011/12 – 28 gol
- Inter (10): Eto’o 2010/11 (21), Milito 2011/12 (24), Icardi 2014/15 (22), Icardi 2016/17 (24), Icardi 2017/18 (29), Lukaku 2019/20 (23), Lukaku 2020/21 (24), Lautaro 2021/22 (21), Lautaro 2022/23 (21), Lautaro 2023/24 (24)
- Juventus (6): Tevez 2014/15 (20), Higuain 2016/17 (24), Dybala 2017/18 (22), Cristiano Ronaldo 2018/19 (21), Ronaldo 2019/20 (31), Ronaldo 2020/21 (29)
- Napoli (6): Cavani 2010/11 (26), Cavani 2011/12 (23), Cavani 2012/13 (29), Higuain 2015/16 (36), Mertens 2016/17 (28), Osimhen 2022/23 (26)
- Lazio (5): Immobile 2016/17 (23), Immobile 2017/18 (29), Immobile 2019/20 (36), Immobile 2020/21 (20), Immobile 2021/22 (27)
- Atalanta (3): Zapata 2018/19 (23), Muriel 2020/21 (22), Retegui 2024/25 (25)
- Udinese (3): Di Natale 2010/11 (28), Di Natale 2011/12 (23), Di Natale 2012/13 (23)
- Hellas Verona (2): Toni 2013/14 (20), Toni 2014/15 (22)
- Roma (1): Dzeko 2016/17 (29)
- Fiorentina (1): Vlahovic 2020/21 (21)
- Torino (1): Belotti 2016/17 (26)
- Sassuolo (1): Caputo 2019/20 (21)
- Sampdoria (1): Quagliarella 2018/19 (26)
- Crotone (1): Simy 2020/21 (20)
In sostanza, la scarsità di bomber è un problema cronico per il Milan, soprattutto se confrontato con la capacità di altre squadre di fare affidamento su punte di valore assoluto. Questo dato fa riflettere sulle strategie offensive di una squadra che ambisce a tornare ai vertici del calcio italiano e europeo. Avere un centravanti prolifico significa infatti avere una marcia in più verso il successo, soprattutto in un campionato come la Serie A dove i gol spesso fanno la differenza tra una stagione vincente e una fallimentare.