In esclusiva ai microfoni di Tele Radio Stereo 92.7, Maurizio Setti, ex presidente dell’Hellas Verona, ha parlato del futuro e del ruolo di Tony D’Amico, direttore sportivo ormai vicino a ricoprire un incarico di primo piano nella Roma. Un lungo racconto che restituisce uno spaccato umano e professionale di chi ĆØ stato il primo a credere nei mezzi di DāAmico, cosƬ come delle sfide che lo attendono nella Capitale.
Il coraggio di una scommessa
Setti ricorda con orgoglio il momento in cui spinse per la promozione di DāAmico dal ruolo di responsabile dellāarea scouting a direttore sportivo: āSono sempre stato un uomo di scelte coraggiose, come ho fatto anche al Mantova. Avevo in mente un profilo ben preciso, un direttore sportivo di categoria, ma non si ĆØ conclusa quellāoperazione. A quel punto ho ragionato con Tony, che mi ha chiesto di lavorare al mio fianco. Da lƬ ĆØ nato un percorso e sono stati anni fantastici, con ottimi risultati e plusvalenze. Poi, nel frattempo, ĆØ arrivata la chiamata di Luca Percassi che ha portato DāAmico allāAtalanta. In situazioni del genere ĆØ fondamentale saper trovare un accordo che soddisfi tutte le parti coinvolte, ed ĆØ questo il ruolo autentico dei proprietariā.
Un uomo che lavora nellāombra, ma con grande intelligenza
Con oltre ventāanni di esperienza nel mondo del calcio, Setti definisce DāAmico come una persona āperennemente dietro le quinte, ma sempre in campoā, un valore aggiunto invisibile ma determinante. āIl suo difetto più grande? Fuma 50 sigarette al giorno, proprio come Sabatiniā, scherza. āTony ha una capacitĆ notevole: capire chi ha davanti e fare da filtro tra la proprietĆ e la squadra, come ha dimostrato con Gasperini allāAtalanta. Questa dote sarĆ fondamentale anche a Trigoria, dove servirĆ lavorare con serenitĆ e armonia inoltrata. Non ama apparire, nĆ© cercare le luci dei riflettori. Ć un uomo di campo e questa caratteristica me lo rendeva subito simpatico. Lāunico vero āspettroā a cui dovrĆ stare attento ĆØ la romanitĆ : il calcio nella capitale ĆØ complicatissimo per le tante influenze, sia positive sia negative. Se la Roma fosse a Milano, vincerebbe probabilmente 30 scudetti di filaā, chiude con ironia.
Il ruolo della proprietĆ e la capacitĆ di DāAmico di muoversi nella complessitĆ romanista
Setti si sofferma sul contesto societario della Roma, paragonandolo a Verona e Bergamo, e si interroga su quanto possa essere limitante una proprietĆ non presente quotidianamente: āDāAmico ha ormai una decina dāanni di esperienza e certamente non teme la gestione del campo o la scelta dei giocatori. Però alla Roma manca forse qualcuno che, come facevo io, si alzi ogni mattina con la fame di ottenere risultati a ogni costo. Il vero problema giallorosso ĆØ sempre stato lāeccesso di anime in un unico progetto, con una mancanza di un ācomandanteā quotidiano che possa garantire la coesione tra proprietĆ e squadra. Sono certo che anche Tony dovrĆ appoggiarsi a figure di riferimento e mi auguro che la proprietĆ abbia previsto una struttura solida a supportoā.
ProprietĆ lontane: un ostacolo superabile?
āLa distanza del proprietario ĆØ certamente un limiteā, afferma senza mezzi termini Setti, āma può essere compensata da una figura intermedia con pieno potere decisionale, alla maniera di Adriano Galliani con Berlusconi. Senza stabilitĆ e continuitĆ si rischia il fallimento. La proprietĆ deve saper scegliere e investire, perchĆ© per raggiungere certi livelli servono professionalitĆ ma anche risorse economiche adeguateā.
Roma in corsa per lo scudetto? La parola a Setti
Sulla possibilitĆ che la Roma possa davvero ambire al titolo nella prossima stagione, Setti ĆØ cauto ma aperto a sorprese: āMilan e Juventus stanno vivendo una fase complicata, mentre Napoli e Inter paiono più solide nel breve termine. Ma tanto dipenderĆ dalle mosse di mercato. Gasperini, come sappiamo, chiede attaccanti: il suo modulo ĆØ quasi senza difensori. Se riusciranno a inserire i tasselli giusti come un profilo alla Malen ā e su questo Tony DāAmico ha dimostrato grande competenza ā la Roma potrebbe diventare una concorrente scomodaā.
Conclude con un pizzico di orgoglio personale: āSarei felice se un mio āpupilloā riuscisse a raggiungere un risultato importante con una realtĆ complessa come quella della Capitale. Ne avrebbe pienamente meritato il successoā.