Galliani: “Kakà preso a 5 mln, nessuno lo prevedeva”

Galliani: "Kakà preso a 5 mln, nessuno lo prevedeva"

In un’intervista al Corriere di Torino, Adriano Galliani, figura storica del Milan e uno dei dirigenti più influenti della Serie A degli ultimi decenni, ha ripercorso alcuni momenti chiave della sua lunga carriera, soffermandosi sul presente del Torino e sul suo nuovo allenatore Ignazio Abate. Galliani ha così tracciato un ritratto preciso dell’ex esterno rossonero, ora alla guida granata, e ha ricordato uno dei più grandi colpi di mercato dei tempi a Milanello, l’acquisto di Kakà.

“Le prime qualità di Igna, come l’ho sempre chiamato, sono quelle umane”, ha esordito Galliani riguardo al tecnico del Torino. “L’ho incontrato per la prima volta quando aveva solo 13 anni, ai tempi del Milan. Da quel momento è stata una crescita costante. Ignazio è passato anche al Torino in prestito, prima di rientrare definitivamente a Milano dove è rimasto per ben dieci anni. Non volevamo mai perderlo, nemmeno durante i prestiti successivi a Napoli ed Empoli: io avevo sempre insistito affinché tornasse.”

Galliani ha poi ricordato l’evoluzione tattica di Abate: “All’inizio giocava come ala destra, ma poi l’allora direttore Braida suggerì di spostarlo esterno a tutta fascia, ruolo che avrebbe esaltato le sue qualità. Igna è sempre stato un ragazzo in gamba, serio e professionale.” Un elogio sincero verso un uomo che oggi affronta una nuova sfida importante alla guida del Torino in Serie A.

Non poteva mancare un accenno alla sua esperienza da amministratore delegato del Milan, e in particolare alla sua capacità di individuare talenti. “Io non uso algoritmi”, ha spiegato Galliani con un pizzico di ironia riferendosi alle moderne analisi statistiche e ai sistemi di scouting computerizzati, “ma dopo cinquant’anni nel calcio so riconoscere un buon giocatore e un buon allenatore.”

In questo contesto, ha citato il suo colpo più celebre: “Quando presi Kakà per cinque milioni di euro, nessuno immaginava che sarebbe diventato il Kakà che tutti conosciamo. È stato un investimento personale e collettivo che ha ripagato il Milan e il calcio italiano con trofei e spettacolo.”

Un’affermazione che contiene anche una chiara frecciata al calcio moderno e alle sue dinamiche di mercato, sempre più influenzate da dati e numeri e meno dall’esperienza umana e dall’intuito dei dirigenti storici come Galliani.

Il ricordo del dirigente milanista testimonia non solo il valore umano e tecnico di Ignazio Abate, ma anche quanto l’esperienza e il fiuto siano ancora fondamentali per scovare giovani talenti e costruire carriere lungo i sentieri tortuosi del calcio professionistico. Un insegnamento prezioso per il Torino e per tutta la Serie A, oggi guidata da tecnici come Antonio Conte al Napoli, che sanno quanto conti la capacità di lavorare non solo con i dati, ma con il cuore e la conoscenza diretta del calcio.