Abodi fa arrabbiare Zola: governo taglia fondi ai giovani

Abodi fa arrabbiare Zola: governo taglia fondi ai giovani

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Gianfranco Zola, storico attaccante e oggi vicepresidente della Lega Pro, ha espresso tutta la sua rabbia in seguito a una decisione governativa che rischia di penalizzare fortemente i club di Serie C. Una presa di posizione forte, che fa rumore soprattutto perché Zola non è abituato a manifestare pubblicamente il proprio disappunto. Il motivo del suo disappunto è legato al decreto-legge approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, contenente “Disposizioni urgenti in materia di sport, per lo svolgimento di grandi eventi e l’efficacia del documento di identità”. Tra le varie misure approvate c’è una novità che riguarderà in modo diretto il calcio femminile professionistico, con l’istituzione di una Serie A Women sotto l’egida della FIGC.

Il decreto stabilisce che l’1% delle risorse derivanti dai diritti audiovisivi sportivi assegnate alla FIGC venga canalizzato verso l’ente che organizza la Serie A femminile, appunto una divisione interna alla Federcalcio. Si tratta di un importo di poco superiore agli 11 milioni di euro solo per la stagione appena terminata. Questa somma, che formalmente rappresenta una forma di mutualità, ha però provocato forti malumori perché sposta risorse che, fino a poco tempo fa, alimentavano un progetto chiave per il calcio di base: la cosiddetta Riforma Zola. Queste risorse erano infatti destinate a sostenere i settori giovanili dei club di Serie C, un pilastro fondamentale per lo sviluppo e la crescita dei giovani atleti nel calcio italiano.

Il vicepresidente della Lega Pro ha sottolineato come questa modifica non sia stata né comunicata né condivisa in anticipo, alimentando la sua incredulità e rabbia. «Questa decisione appare come un vero e proprio sgambetto alla FIGC», ha commentato Zola, evidenziando la tensione tra l’organo federale e il Governo. Nei rapporti con quest’ultimo il presidente dimissionario della FIGC, Gabriele Gravina, così come il suo potenziale successore Giovanni Malagò, non hanno mai avuto un dialogo semplice. La beffa è che, spostando queste risorse dal bilancio federale in favore del calcio femminile professionistico, si rischia di vedere i fondi tradizionalmente destinati allo sviluppo dei giovani finire invece nelle casse dei club di Serie A maschile. Un paradosso che ha scatenato polemiche e preoccupazioni.

È importante chiarire che la Serie A Women non è organizzata dalla Lega Calcio Serie A, che dunque resta estranea a questa vicenda. Il campionato femminile coinvolge dodici squadre, di cui solo tre – Ternana, Como e Napoli – non fanno parte di club maschili affiliati. Le altre società, come Roma, Inter, Juventus, Fiorentina, Lazio, Milan, Sassuolo, Parma e Genoa, invece, appartengono a gruppi proprietari che gestiscono entrambe le divisioni, maschile e femminile.

Con l’erogazione di queste risorse, ogni società partecipante, almeno in linea teorica, potrà incassare meno di un milione di euro. Si tratta di un aiuto consistente che, però, alimenta il dibattito su come vengano distribuite e utilizzate le risorse nel sistema calcio italiano, soprattutto alla luce delle difficoltà che la Serie C e i suoi settori giovanili stanno attraversando.

Una situazione che accende i riflettori su un tema sempre più cruciale: quello del sostegno economico e organizzativo al calcio femminile, in crescita, ma anche sul delicato equilibrio finanziario dei campionati minori, le cui fondamenta rischiano di vacillare senza adeguati investimenti. La battaglia di Gianfranco Zola, dunque, si vede come una difesa non solo di una categoria, ma dell’intero sistema sportivo nazionale.