Di Lorenzo dopo Italia-Belgio: «Non massacriamo la Nazionale». E su De Bruyne: fenomenale

Di Lorenzo dopo Italia-Belgio: «Non massacriamo la Nazionale». E su De Bruyne: fenomenale

All’Olimpico è finita 0-2 e la notte della UEFA Nations League ha lasciato un retrogusto amaro. Ma al mattino, quando le immagini del ko contro il Belgio circolano ancora, arriva la voce che i tifosi del SSC Napoli conoscono bene: quella di Giovanni Di Lorenzo. Novanta minuti in campo, bracciale da capitano azzurro in un’Italia nuova di Roberto Mancini, e poi le parole alla Rai che spostano il focus dal risultato al metodo: «Se torniamo subito a massacrare, non fa bene alla Nazionale».

I fischi dell’Olimpico e la richiesta di pazienza

Uscire tra i fischi «sicuramente non fa piacere», ha detto il terzino. «Dobbiamo accettarli». Non è una frase da manuale del fair play: è il tono di chi ha vissuto già troppe notti pesanti con la maglia azzurra e sa quanto la pressione possa diventare un boomerang. La squadra, secondo Di Lorenzo, «ha cercato di fare il massimo». Il dispiacere c’è, perché «volevamo partire bene nel girone» e perché «dobbiamo migliorare». Ma il messaggio centrale è un altro: non smontare tutto alla prima curva sbagliata.

Il Belgio di Mark van Bommel ha fatto quello che le grandi nazionali sanno fare: punire gli errori. Godts ha aperto le danze, Lukébakio ha chiuso il conto in ripartenza. Di mezzo c’è stato un Donnarumma chiamato a tenere a galla una serata complicata e un’Italia che, a tratti, ha provato a riprendere campo. «Quando abbiamo preso il secondo gol avevamo preso campo e avuto occasioni per pareggiare», ha spiegato Di Lorenzo. «Ci portiamo a casa anche delle cose positive». Ripartire «dall’inizio del secondo tempo» è la sintesi pratica: meno ansia da pressing cieco, più lucidità quando l’avversario esce dalle linee.

Nel primo tempo, ha ammesso il capitano del Napoli, «ci siamo fatti portare dall’entusiasmo e dalla voglia di pressare». Eppure quella voglia, per lui, «è la strada giusta e quello che vuole il mister». Mancini chiede un’Italia coraggiosa. Il problema, nella notte romana, è stato trasformare il coraggio in controllo: due palle perse a centrocampo, due ripartenze belga, due gol. In Serie A queste cose si pagano; in Nazionale, con il pubblico dell’Olimpico già nervoso, diventano un processo sommario.

«Nuovo ciclo»: i giovani, gli errori e l’autostima

«Non è stata una bruttissima partita», ha insistito Di Lorenzo. «In dei momenti abbiamo preso campo e poi le partite cambiano velocemente». È partito «un nuovo ciclo», con «ragazzi nuovi e giovani», e «nella prima partita ci sta di sbagliare». Non è un alibi da spogliatoio: è un appello a non ripetere il film già visto troppe volte, quello in cui dopo un ko si fa a pezzi tutto e tutti. «Se torniamo subito a massacrare, non fa bene alla Nazionale. Abbiamo altre partite per fare meglio».

C’è anche un tema psicologico, detto a caldo e con la cautela di chi sa di dover rivedere la gara col mister: «Secondo me è un fatto anche di autostima che può crescere con risultati contro squadre importanti». Lo vogliamo, ha aggiunto, «e ce la metteremo tutta». Quattro gare in due settimane: il Belgio era solo la prima. Lunedì c’è la Turchia in trasferta, un esame ancora più delicato se l’Italia vuole evitare che i fischi di Roma diventino un’etichetta.

Per chi segue il Napoli, la notte azzurra ha un doppio significato. Da una parte Di Lorenzo ha giocato l’intera partita in un momento in cui a Castel Volturno Allegri aspetta i rientri e prova a ricucire un avvio di campionato sotto le attese. Dall’altra, in campo c’era anche il compagno di club che ha dettato i ritmi del Belgio.

De Bruyne, il complimento che brucia (e fa onore)

«Giocatore fenomenale, io ho la fortuna di vederlo ogni giorno allenarsi. Stasera ha fatto una grande partita, peccato per noi e nessuno lo discute». Così Di Lorenzo su Kevin De Bruyne, assistman del vantaggio belga e regista della serata prima di lasciare il campo al 58′. Non è una frase di circostanza: è il riconoscimento di chi lo vede ogni mattina a Castel Volturno e sa quanto il belga alzi il livello anche quando la maglia non è azzurra.

Il paradosso napoletano della Nations League è tutto lì. Il capitano del Napoli combatte per l’Italia; il numero dieci del Napoli costruisce il gol che fa male all’Italia. Poi, nello stesso microfono, Di Lorenzo chiude il cerchio con rispetto professionale e zero polemica. In un’epoca in cui ogni gesto diventa meme e ogni sconfitta diventa processo, quel tono conta.

Ora il calendario non perdona. L’Italia di Mancini deve rialzarsi in fretta, e Di Lorenzo ha messo nero su bianco la linea: accettare i fischi, non accettare lo smantellamento. A Napoli, intanto, si aspetta il ritorno dei nazionali e si guarda al 10 ottobre, Maradona, Frosinone. Prima, però, c’è ancora da chiudere il capitolo azzurro. E il messaggio del capitano è chiaro quanto il risultato dell’Olimpico: si può sbagliare la prima, non si può demolire il progetto alla prima.