Allegri, la difesa a tre non è più un’ipotesi: Beukema-Rrahmani-Badiashile e il piano Frosinone

Allegri, la difesa a tre non è più un’ipotesi: Beukema-Rrahmani-Badiashile e il piano Frosinone

Non era un’esercitazione da sabato mattina. A Castel Volturno, nell’allenamento congiunto contro l’Avellino, Massimiliano Allegri ha messo in campo qualcosa di più di una prova: ha disegnato la difesa a tre come pezzo strutturale del prossimo Napoli. Il risultato del test (0-2) resta secondario. Conta il messaggio: il modulo non è più un’ipotesi da library, è una strada che il tecnico vuole battere in SerieA già da sabato 10 ottobre, quando al Maradona arriva il Frosinone.

Le ricostruzioni di Repubblica e AreaNapoli coincidono sul punto decisivo. Allegri ha aperto in 4-3-3 e poi ha spostato la linea arretrata sul tre. Sul rettangolo verde sono scesi Sam Beukema, Amir Rrahmani e Benoît Badiashile. Il francese, in particolare, ha giocato tutti i novanta minuti: non un assaggio, una seduta intera. Segnale chiaro su chi può entrare nel giro utile quando il calendario stringe.

Beukema, Rrahmani, Badiashile: il laboratorio di Castel Volturno

Il terzetto scelto contro gli irpini non è casuale. Beukema porta costruzione e personalità da braccetto destro; Rrahmani resta il perno naturale al centro; Badiashile offre altezza, sinistrismo e copertura sulle uscite lunghe. Allegri, che conosce bene i meccanismi della difesa a tre dalle stagioni juventine e milanesi, ha voluto vedere come reggono gli scambi tra i tre quando la squadra abbassa il baricentro e quando invece deve uscire palla al piede.

Il fatto che Badiashile abbia chiuso l’intera gara non è un dettaglio di cronaca. Finora il francese aveva avuto minuti spezzati; qui ha preso responsabilità e continuità. In un momento in cui Spinazzola e Meret rientrano dal recupero e McTominay è ancora in fase di idoneità post ablazione, ogni minuto di certezza in retroguardia vale doppio. Favasuli, intanto, resta fuori dal quadro per la lesione al retto femorale: un’altra ragione per cui Allegri cerca soluzioni che riducano gli spazi alle spalle senza affidarsi soltanto alle fasce tradizionali.

Il laboratorio di Castel Volturno, quindi, non è un vezzo estetico. È la prova generale di un’idea: meno buchi dietro, più corpo in mezzo, e una linea che sa stringersi quando l’avversario alza il ritmo. Contro l’Avellino il risultato non ha premiato, ma i movimenti interni della retroguardia sono quelli che Allegri voleva filmare.

Il piano Frosinone: Di Lorenzo, Rrahmani, Rafa Marin

Se il test ha messo in campo Beukema-Rrahmani-Badiashile, l’ipotesi più concreta per il Maradona punta su un altro terzetto. Sempre secondo le stesse ricostruzioni, i titolari contro il Frosinone dovrebbero essere Giovanni Di Lorenzo sul centro-destra, Amir Rrahmani al centro e Rafa Marin sul centro-sinistra. Gerarchie nette: il capitano spostato all’interno della linea, il kosovaro come collante, lo spagnolo a tenere il lato sinistro con lettura e anticipo.

Non è un dietrofront rispetto al laboratorio. È la gerarchia naturale: Di Lorenzo e Marin sono più avanti nelle gerarchie di Allegri rispetto a Beukema e Badiashile, almeno per la prima gara dopo la sosta. Il francese e l’olandese restano pezzi forti del puzzle — e, con nove partite in ventinove giorni, entreranno prima o poi. Ma sabato sera, alle 20:45, il Napoli dovrebbe partire con il terzetto più “di fiducia”.

Cambia anche il linguaggio dei terzini-braccetti. Di Lorenzo, abituato a spingere da esterno, diventa un centrale destro che costruisce e marca in area. Marin conferma il profilo di braccetto sinistro capace di uscire sulla fascia corta. Rrahmani coordina. È un’architettura che Allegri ha già usata altrove: meno un dogma da lavagna, più una pelle da indossare in corsa.

Compattezza dietro, Hojlund meno solo

Il perché della svolta è scritto nelle difficoltà dell’avvio di stagione. Allegri vuole un Napoli più compatto senza palla, con meno corridoi alle spalle della difesa e una densità maggiore a centrocampo. Il secondo effetto, non meno importante, riguarda Rasmus Hojlund: finora troppo isolato sulla prima punta, costretto a lavorare da solo contro due centrali. Con un uomo in più dietro e una mediana più corta, i rifiniti arrivano prima e il danese trova compagni a due passi, non a quaranta metri.

In questa chiave rientrano anche le voci sul tridente più vicino al “9”: Hojlund con Politano e Alisson Santos come ipotesi di densità offensiva. Non è ancora un ordine di servizio ufficiale, ma la logica è la stessa della difesa a tre: avvicinare i pezzi, ridurre i vuoti, dare a Hojlund un contesto in cui non debba fare tutto da solo. Allegri lo ha detto a modo suo lavorando sul campo: se il centravanti resta isolato, il modulo sbagliato è quello che stai usando.

Il calendario non lascia scampo. Sabato 10 ottobre contro il Frosinone è solo la prima di nove gare in ventinove giorni: campionato, Champions, rotazioni forzate. Meret e Spinazzola rientrano nel gruppo utile, McTominay cerca l’idoneità agonistica, Favasuli resta in infermeria. In questo quadro la difesa a tre non è un vezzo tattico: è uno strumento per gestire carichi, sostituire pezzi e tenere la squadra corta. Allegri ha già messo Beukema, Rrahmani e Badiashile in campo per novanta minuti. Ora tocca al Maradona dire se Di Lorenzo, Rrahmani e Marin saranno la versione “ufficiale” di quella stessa idea.