Freddo come il clima di Copenaghen. Rasmus Hojlund si presenta sul dischetto contro il Galles a un quarto d’ora dalla fine, si prende tutto il peso della partita sulle spalle e la sblocca senza tremare. Il risultato? Gol decisivo per la Danimarca, il terzo nelle ultime quattro partite di UEFA Nations League, e un’occhiataccia al portiere Danny Ward che ha fatto il giro dei social. Il Napoli, da lontano, si frega le mani: il centravanti che torna a Castel Volturno è un attaccante in piena fiducia.
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ToggleIl segreto è nel lavoro: «Calciarli bene è un dettaglio importante»
Ai microfoni dell’emittente danese TV2 Sport, Hojlund ha spiegato senza giri di parole da dove nasce quella freddezza: «Mi sto allenando molto sui calci di rigore, penso sia un dettaglio importante per un attaccante saperli calciare bene. Mi sono voluto prendere questa responsabilità e mi è andata bene». Secondo quanto racconta AreaNapoli, il danese si ferma spesso a fine seduta per calciare dagli undici metri, anche senza portiere, puntando tutto su precisione e calma.
Poi c’è il siparietto con Ward, che prima della battuta ha provato in tutti i modi a innervosirlo. Nessuna polemica, solo un sorriso: «L’occhiataccia? Fa parte del bello del calcio. I portieri cercano di trarti in inganno con finte o cose del genere per farti sbagliare». Un duello nel duello vinto con personalità, quella che a Napoli si chiede a un numero nove che deve trascinare la squadra.
Il dettaglio dei rigori non è da poco nemmeno in chiave azzurra. Nel Napoli il rigorista designato resta Kevin De Bruyne, ma Hojlund è il primo nella lista alle spalle del belga. E con un calendario fittissimo tra campionato e Champions, avere un’alternativa così affidabile dal dischetto può valere punti pesanti.
In azzurro i numeri raccontano altro: troppo solo là davanti
Qui sta il paradosso. Con la maglia della Danimarca Hojlund segna a raffica, con quella del Napoli finora i numeri dicevano altro: due gol in campionato e appena 15 tocchi in area di rigore in sei partite, come sottolinea Il Napolista. Troppo poco per un attaccante della sua stazza e della sua fame. Il problema, però, non è soltanto suo. Il danese è rimasto troppe volte isolato, lontano dalla zona in cui fa male davvero.
È proprio su questo che sta lavorando Massimiliano Allegri. Il Corriere dello Sport racconta la parola chiave che il tecnico aveva usato dopo l’1-1 di Firenze: cattiveria. Davanti, per sfruttare meglio quello che si costruisce, e dietro, per non buttare via i vantaggi. Tre volte il Napoli è passato avanti e ha subito la risposta dopo pochi minuti: con il Como, quando al gol di Hojlund ha replicato Baturina; a San Siro contro l’Inter, dove il 2-0 firmato dal danese è stato accorciato da Lautaro; e a Firenze, con il pari di Jimenez a inizio ripresa. La squadra deve giocare più vicina al suo centravanti, accompagnarlo e servirgli palloni migliori.
Sabato il Frosinone: occasione da non sprecare
Il primo banco di prova arriva sabato alle 20:45 al Maradona contro il Frosinone, la rivelazione del campionato. I ciociari si presentano in piena emergenza offensiva: oltre a Raimondo, fermo per una tendinopatia, si è fatto male con la Romania anche il suo vice Birligea. Il Napoli invece, dopo il ko di Favasuli, dovrebbe ripartire dal 4-3-3, con Alex Meret pronto a riprendersi la porta.
Sullo sfondo c’è l’attesa per Scott McTominay: domani lo scozzese sosterrà la visita per l’idoneità agonistica e, se il responso sarà positivo, Allegri avrà tre allenamenti per decidere se portarlo almeno in panchina. Stasera invece occhi puntati su Antonio Vergara e Di Lorenzo, impegnati con l’Italia contro la Turchia. Ma il messaggio più forte della sosta l’ha mandato Hojlund: il bomber è carico, la mira è tornata. Adesso tocca al Napoli metterlo nelle condizioni di trasformare quella fiducia in gol anche al Maradona.