Mentre la squadra conta i superstiti in vista del Frosinone, il presidente lavora su un altro campo, anzi su dieci. Il viaggio in Campania di Aurelio De Laurentiis non è servito soltanto per il faccia a faccia di lunedì con Massimiliano Allegri e Giovanni Manna: secondo quanto racconta Il Mattino, nelle ultime 48 ore il patron ha incontrato di persona i proprietari dei terreni di Qualiano e il sindaco Raffaele De Leonardis. Obiettivo dichiarato: dare finalmente una casa vera al Napoli, con un centro sportivo di proprietà che la città aspetta da più di vent’anni.
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Il quadro che emerge è quello di una trattativa complessa ma già in fase avanzata. Il sindaco è favorevole e si è impegnato ad accompagnare il club passo dopo passo, i proprietari si sono seduti al tavolo, ma l’accordo non c’è ancora: restano da sistemare alcuni aspetti tecnici e, soprattutto, una distanza economica da colmare. Accanto a De Laurentiis c’era anche Bruno Discepolo, ex assessore all’Urbanistica del Comune di Napoli, che da tempo affianca il presidente nella ricerca della nuova base azzurra. Un dettaglio che dice molto sulla serietà dell’operazione.
Il Corriere del Mezzogiorno aggiunge un altro tassello: proprio lunedì a Qualiano si sarebbe tenuto un briefing tecnico con i progettisti, il primo cittadino e un notaio. Nei mesi scorsi a frenare tutto erano stati alcuni problemi burocratici su terreni gravati da ipoteca, ma adesso quei nodi sembrano molto più facili da sciogliere. Le cifre filtrate finora parlano di un’intesa che potrebbe chiudersi intorno ai 13-13,50 euro al metro quadrato: a spanne, facendo due conti sui 17 ettari e mezzo, un esborso nell’ordine dei 2,3 milioni per i soli suoli.
Dieci campi e 7500 metri quadri: il progetto
I numeri li aveva dati lo stesso presidente qualche settimana fa a Roma, durante la consegna del premio alla carriera della Stampa Estera: 17 ettari e mezzo, dieci campi di calcio e 7500 metri quadri tra uffici e spogliatoi, per la prima squadra e per tutte le giovanili. In quell’occasione ADL aveva raccontato, con il suo stile, quanto sia stato complicato arrivare fin qui: un agronomo fatto venire apposta da Firenze, 27 location visitate per controllare la qualità e l’eventuale inquinamento dei terreni, e poi il rebus dei terreni agricoli affidati ai coloni con contratti da tre, cinque o dieci anni, difficili da liberare senza pagare cifre fuori mercato.
L’area individuata è a vocazione agricola, lungo la direttrice di via Ripuaria, con collegamenti rapidi verso la zona flegrea, il litorale giuglianese, l’Asse mediano e la Circumvallazione. Il progetto permetterebbe anche di riqualificare la zona alle spalle dello stadio Santo Stefano di Qualiano. Il vero scoglio, però, sono le autorizzazioni: i suoli vanno trasformati per ospitare una struttura di queste dimensioni, e una delle strade possibili è la ZES, la Zona economica speciale, che prevede procedure dedicate agli interventi strategici e alle infrastrutture sportive. Solo dopo l’acquisto dei terreni si entrerà nella fase decisiva di progettazione e permessi.
L’addio a Castel Volturno e il grande nodo stadio
Per i tifosi il significato è semplice: dire addio, prima o poi, a Castel Volturno, struttura in affitto che da anni è al centro di critiche e polemiche, tornate di moda proprio in queste settimane di infortuni a raffica. Un centro di proprietà, moderno e con spazio per tutto il settore giovanile, sarebbe un salto di qualità vero per il club, anche in ottica crescita dei ragazzi e valorizzazione del vivaio.
Poi c’è l’altra partita, quella dello stadio. Sul stadio Maradona sono in arrivo 200 milioni, 150 dal Cipess e 50 dal Comune guidato da Gaetano Manfredi, con la corsa a Euro 2032 sullo sfondo e una gara per la progettazione esecutiva attesa tra fine 2026 e inizio 2027. Il piano prevede di riaprire il terzo anello e poi abbattere il primo partendo dalle curve, senza mai fermare le partite del Napoli. Ma De Laurentiis, scrive ancora Il Mattino, non ha cambiato idea: per lui quei fondi sono «una carezza» e il sogno resta un impianto nuovo nell’area ex Q8 di San Giovanni a Teduccio, con una lettera d’intenti già firmata e una bonifica da fare. Il Comune, però, chiede un progetto pensato anche per la città, e quel progetto ancora non c’è. Nel 2028, tra l’altro, scade la convenzione per l’uso del Maradona. Insomma, i prossimi mesi diranno se il Napoli riuscirà davvero a costruirsi il suo futuro, mattone dopo mattone. Si comincia da Qualiano.