Doveva essere la notte della svolta europea, è diventata la notte dei rimpianti. Il Napoli esce dalla Cerámica con un 3-1 sul groppone, la seconda sconfitta su due in questa Champions League, e con un allenatore che a fine gara non ha nessuna voglia di girarci intorno. Allegri ha parlato chiaro davanti alle telecamere di Sky: «Le partite si possono perdere, ma non in questo modo». Una frase che racconta meglio di qualsiasi tabellino quello che si è visto in Spagna.
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ToggleVenti minuti da grande squadra, poi il buio
E pensare che l’avvio era stato di quelli giusti. Dopo appena otto minuti il Napoli passa con il solito schema da calcio d’angolo: palla in mezzo, colpo di testa, respinta e tap-in di Amir Rrahmani, che sui piazzati ormai è una sentenza. Poco dopo Rasmus Hojlund, servito da un cross dalla destra, colpisce in pieno l’incrocio dei pali di testa. Sembrava il momento di chiuderla, e invece è arrivato il patatrac.
Al 23′ Politano combina la frittata: un retropassaggio corto e molle che Mikautadze intercetta, salta Milinkovic-Savic e deposita a porta vuota. Uno a uno, e la partita cambia faccia nel giro di tre minuti. Al 26′ Mouriño riceve a trenta metri, avanza senza che nessuno lo vada a prendere e lascia partire un destro che si infila nell’angolino. Il Villarreal, che tra l’altro giocava senza il portiere titolare Gulacsi dopo la brutta disavventura vissuta in casa nelle ore precedenti, si accende e prende in mano la gara.
La ripresa è un lungo forcing senza idee. Allegri prova a rivoltare la squadra nell’ultima mezz’ora con Spinazzola, Lobotka, Lang, Neres e Lucca, passando al 4-4-2 con due punte. Hojlund ha la palla buona su invito di Lucca ma trova il portiere in uscita, poi all’86’ Ayoze Pérez appoggia per Oluwaseyi che firma il 3-1 e chiude i conti.
Allegri: «Una squadra forte non si sfalda»
Il tecnico non ha cercato alibi. «Può succedere di prendere l’1-1, ma poi non bisogna andare subito in confusione e subirne un altro», ha spiegato. Il punto, per lui, è la reazione: «Abbiamo le caratteristiche di una squadra forte. E una squadra forte non si sfalda come è successo nel secondo tempo, dove ci siamo allungati e abbiamo cercato di risolvere la gara con la giocata del singolo».
Incalzato da Fabio Capello in studio, Max è tornato sul suo tema preferito, quello del saper difendere, con una battuta che fa già discutere: «Ormai è diventato quasi una vergogna anche parlarne». Poi la spiegazione: «Anche col Frosinone abbiamo subito troppi tiri. Serve un maggiore spirito di sacrificio e un approccio corretto quando la palla ce l’hanno gli altri. Se non abbiamo solidità difensiva siamo automaticamente meno bravi in fase offensiva, perché siamo più lunghi e prendiamo le ripartenze».
Sul secondo gol l’analisi è stata quasi chirurgica: «Prima c’erano stati quattro passaggi senza senso di un metro, che hanno dato agli avversari il tempo di venirci a pressare. Poi Giovanni Di Lorenzo doveva essere più reattivo ad andare sul portatore». Tradotto: errori tecnici e di lettura, proprio quelli che in Europa non ti perdonano.
Il caso De Bruyne e l’equivoco con McTominay
Le telecamere hanno pizzicato anche un confronto acceso a bordo campo tra l’allenatore e Kevin De Bruyne. Allegri l’ha raccontato senza drammi ma senza nemmeno nasconderlo: «A un certo punto gli ho detto di andare in mezzo ai due centrocampisti perché ha più tecnica di McTominay, che invece è più bravo davanti, ma non ci siamo capiti». In pratica il belga doveva abbassarsi a costruire e lasciare a Scott McTominay il compito di attaccare l’area. Non è andata così, e la serata di KDB resta tra le più opache da quando è in azzurro: nelle pagelle del mattino c’è chi gli ha rifilato un 4, lo stesso voto di Politano.
Su McTominay, invece, Allegri ha chiesto pazienza: era la sua prima partita dopo due mesi di stop e si è visto che la condizione migliore è ancora lontana. Dettaglio non da poco, visto che il tecnico punta molto sullo scozzese per dare gamba e gol al centrocampo.
Venezia, il tour de force e il girone ancora aperto
Il bello, o il brutto, è che non c’è tempo per leccarsi le ferite. Il Napoli è dentro un calendario infernale di nove partite in ventinove giorni e sabato è di nuovo in trasferta, in casa del Venezia che ha appena cambiato allenatore. Allegri lo ha detto senza giri di parole: «A Venezia se non andiamo con umiltà usciremo con le ossa rotte».
Qualche buona notizia arriva dall’infermeria: Alisson, Anguissa e Olivera dovrebbero rientrare in gruppo e, salvo intoppi, offrire soluzioni in più a partita in corso. In Champions la classifica piange, ma il tecnico non getta la spugna: «Abbiamo ancora la possibilità di passare il turno. Non sarà facile, ma ci vuole più pazienza». Per crederci davvero, però, servirà un Napoli che non faccia più certi regali. Perché in Europa, come si è visto alla Cerámica, basta un retropassaggio sbagliato per mandare all’aria una partita che sembrava in pugno.