Allegri, sette giorni per salvare la panchina: Lang svogliato, Anguissa lo scuote e la piazza invoca l’esonero. Ma liberarsene costerebbe oltre 25 milioni

Allegri, sette giorni per salvare la panchina: Lang svogliato, Anguissa lo scuote e la piazza invoca l'esonero. Ma liberarsene costerebbe oltre 25 milioni

Il fischio finale del Penzo non ha chiuso una partita, ne ha aperta un’altra. Molto più scomoda. Dopo l’1-0 incassato dal Venezia, che fino a oggi in campionato non aveva mai vinto, la domanda che rimbalza da Fuorigrotta a Castel Volturno è una sola: quanto può durare ancora l’avventura di Massimiliano Allegri sulla panchina del Napoli? Cinque sconfitte nelle prime nove partite ufficiali, dieci punti in sette giornate e un nono posto che fa male agli occhi. In mezzo, uno spogliatoio che prova a ricompattarsi, qualche segnale di nervosismo e un presidente che osserva in silenzio. Facciamo ordine.

Sette giorni, due esami: Bodø e Roma decidono tutto

Il calendario non concede tregua e, forse, è un bene. Martedì 20 ottobre alle 21 al Maradona arriva il Bodø Glimt per la Champions League, sabato 24 alle 18 tocca alla Roma. Due partite in cinque giorni che, a sentire chi segue quotidianamente le vicende azzurre, valgono molto più di sei punti. Giovanni Scotto lo ha scritto senza giri di parole sui social: «Allegri si gioca il futuro contro Bodo e Roma. Tutto in sette giorni», aggiungendo che la sconfitta di Venezia è stata meritata nonostante il rigore sbagliato e le tante occasioni, perché a pesare è stato soprattutto il pessimo approccio alla gara.

I numeri, del resto, sono impietosi. Quella di quest’anno è la terza peggior partenza dell’era De Laurentiis: peggio hanno fatto solo Donadoni nel 2009, con sette punti dopo sette giornate, mentre Reja nel 2007 si era fermato agli stessi dieci di oggi. E il precedente di Donadoni, esonerato proprio dopo la settima giornata del 2009/10, è uno di quelli che a Napoli nessuno ha dimenticato. Un Napoli che partiva così male non si vedeva da diciassette anni: basta questo per capire il clima.

Il processo è già iniziato: opinionisti e tifosi non fanno sconti

Se in campo il Napoli è sembrato spento, fuori il dibattito è incandescente. Sui social i tifosi non usano mezze misure: «La squadra è confusa», «Allegri va esonerato», «Aveva ragione Antonio Conte». Già, proprio Antonio Conte, il cui nome torna ciclicamente come il fantasma di un passato recente che oggi in tanti rimpiangono.

Anche gli addetti ai lavori picchiano duro. Roberto Sosa ha parlato di una «prestazione di squadra che punta all’esonero di Allegri», una frase pesantissima che lascia intendere una frattura tra il tecnico e il gruppo. Sulla stessa linea il giornalista Fulvio Giuliani, secondo cui «la squadra ha rigettato Allegri quasi subito» e andare avanti somiglierebbe ad «accanimento terapeutico». Durissimo Umberto Chiariello, per cui il progetto Napoli è semplicemente fallito, mentre Biazzo invoca «un intervento forte» del presidente e Malfitano si chiede dove sia finito il ds Manna. Nelle pagelle di giornata, poi, più di un osservatore ha assegnato all’allenatore un severissimo quattro.

C’è anche chi prova a guardare oltre la panchina. L’editoriale di CalcioNapoli24 descrive Allegri come «esecutore di una scelta» della società, quella di «tirare a campare» con una rosa che, come sosteneva Conte, non sarebbe attrezzata, mentre Carlo Alvino invita a ritrovare il silenzio del lavoro, sottolineando che le soluzioni per svoltare esistono ma serve un cambio di mentalità radicale. Insomma, non tutti puntano il dito solo contro il tecnico livornese.

Lang, Anguissa e quel riscaldamento che fa rumore

A rendere ancora più delicato il quadro ci sono le immagini arrivate dagli spalti del Penzo. Quando Allegri ha scelto di inserire Alisson Santos invece di Noa Lang, l’olandese è stato ripreso mentre si riscaldava con evidente svogliatezza, appoggiato alla bandierina invece di muoversi. A quel punto si è avvicinato Anguissa, che lo ha richiamato e invitato a correre con maggiore intensità per farsi trovare pronto. Lang ha ripreso a scaldarsi, ma con un passo tutt’altro che convinto. Alla fine nessuno dei due è entrato in campo.

Un episodio piccolo, ma che pesa in un momento in cui ogni gesto viene vivisezionato. E che si somma all’immagine più dolorosa della serata: quella di Giovanni Di Lorenzo sconvolto a fine partita, consolato da Rasmus Hojlund. Il capitano, però, in conferenza ha provato a stringere le fila: «Il mister ci ha detto di stare uniti e di fare tutti qualcosa in più, perché così ne verremo fuori. C’è delusione, ma dobbiamo trasformarla in energia positiva».

Ancora più netto Alex Meret, che ai microfoni di DAZN si è schierato apertamente con l’allenatore: «La fiducia c’è perché siamo uniti. Dobbiamo seguire il mister e credere in noi stessi». Una presa di posizione che smentisce, almeno a parole, la tesi di un gruppo che avrebbe già scaricato la guida tecnica.

Allegri si difende: 29 tiri, un mezzo errore e niente sfera di cristallo

Dal canto suo, Allegri non arretra di un millimetro. In conferenza stampa ha chiesto di separare i risultati dalle prestazioni: «Se si guardano i risultati è normale che ci possa essere preoccupazione, ma guardiamo alle prestazioni. Quando una squadra fa 29 tiri e sbaglia un rigore… non credo che giocando con tre o quattro centrali sarebbe cambiata la partita». Per lui il Napoli è capitolato «su un mezzo errore», contro un Venezia ordinato. E la ricetta resta la stessa: lavorare, soffrire e portare gli episodi dalla propria parte.

La nota più amara riguarda però Alisson. Il brasiliano, rientrato da poco dopo un mese di stop per una lesione al bicipite femorale sinistro, ha sentito tirare la gamba destra dopo una conclusione. «Erano otto giorni che si allenava con la squadra, non potevo immaginare che si sarebbe fatto male. Altrimenti avrei messo Lang, ma la sfera di cristallo non ce l’ho», ha spiegato il tecnico, ammettendo poi che «sembra si sia fatto abbastanza male». Gli esami delle prossime ore stabiliranno l’entità del problema, ma lo scenario più probabile è che salti sia il Bodø sia la Roma: in caso di nuova lesione si parla di almeno quattro-sei settimane. Le buone notizie, si fa per dire, sono i recuperi di Olivera e Anguissa, entrambi in panchina a Venezia.

Il nodo economico: perché De Laurentiis non può (ancora) cambiare

E Aurelio De Laurentiis? Il presidente, assente al Penzo, non può essere soddisfatto di quanto visto, ma per ora non sembra il momento delle decisioni forti. Anche perché c’è un aspetto che raffredda qualsiasi tentazione di ribaltone: i conti. Allegri ha firmato un contratto fino al 30 giugno 2029 da 4,5 milioni netti a stagione, circa 9 lordi a bilancio. Secondo i calcoli di AreaNapoli, un esonero dopo pochi mesi costringerebbe la società a pagare a vuoto oltre 25 milioni lordi tra tecnico e staff, a cui andrebbe aggiunto l’ingaggio del sostituto. Un salasso difficile da giustificare dopo un’estate passata a provare a limare il monte ingaggi.

E poi, chi? Il sogno impossibile resta Conte, ancora senza squadra, mentre profili come Tudor, Pioli o Thiago Motta appaiono complicati. C’è infine chi suggerisce ad Allegri di salvarsi da solo, smettendo di insistere su chi ha deluso, come Lucca, e puntando sugli uomini che danno certezze. La speranza di tutti, presidente in testa, è che il toscano inverta la rotta. Martedì, contro il Bodø, il primo verdetto. Perché a Napoli il tempo della pazienza, quest’anno, sembra già scaduto.