Quando le cose vanno male, a Napoli si fa sempre la stessa cosa: si riavvolge il nastro. E il nastro, stavolta, porta dritto all’estate. Mentre la squadra si rimette al lavoro in vista del Bodø e la piazza discute di esonero, dal mercato di giugno-agosto riemergono uno dopo l’altro retroscena che fanno rumore. Il più pesante lo ha lanciato oggi Nicolò Schira: Max Allegri aveva chiesto alla società un solo giocatore, uno soltanto. Si chiamava Gabriel Jesus. Non è arrivato.
Non è un dettaglio da salotto tv. Perché il Napoli che a Venezia ha tirato tanto e segnato zero, con un attacco che non punge e un centravanti finito sul banco degli imputati, è anche figlio di quelle scelte. E allora proviamo a mettere in fila i pezzi.
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ToggleL’unica richiesta di Allegri: Gabriel Jesus. Ma l’ingaggio ha spaventato ADL
Il racconto di Schira, affidato ai social nella mattinata di domenica, è secco: Allegri aveva indicato ad Aurelio De Laurentiis e al ds Giovanni Manna un’unica priorità per rinforzare la squadra, il brasiliano in uscita dall’Arsenal. Nessuna lista della spesa, nessuna rivoluzione. Solo lui. Il presidente, però, avrebbe giudicato l’operazione troppo onerosa, soprattutto per lo stipendio del giocatore. Fine della storia.
Il resto lo sappiamo: Jesus è finito al Barcellona, che secondo le ricostruzioni l’ha preso per una cifra attorno ai 14 milioni bonus compresi. Non esattamente un’operazione da sceicchi. E fa un certo effetto ricordare che a settembre lo stesso Manna aveva liquidato la pista spiegando che in rosa c’era troppo poco spazio. Lo spazio, oggi, sembra esserci eccome.
Il senso della richiesta di Allegri era chiaro: una punta diversa da Højlund e Lucca, più mobile, capace di venire incontro, legare il gioco e attaccare la profondità. Un attaccante che facesse da collante, insomma, in una squadra che fatica a trovare soluzioni negli ultimi trenta metri. Il club ha scelto un’altra strada, quella dei conti in ordine dopo due campagne acquisti dispendiosissime. Scelta legittima, per carità. Ma chi lavora sul campo ne sta pagando il prezzo.
E non è l’unico nome dell’estate che torna a galla. Tuttosport ha ricordato che Allegri stimava moltissimo Issa Doumbia, il centrocampista che aveva già individuato ai tempi del Milan e che avrebbe voluto portare con sé anche a Napoli quando però i tempi erano ormai stretti. Oggi la “Piovra” gioca nello Sporting, che l’ha pagato 20 milioni più 6 di bonus, gli ha messo una clausola da 80 milioni e se lo gode anche in Champions: in mezzo al campo, al Napoli, uno così farebbe parecchio comodo.
Auriemma senza filtri: «Avevi preso Italiano, Manna ti ha fatto cambiare idea»
Se il retroscena di Schira riguarda il mercato, quello di Raffaele Auriemma tocca il cuore della questione: la scelta dell’allenatore. Il giornalista, sui suoi canali social, si è rivolto direttamente al presidente con un messaggio durissimo. La tesi è semplice: De Laurentiis aveva già individuato Vincenzo Italiano, liberatosi dal Bologna, ma alla fine avrebbe ceduto al pressing di Manna, che spingeva per Allegri convinto che la sua presenza lo avrebbe tutelato.
Auriemma non risparmia nessuno. Ad Allegri rimprovera di aver accettato al volo un’offerta da 15 milioni netti in tre anni dopo l’esonero al Milan, rinunciando a dire la sua sul mercato e prendendo una squadra «spompata, svogliata, rotta, litigiosa». Al presidente ricorda i conti dell’era precedente: circa 20 milioni per un anno tra contratto di Antonio Conte e staff, e 430 milioni di mercato in due stagioni. Poi la stoccata finale: Allegri, come Ancelotti, sarebbe «molto gestore e poco allenatore», cioè il profilo sbagliato per un progetto di rilancio del patrimonio giocatori. E la colpa, chiude, sarebbe tutta del patron per non aver fatto di testa sua.
Non solo. Sempre Auriemma, a Stile Tv, ha raccontato che in estate al Napoli era stato proposto Sebastiano Esposito in prestito con diritto di riscatto a 10 milioni. Risposta: no, grazie. Oggi Esposito gioca al Sassuolo ed è diventato titolare in Nazionale accanto al fratello Pio. Ognuno tragga le sue conclusioni.
Sullo sfondo resta Conte, che in questa storia esce come l’unico vincitore: secondo diverse ricostruzioni il leccese sarebbe rimasto solo in cambio di un profondo rinnovamento della rosa, che il club non ha voluto o potuto garantire. Lui se n’è andato, il Napoli ha cambiato guida tecnica senza cambiare davvero squadra. Ed eccoci qua.
La frecciata di Juan Jesus e i numeri che fanno paura
Come se non bastasse, a rigirare il coltello nella piaga ci ha pensato un ex. Dopo aver battuto gli azzurri al Penzo da protagonista, Juan Jesus ha risposto sui social a un tifoso che ne elogiava la professionalità: «Chiedi ad ADL e Manna, perché per loro ero troppo vecchio». Emoticon eloquente compresa. Una frase che fotografa bene il clima: in questo momento ogni scelta estiva viene passata al setaccio, e quasi nessuna supera l’esame.
Poi ci sono i numeri, che non fanno sconti a nessuno. Il Napoli ha raccolto 10 punti nelle prime sette giornate di campionato: peggio, dopo sette turni, aveva fatto solo il Napoli del 2009-10 partito con Donadoni, fermo a quota 7. Allargando lo sguardo alla Champions, il bilancio dice tre vittorie, un pareggio e cinque sconfitte in nove gare (Como, Inter, Arsenal, Villarreal e Venezia): cinque ko nelle prime nove non si vedevano dalla Serie B 2001-02. E la classifica intanto si allunga: l’Inter è già a +9, la Roma a +7, e oggi il Lecce, con lo 0-3 rifilato all’Udinese, si è portato a un solo punto dagli azzurri, agganciando l’Atalanta.
Il messaggio che arriva dalla Filmauro, per ora, è chiaro: Allegri non si tocca. Ma i retroscena di queste ore raccontano un’altra verità, cioè che i problemi di questo Napoli non nascono in panchina e non si risolvono soltanto lì. Martedì al Maradona arriva il Bodø/Glimt, poi sarà la volta della Roma: due esami in cui bisognerà arrangiarsi con quello che c’è. Senza Gabriel Jesus, senza Doumbia, senza Esposito. Con la sensazione che, mentre si cerca un colpevole in panchina, una parte del conto andrebbe recapitata altrove. Magari già al prossimo calciomercato di gennaio.