Come se non bastasse la sconfitta del Penzo. Come se non bastassero le cinque sconfitte in nove partite, l’hashtag che gira sui social e un allenatore costretto a casa dall’influenza a tre giorni dalla Champions. In casa Napoli c’è un altro fronte che si sta aprendo, più silenzioso ma forse ancora più preoccupante: quello dell’infermeria. Perché a Venezia si è fermato di nuovo Alisson Santos, e il suo non è un caso isolato. È il terzo episodio quasi fotocopia nel giro di un mese, e adesso le domande non riguardano più soltanto la sfortuna.
Il tema è esploso nella domenica del day after, tra le pagine dei quotidiani e i commenti degli opinionisti. E porta con sé anche un retroscena che a Castel Volturno farà rumore: secondo La Repubblica, il presidente osserva tutto questo con crescente inquietudine, perché qualcuno, in estate, gli aveva assicurato che il vero problema del Napoli fosse proprio l’ex allenatore.
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ToggleAlisson, quaranta minuti e poi la fitta: il copione che si ripete
Partiamo dall’ultimo caso, quello più fresco. Il brasiliano era rientrato tra i convocati dopo circa un mese e mezzo di stop per una lesione di medio grado al bicipite femorale sinistro, rimediata ai tempi della sfida di Champions con l’Arsenal. Al Penzo Massimiliano Allegri lo ha buttato dentro nella ripresa, e per una quarantina di minuti Alisson è stato tra i pochi a dare un senso alla manovra azzurra: strappi, iniziativa, il pallone che ha portato al rigore poi fallito, un paio di conclusioni pericolose sulle quali Stankovic ha alzato il muro. Proprio sull’ultima, la smorfia. Stavolta a tirare è stata la gamba destra.
La Gazzetta dello Sport, nell’edizione odierna, non usa giri di parole: si parla di «ricaduta», con la precisazione che le valutazioni arriveranno nei prossimi giorni ma che «le sensazioni restano molto negative». Lo stesso Allegri, a caldo, era sembrato poco ottimista: «Erano otto giorni che si allenava con la squadra, non potevo immaginare che si sarebbe fatto male. Altrimenti avrei messo Lang, ma la sfera di cristallo non ce l’ho». E ancora: «Sembra si sia fatto abbastanza male». Tradotto: il Bodø, quasi certamente, lo vedrà dalla tribuna. E anche la Roma, sabato, è a forte rischio.
Anguissa, Neres, Alisson: tre rientri, tre ricadute nel giro di un mese
Il problema è che quella di Alisson è una storia già vista, e per ben due volte nelle ultime settimane. Il primo a inaugurare la serie era stato Frank Anguissa: fermo alla vigilia dell’esordio europeo contro l’Arsenal per un problema all’adduttore della coscia destra, era stato dichiarato pronto per la gara con la Fiorentina del 22 settembre. Un minuto in campo, nel finale, e di nuovo ko: lesione miofasciale di basso grado. Sessanta secondi, non di più.
Poi è toccato a David Neres, che rientrava addirittura da otto mesi di assenza e da un intervento chirurgico alla caviglia. Titolare col Frosinone il 10 ottobre, una sessantina di minuti senza brillare, poi la mezz’ora di Villarreal e il nuovo stop: il comunicato del club, dopo gli esami al Pineta Grande Hospital, ha parlato di una lesione di basso grado del semimembranoso della coscia destra. Almeno tre settimane fuori, il che significa niente Venezia, niente Bodø e niente Roma.
Mettete in fila i minutaggi e il quadro diventa impietoso: il minuto di Anguissa a Firenze, la mezz’ora di Neres in Spagna, i quaranta minuti di Alisson in laguna. Tre giocatori dichiarati recuperati, tre ricadute entro la prima mezz’ora abbondante di gioco. Si può parlare di logorìo, di fisici già provati da anni ad alta intensità, di una rosa corta che spinge ad accelerare i tempi. Ma tre indizi, nel calcio come altrove, cominciano ad assomigliare parecchio a una prova.
Il Mattino chiede risposte ai medici. E il fantasma di Conte torna a Castel Volturno
Non a caso Il Mattino, stamattina, ha messo nero su bianco la questione: «Anche i medici del club devono iniziarsi a porre delle domande. O meglio: anche il club deve farle ai medici». Una frase che pesa, perché sposta per la prima volta il dibattito dalla panchina alla gestione dei rientri, cioè a chi decide quando un calciatore è davvero pronto per tornare in campo.
E qui la memoria corre inevitabilmente all’anno scorso. Anche nella passata stagione il Napoli aveva fatto i conti con una lunga serie di problemi muscolari e di ricadute, e in tanti avevano puntato il dito sui carichi di lavoro e sui metodi di Antonio Conte. La lettura era semplice: via il tecnico salentino, via anche gli infortuni. I fatti, almeno finora, raccontano altro. Lo ha fatto notare senza troppi giri di parole Enrico Varriale, con una frecciata social nella serata di ieri: «A rendere ancora più amaro il pomeriggio l’infortunio di Alisson, il migliore tra i suoi che era appena rientrato. Ma a sentire qualche “esperto” gli infortuni erano colpa di Conte».
Il retroscena più pesante, però, lo firma Marco Azzi su La Repubblica, che racconta lo stato d’animo di Aurelio De Laurentiis di fronte all’ennesimo stop: «Da rivedere la gestione dei giocatori al rientro, visto che alle ricadute di Anguissa e Neres s’è aggiunta quella di Alisson. De Laurentiis osserva ed è inquieto. I suoi collaboratori gli avevano detto che Conte era la zavorra, non il valore aggiunto. E ci ha creduto». Parole che fotografano un presidente meno sereno di quanto raccontino le note ufficiali sulla panchina blindata.
Il caso De Bruyne e le scelte dell’estate finite sotto la lente
Lo stesso quotidiano allarga poi il discorso alle valutazioni tecniche fatte dopo l’addio di Conte, a cominciare da Kevin De Bruyne. Secondo Repubblica, il belga era stato di fatto bocciato dal vecchio allenatore, mentre De Laurentiis, il ds Manna e Allegri hanno scelto di rimetterlo al centro del progetto. Il risultato, a Venezia, è stato il rigore del possibile pareggio parato da Stankovic, il secondo che il portiere serbo para in Serie A ed entrambi contro il Napoli. Il giudizio del giornale è durissimo: KDB «continua a non essere degno della sua fama e del suo ingaggio da 6 milioni», con un riferimento anche al penalty del Frosinone, inizialmente lasciato a Hojlund.
Tra i capi d’accusa rivolti al presidente, sempre secondo Repubblica, ci sono l’ipervalutazione dell’organico e un mercato giudicato inesistente. Ma è il capitolo fisico quello che rischia di diventare il più urgente, perché incide direttamente sulle scelte di ogni settimana. Un allenatore che non sa su chi contare, e che ogni volta che recupera un uomo rischia di perderlo dopo mezz’ora, non può costruire nulla di stabile.
Verso il Bodø con l’infermeria piena: chi c’è e chi no
E il calendario non concede respiro. Martedì sera al Maradona arriva il Bodø/Glimt, in una Champions League in cui il Napoli è ancora fermo a zero punti dopo le sconfitte con Arsenal e Villarreal. Sabato poi c’è la Roma, e a seguire Monza, Juventus, Porto e Lazio prima della sosta di novembre. Un tour de force da affrontare con l’infermeria che continua a riempirsi: oltre ad Alisson e Neres, restano ai box Buongiorno, Favasuli e Vergara, mentre Olivera e Anguissa sono rientrati nei giorni scorsi e andranno gestiti con il bilancino.
Per Allegri, che oggi non ha nemmeno potuto dirigere la seduta per uno stato influenzale, la coperta è sempre più corta, soprattutto sugli esterni offensivi: senza i due brasiliani, le alternative si riducono a Politano, Lang e poco altro. Ed è qui che la questione medica smette di essere un dettaglio da addetti ai lavori e diventa un pezzo della crisi. Perché il Napoli, oggi, non ha solo bisogno di ritrovare gioco e risultati: ha bisogno di capire perché i suoi giocatori, appena rientrati, continuano a rompersi. E la risposta, come ha scritto qualcuno stamattina, non può darla soltanto l’allenatore.