De Laurentiis gela Rizzetta: «Il Napoli non è in vendita»

De Laurentiis gela Rizzetta: «Il Napoli non è in vendita»

Altro che trattativa. Dopo giorni di indiscrezioni, cifre sparate in prima pagina e retroscena da romanzo, ci ha pensato direttamente Aurelio De Laurentiis a chiudere il discorso. Il presidente è intervenuto oggi ai microfoni di Radio Kiss Kiss e ha scelto la via più diretta possibile: «Il Napoli non è in vendita». Punto. Poi, com’è nel suo stile, ha aggiunto un bel po’ di contorno: aneddoti, frecciate, una visione del calcio tutta sua e perfino un indizio su chi, un giorno, potrebbe raccoglierne l’eredità.

«Gli arabi mi offrirono 3,5 miliardi, ma volevo ancora divertirmi»

Il primo colpo di teatro arriva quando gli chiedono delle offerte arrivate negli anni. ADL non si nasconde: «Ci fu una proposta degli arabi, furono 3,5 miliardi. La mia risposta fu: ma io devo andare in pensione o mi devo ancora divertire?». Una frase che dice tutto sul personaggio. Il produttore cinematografico che il calcio, parole sue, «non lo sapeva fare», ma che ha fatto la gavetta e oggi si sente perfettamente a suo agio nel ruolo. Con un’aggiunta polemica che non poteva mancare: il calcio, secondo lui, è «vecchio» e andrebbe «liberato dal gioco di chi le squadre non le ha ma ci conduce per mano giorno dopo giorno». Il messaggio ai palazzi del potere è chiarissimo.

E non è finita lì. De Laurentiis ha tirato in ballo l’NBA come modello, ricordando che gli americani si sono fermati, hanno riscritto le regole e oggi hanno franchigie che valgono miliardi. «Dovremmo avere il coraggio di fermarci», ha detto, citando lo sterminato rosso dei club inglesi come prova che il sistema non regge più. Una battaglia che il presidente porta avanti da anni, e che oggi ha riproposto con il solito piglio.

Il racconto su Rizzetta: due-diligence mai partita e pagamenti a rate

Poi il capitolo più atteso, quello su Matt Rizzetta, il patron del Napoli Basket che negli ultimi giorni ha dichiarato apertamente di voler arrivare al calcio. ADL ha ricostruito tutta la storia: circa un anno fa la richiesta di incontro, l’introduzione a un paio di fondi interessati al club, gli avvocati delle due parti seduti allo stesso tavolo fino a febbraio-marzo. E una stranezza che, a sentire il presidente, lo ha quasi divertito: la due-diligence, cioè il controllo dei conti che è la prima cosa che fa chi vuole comprare, non partiva mai.

Quanto ai soldi, la cifra di cui si è parlato era di circa 2 miliardi e 260 milioni, ma con una formula che ad ADL non è piaciuta per niente: una parte alla firma e il resto spalmato in tre anni, con il suo ruolo destinato a ridursi fino a quello di presidente onorario. «Che garanzie mi date che il lavoro di 22 anni non vada a ramengo?», è stata la domanda rivolta agli interlocutori. Perché, ha spiegato, «i soldi sono importanti ma sono l’ultima cosa», e c’è una responsabilità verso la città e verso un popolo di tifosi sparso per il mondo.

E la presenza di Rizzetta in tribuna contro il Bodo Glimt? Nessun mistero: «Vuole vedere le partite, perché dovrei vietarglielo?». I due si sono anche rivisti in hotel, dopo un invito a una partita di basket, e l’americano ci ha riprovato. Risposta di ADL: «Matt, abbi pazienza. Non ricominciamo con questa telenovela». Rapporti cordiali, insomma, ma la porta resta chiusa. Anche a un ingresso in società: Rizzetta è «un uomo d’azione», mentre lui non è abituato a condividere le decisioni.

Lo stadio nuovo e quel «preferirei un napoletano»

Il vero progetto che tiene De Laurentiis ancorato alla poltrona ha un nome preciso: lo stadio. «Voglio fare lo stadio», ha ripetuto, raccontando di essere pronto a mettersi «il cappello del costruttore» e seguire il cantiere mattone dopo mattone. Per lo stadio Maradona, una volta costruito il nuovo impianto, ha perfino un’idea alternativa: trasformare l’area di piazzale Tecchio in un grande parco verde.

Ma la frase che ha acceso la fantasia dei tifosi è un’altra: «Per il momento non ho deciso di vendere, ma se decidessi preferirei un napoletano e non un americano». E ancora: «Se un napoletano volesse sostituirmi tra 2-3-5 anni…». Inevitabile che in città il pensiero sia volato verso la famiglia Aponte, i fondatori di MSC originari della Costiera Sorrentina, da tempo in ottimi rapporti con il presidente. Nessuna trattativa, sia chiaro: per ora è solo una suggestione nata dalle sue parole. Però è la prima volta che ADL disegna, almeno a grandi linee, il profilo del suo eventuale successore.

Fiducia ad Allegri: «Serve pazienza»

In chiusura, spazio al campo. Il presidente ha blindato Massimiliano Allegri alla vigilia della sfida con la Roma: «Dobbiamo ancora lavorare, recuperare gli infortunati, rimanere sereni. Abbiamo un uomo di grande esperienza alla guida e bisognerà avere soprattutto pazienza». E poi una massima che sembra scritta per lo spogliatoio: «Quando si perde non bisogna buttare il bambino con tutta l’acqua sporca. Bisogna saper aspettare, riconoscere gli errori e modificare quello che è modificabile, tutti insieme».

Tradotto: niente vendita, niente scossoni in panchina, avanti con il progetto. Ora tocca alla squadra trasformare la serenità invocata dal presidente in punti, a cominciare da sabato al Maradona.