Il pareggio con la Roma faceva già male sabato sera. La domenica, però, ha aggiunto il carico da novanta. Perché mentre il Napoli si leccava le ferite di un 3-3 buttato via, le prime della classe hanno fatto il loro dovere fino in fondo, e il risultato è un numero che pesa come un macigno: meno undici. Undici punti di distanza dalla vetta dopo appena otto giornate di campionato. Un ritardo che, numeri alla mano, a queste latitudini non si vedeva da un quarto di secolo.
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ToggleLa domenica nera: l’Inter ribalta tutto nel recupero
La beffa più dolorosa è arrivata da San Siro. L’Inter di Cristian Chivu sembrava destinata a lasciare punti contro la Fiorentina, passata in vantaggio con un siluro dalla distanza di Jimenez. Poi, nel giro di pochi minuti, il finale si è trasformato: prima il pareggio di Thuram al 90′, poi un rigore concesso per una trattenuta sullo stesso attaccante francese e trasformato con freddezza da Zielinski. Una rimonta da 0-1 a 2-1 tutta negli ultimi minuti, con tanto di polemiche arbitrali che terranno banco per giorni, ma che in classifica vale tre punti pesantissimi.
Con la vittoria della Lazio, il quadro in vetta è chiaro: Inter e biancocelesti a quota 22, esattamente il doppio del Napoli, fermo a 11. Gli azzurri restano aggrappati alla zona di mezza classifica, e la magra consolazione è che il pirotecnico 4-4 tra Atalanta e Frosinone consente almeno di non scivolare fuori dalle prime dieci. Davvero poco, per una squadra costruita per tutt’altro.
I numeri di un avvio da incubo
Per trovare un Napoli così lontano dalla capolista dopo otto giornate bisogna tornare alla stagione 2000/01. Nell’era dei tre punti a vittoria è appena la terza volta che succede: gli altri due precedenti sono il 1997/98 e proprio il 2000/01, quando il distacco era addirittura di diciotto punti. Due annate che i tifosi più grandi ricordano bene, e non certo con piacere, visto come andarono a finire.
Anche guardando solo al proprio cammino, la fotografia è impietosa. Tre vittorie, due pareggi e tre sconfitte: è il peggior avvio degli ultimi sedici anni, bisogna risalire al 2009/10 per trovare un Napoli con meno punti (10) a questo punto del torneo. E dal ritorno in Serie A nel 2007, è soltanto la terza volta che gli azzurri mettono insieme appena tre successi nelle prime otto giornate.
Il problema principale ha un nome e un cognome: la fase difensiva. Dieci gol subiti in campionato, diciassette considerando anche le tre gare di Champions, per una media di oltre un gol e mezzo a partita. Il dato che fa più rumore è il confronto con l’Inter: anche i nerazzurri hanno incassato dieci reti, ma ne hanno segnate ventitré, dieci in più del Napoli. Ed è qui che entra in gioco l’altro tasto dolente, quello dell’attacco: Rasmus Hojlund ha messo insieme appena due gol in oltre ottocento minuti, un rendimento lontanissimo da quello della passata stagione.
Allegri e la rincorsa: ora o mai più
Il paradosso è che contro la Roma si è visto probabilmente il miglior Napoli della stagione, almeno per un’ora abbondante. Massimiliano Allegri ha ricevuto i complimenti del presidente, la squadra ha dato segnali di crescita, ma la classifica non fa sconti e non dà voti alla prestazione. Contano i punti, e quelli lasciati per strada iniziano a essere davvero troppi.
La sensazione è che il margine d’errore sia ormai esaurito. Undici punti non sono una sentenza a ottobre, il campionato è lunghissimo e ci sono ancora trenta giornate da giocare. Però una rincorsa del genere richiede una continuità che finora questo Napoli non ha avuto: servirà una striscia di risultati capace di ridare fiducia all’ambiente e di mettere pressione a chi sta davanti.
Il calendario non aiuta: quattro esami in dodici giorni
E qui arriva la parte più complicata. Prima della sosta il Napoli affronterà quattro partite in dodici giorni: mercoledì la trasferta sul campo del Monza, poi lo scontro con la Juventus, quindi il Porto in Champions e infine proprio la Lazio, una delle due capoliste. Un ciclo che dirà moltissimo sulle reali ambizioni di questa squadra.
Fare bottino pieno a Monza è un obbligo, non un’opzione. Con i bianconeri e i biancocelesti servirà invece la versione migliore, quella vista per sessanta minuti contro la Roma, ma con una tenuta difensiva che finora è mancata. Se il Napoli vuole ancora sentirsi parte della corsa che conta, questo è il momento di dimostrarlo. Altrimenti il -11 di oggi rischia di diventare qualcosa di molto più pesante.