Niente ricorso, niente polemiche, almeno a parole. Massimiliano Allegri si è presentato alla conferenza stampa della vigilia di Monza-Napoli con il sorriso di chi vuole chiudere in fretta il capitolo Roma, e con un messaggio molto chiaro alla squadra: la classifica dice che il Napoli è indietro, e l’unica strada per risalire è rimboccarsi le maniche. Senza troppe chiacchiere.
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ToggleLa squalifica e quella battuta sulle quattro giornate
Il tema caldo era inevitabile. Dopo il 3-3 contro la Roma e quello che è successo tra campo e corridoio, il tecnico livornese sconterà due turni di stop, saltando la trasferta in casa del Monza e la sfida con la Juventus. Allegri ha spiegato di aver deciso proprio ieri mattina di non presentare ricorso, con una delle sue classiche uscite: meglio fermarsi a due giornate, perché «non si sa mai, magari poi me ne danno quattro». Tradotto: inutile tirare la corda con la giustizia sportiva, tanto più che la multa poteva essere ben più salata.
Sulla frase che gli è stata attribuita, il mister ha giocato sul filo della grammatica: si è parlato di cose che «avrebbe detto», un condizionale che per lui fa tutta la differenza del mondo. Stessa linea sulle parole di Gian Piero Gasperini: non le ha sentite e non le commenta. Il vero rammarico, assicura, non è la tribuna ma i tre punti lasciati per strada dopo una buona partita. E un pizzico di malinconia: «In panchina mi diverto». Ci andrà il suo staff, che secondo lui farà «sicuramente meglio» di lui. Ironia allegriana pura.
Il problema dei secondi tempi e il nodo regia
Archiviata la parte disciplinare, Allegri è entrato nel merito, e qui c’è un dato che fa riflettere. Il Napoli nei primi tempi ha incassato appena due gol, nei secondi tempi addirittura otto. Un’enormità, che racconta di una squadra che cala alla distanza, si allunga e perde lucidità proprio quando dovrebbe gestire. Contro la Roma, per sua stessa ammissione, sul 2-0 gli azzurri hanno forzato giocate inutili invece di addormentare la partita. Per il tecnico la media di circa quattro tiri concessi nello specchio non è drammatica, ma conta da dove e come arrivano, vedi il gol di Soulé.
Interessante anche la riflessione sul vertice basso. Con Stanislav Lobotka davanti alla difesa il Napoli gioca in un modo, con Billy Gilmour in un altro, con Kevin De Bruyne cambia ancora tutto, perché il belga verticalizza e «taglia il campo in un attimo». Ma Allegri lo ha detto chiaramente: De Bruyne è straordinario, però non può giocarle tutte. Un indizio che si sposa con le voci che lo vogliono in panchina a Monza, con turnover ragionato in un calendario fittissimo.
Lucca, Hojlund e Vergara: le risposte sull’attacco
Capitolo attaccanti, il più delicato. Rasmus Hojlund non segna da otto partite, ma Allegri lo difende: fisicamente sta benissimo, «prima al sessantesimo barcollava, ora porta la partita fino in fondo», e contro la Roma ha avuto tre ottime occasioni. Parole al miele anche per Lorenzo Lucca, che avrà le sue chance: ha fatto un ottimo precampionato, è entrato bene ogni volta, però sente le pressioni più di altri. Ed è lì che, secondo il mister, la fiducia diventa decisiva.
Poi c’è Antonio Vergara, recuperato e a disposizione. Allegri lo descrive come un esterno a cui piace stringere dentro il campo, un incursore che potenzialmente vale sette-otto gol a stagione, pur dovendo crescere molto sul piano tattico e tecnico. In infermeria intanto la lista resta lunga, con Neres di nuovo fermo e Badiashile ko, mentre McTominay e Anguissa stanno ritrovando la condizione e Rrahmani è rientrato dopo l’influenza.
La chiusura è il manifesto del momento: «Parlare serve a poco, siamo in ritardo in classifica, è oggettivo. Bisogna lavorare e stare zitti». A Monza, senza il suo allenatore in panchina, il Napoli dovrà dimostrare di aver capito il messaggio. Perché un altro passo falso, a questo punto, peserebbe parecchio.