Il capitano ci mette la faccia, come sempre. Alla vigilia di Juventus-Napoli, in programma domani sera alle 20.45 all’Allianz Stadium per la decima giornata di Serie A, Giovanni Di Lorenzo ha parlato prima ai microfoni di Dazn e poi a Radio Kiss Kiss. Niente giri di parole: il Napoli sa di essere in ritardo, sa che a Torino non si va a fare una passeggiata e sa che, dall’altra parte, ci sarà un vecchio amico con il coltello tra i denti. Ne è venuto fuori il ritratto di un leader che non cerca alibi, ma nemmeno drammi.
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Toggle«La classifica non ci piace, ma c’è ancora tempo»
Il punto di partenza è la graduatoria, ed è impietoso: Napoli e Juve appaiate a quota 14, con il Bologna che oggi ha agganciato gli azzurri ribaltando il Monza. Di Lorenzo non la nasconde sotto il tappeto: «La nostra classifica non ci piace, ne siamo consapevoli, quindi partita dopo partita dobbiamo cercare di migliorarla». Una sfida da dentro o fuori? Il capitano frena: «Sicuramente c’è ancora tempo», ma il messaggio è chiaro. Domani serve un risultato pesante, per la squadra e per i tifosi.
Interessante anche la lettura tecnica. Il poker di Monza ha acceso l’entusiasmo, ma per Di Lorenzo le occasioni c’erano anche prima: «Magari siamo mancati nell’ultimo passaggio, nella finalizzazione». Il vero tallone d’Achille resta dietro: «In fase difensiva abbiamo subito un po’ di gol, stiamo lavorando col mister e con lo staff per limare questi dettagli». Il capitano tira in ballo pure il nuovo regolamento, che secondo lui velocizza il gioco, toglie perdite di tempo e lascia più spazio allo spettacolo. Tradotto: partite più aperte, e una difesa che non può più permettersi distrazioni.
Spalletti, l’abbraccio prima della battaglia
Inevitabile la domanda su Luciano Spalletti, l’allenatore con cui Di Lorenzo ha alzato al cielo il terzo scudetto e che domani si gioca la panchina bianconera. Il capitano non ha voluto cavalcare il tema del “ex che può mandare all’inferno il suo vecchio mister”: «Sono cose che non ci riguardano, noi guardiamo in casa nostra». Però il cuore parla: «Con il mister ho un rapporto speciale per quello che mi ha dato, e per quello che ha dato agli altri che erano con lui in quei due anni. Sarà bello rivederlo, sarà bello riabbracciarlo». Poi il fischio d’inizio cambierà tutto: «Una volta iniziata la partita saremo rivali per 90 minuti». Sentimenti sì, sconti no.
Del resto, in campo potrebbero esserci diversi reduci di quella cavalcata, e ognuno di loro sa che una vittoria azzurra potrebbe significare il capolinea per Spalletti. Il destino ha un senso dell’umorismo tutto suo.
Il capitano tra Ferrara, Koulibaly e Maradona
C’è stato spazio anche per i numeri personali, e che numeri. Di Lorenzo è entrato nella top 10 dei giocatori con più presenze nella storia del club, ha raggiunto Ciro Ferrara in campionato e Koulibaly considerando tutte le competizioni. A entrambi ha mandato un saluto affettuoso, ma senza fissarsi traguardi: «Non ho un obiettivo di presenze. Già non mi aspettavo di farne così tante. È l’ottava stagione qui, è sempre un piacere indossare questa maglia».
E la fascia? «Non avrei mai immaginato di diventare il capitano. Qui l’ha portata Maradona, è una bella responsabilità. Cerco di meritarmela ogni giorno». Il sogno resta lo stesso: «Vincere qualcosa di importante e regalare altre gioie ai tifosi». Non a caso, il capitano ha speso parole anche per i nuovi arrivati: il gruppo è «sano, con valori importanti», e lo zoccolo duro italiano aiuta gli stranieri ad ambientarsi in fretta.
I convocati: dentro Rrahmani e Anguissa
Intanto Massimiliano Allegri ha diramato la lista per Torino: 25 convocati, con dentro anche Amir Rrahmani e Zambo Anguissa, entrambi reduci da un virus influenzale nei giorni scorsi. Si vedrà domani quanto saranno in grado di dare, ma la loro presenza è già una buona notizia. In valigia ci sono anche sei ragazzi della Primavera: Spinelli, Lieto, Melnyk, Chiummariello, Baridò e Milton Pereyra, aggregati in vista della lunga trasferta che dopo lo Stadium porterà il Napoli direttamente a Porto per la Champions.
Il capitano ha dato il tono. Ora tocca al campo dire se questo Napoli è davvero pronto a risalire.