Altro che conferenza di rito. Alla vigilia di Juventus-Napoli, domani sera alle 20.45 all’Allianz Stadium, Luciano Spalletti si è presentato davanti ai microfoni con il tono di chi sa di giocarsi molto, forse tutto. Niente lamentele, niente richieste di protezione: il tecnico della Juventus ha scelto la strada dell’orgoglio, mescolando carezze al passato azzurro e frecciate a chi, in queste settimane, ha già scritto il suo necrologio sportivo. Per il Napoli il messaggio è chiaro: a Torino troverà una squadra ferita, ma con un allenatore che non ha alcuna intenzione di alzare bandiera bianca.
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Toggle«Dobbiamo riconquistare il rispetto»
Il passaggio più forte arriva quando Spalletti parla del momento bianconero. Classifica deludente, ritiro deciso dalla società, ambiente in ebollizione: il quadro lo conosce benissimo. «Ci sono successe delle cose che ci hanno creato difficoltà, ma vogliamo ribaltare le cose. Io e la squadra vogliamo rimettere la Juve in carreggiata», ha spiegato. Poi la frase che fa titolo: «Dobbiamo riconquistare il rispetto che in molti ci hanno tolto, e che nasce soprattutto da una convinzione mentale».
Secondo l’ex allenatore del terzo scudetto napoletano, la differenza domani la farà la testa prima ancora delle gambe: «Ci vorrà qualcosa di infrangibile: i muscoli possono calare, ma la testa no». E la ricetta è semplice, quasi brutale: «C’è solo un modo per vincere le partite: averne più voglia degli altri». Un avvertimento per il Napoli, che arriva allo Stadium sulle ali del 4-1 di Monza ma che non può permettersi di sottovalutare un avversario costretto a reagire.
Il ritiro, Carnevali e la sfida a chi lo dà per finito
Spalletti ha difeso anche la scelta del ritiro, che in casa Juve non è stata accolta come una punizione. «Quando le cose non vanno bene può tornare a essere uno strumento utile», ha detto, aggiungendo un’immagine molto sua: nei momenti difficili, ha spiegato, gli viene voglia di stare con la famiglia, con i suoi cani e con gli amici più stretti, e il ritiro serve proprio a ricreare quella vicinanza tra i giocatori. Applausi anche per le recenti parole di Giovanni Carnevali: «È stato perfetto, ha toccato i tasti giusti».
Alla domanda, definita «un po’ provocatoria», sulla fiducia del club, Spalletti ha risposto senza giri di parole: «Non ho bisogno di essere ovattato. Ho solo bisogno di una reazione della squadra». E poi la chiusura che suona come una sfida: «Se qualcuno pensa che io arretri di un pezzettino del mio lavoro, gli conviene cominciare ad aspettarsi qualcosa di diverso. Qualsiasi siano i risultati da qui in avanti». Tradotto: domani sera non ci sarà un allenatore rassegnato in panchina.
Locatelli «nuovo De Rossi», scelte sul 50% della squadra
Sul piano tecnico, Spalletti ha lasciato intendere che cambierà parecchio rispetto all’ultima uscita contro il Genoa: «Devo fare delle scelte sul 50% della squadra». Il suo uomo di riferimento in mezzo al campo è Manuel Locatelli, paragonato senza esitazioni a Daniele De Rossi, che Lucio allenò alla Roma: «È un esecutore infallibile di ciò che l’allenatore trasferisce alla squadra». Parole al miele anche per Weston McKennie, che secondo il tecnico «vede le cose in modo molto simile» al suo. Occhio infine alla panchina: Edon Zhegrova e Jeremie Boga potrebbero partire fuori per poi entrare a gara in corso e spaccarla nella ripresa.
L’abbraccio ad Allegri, poi novanta minuti senza amici
Non poteva mancare un pensiero per Massimiliano Allegri, l’uomo che oggi siede sulla panchina azzurra dopo aver vinto tutto proprio a Torino. «Mi farebbe piacere avere Max nella panchina vicina. Dopo la partita andrò a cercarlo per abbracciarlo, perché è un grande amico e un grande allenatore», ha detto Spalletti. Un incrocio da romanzo: il tecnico dello scudetto del Napoli contro l’allenatore dei cinque scudetti bianconeri, con i ruoli completamente ribaltati.
Il punto, però, è tutto nella classifica. Napoli e Juve viaggiano appaiate e chi perde rischia di vedersi scivolare via il treno delle prime posizioni. Spalletti ha caricato l’ambiente, ha parlato di orgoglio e di rispetto: ora tocca al Napoli rispondere sul campo, con la stessa fame mostrata a Monza. Gli abbracci, come da copione, arriveranno solo dopo il triplice fischio.