Porto-Napoli, senza terzini Allegri si inventa il 3-5-2

Porto-Napoli, senza terzini Allegri si inventa il 3-5-2

Archiviata, si fa per dire, la notte dello Stadium, il Napoli ha già la testa al Do Dragão. Ma più che un piano partita, a Massimiliano Allegri serve un piccolo miracolo di ingegneria tattica. Perché mercoledì sera, alle 21, contro il Porto di Francesco Farioli gli azzurri rischiano di presentarsi senza un solo terzino di ruolo. Non è un modo di dire: è la fotografia, impietosa, dell’infermeria azzurra a 48 ore dalla quarta giornata della fase campionato di Champions League.

Quattro esterni ko: la coperta è finita

Il conto è presto fatto. Prima si è fermato Favasuli, diverse settimane fa. Poi, un paio di partite fa, è toccato a Spinazzola. A Torino il colpo di grazia: Di Lorenzo e Mathias Olivera hanno accusato problemi muscolari e sono già rientrati a Napoli per gli esami, con il club che ha ufficializzato la loro assenza in Portogallo. Quattro esterni difensivi fuori in contemporanea, proprio nel reparto dove alternative naturali non ce ne sono più.

E le soluzioni di emergenza sono quasi tutte sbarrate. Marianucci, che contro la Juve era stato spostato a destra, non è nella lista Champions. Badiashile è infortunato. Insomma, inventarsi un terzino sinistro con quello che resta in rosa è praticamente impossibile, a meno di non voler buttare un attaccante in una posizione che non conosce in una notte europea. Non proprio l’idea migliore, se l’obiettivo è uscire vivi da Oporto.

Il 3-5-2 della necessità: Politano a tutta fascia

Ecco perché la strada più logica porta alla difesa a tre. Un 3-5-2 nato più dalla necessità che da una convinzione, ma che almeno permetterebbe di proteggere gli esterni con tre centrali alle spalle. Davanti a Meret ci sarebbero Sam Beukema, Rrahmani e Rafa Marin. A destra il quinto naturale sarebbe Matteo Politano, che quel ruolo lo conosce e lo interpreta con generosità, garantendo ampiezza e una mano in non possesso.

Il vero rebus è a sinistra. Lì Allegri dovrà chiedere un sacrificio a Noa Lang o al giovane Vergara, profili offensivi che dovranno imparare in fretta a ripiegare. In mezzo il terzetto Anguissa, Gilmour e Scott McTominay, con lo scozzese chiamato a ritrovare quella brillantezza che a Torino si è vista poco. In avanti, salvo sorprese, Giovane e Lucca. Una formazione quasi obbligata: tra assenze e acciacchi, il tecnico potrebbe contare su appena 13-14 giocatori, portieri compresi.

L’alternativa sarebbe confermare il 4-3-3 spostando Beukema a destra, ma resterebbe scoperta la fascia sinistra. E con l’aria che tira, nessuno a Castel Volturno sembra avere voglia di altri esperimenti.

Hojlund e la speranza del differenziato

Qualche spiraglio, però, c’è. Il Napoli è rimasto a Torino e stamattina si è allenato lì: chi è partito titolare contro la Juve ha svolto lavoro di recupero, il resto del gruppo atletica. Occhi puntati su Rasmus Hojlund e Milinkovic-Savic, che hanno proseguito con un programma differenziato. Recuperare il danese, anche solo per uno spezzone, cambierebbe parecchio il peso dell’attacco azzurro. Da monitorare anche De Bruyne, uscito acciaccato all’intervallo dello Stadium e in forte dubbio.

Farioli avvisa: «Partita cruciale, cambieremo approccio»

Dall’altra parte, il clima è decisamente diverso. Il Porto arriva alla sfida dopo il 4-0 rifilato sabato all’Estoril e Farioli ha già messo nel mirino gli azzurri: «La partita contro il Napoli sarà cruciale per conquistare i primi punti in Champions League». Il tecnico italiano ha anche spiegato che i suoi cambieranno pelle rispetto al campionato: «Ci sono differenze, a cominciare dagli avversari e dal loro modo di giocare. Anche il nostro approccio cambierà». E ancora: «Non ho ancora analizzato il Napoli in dettaglio, inizierò domani. Dobbiamo iniziare a scalare la montagna».

A dirigere ci sarà l’inglese Michael Oliver. Per il Napoli, reduce da una sconfitta pesante e con l’ambiente in ebollizione, la trasferta portoghese è una di quelle notti in cui serve cuore prima ancora che schemi. Allegri ha 48 ore per ridisegnare la squadra con i pezzi che gli restano. Il 3-5-2 della disperazione può diventare l’idea che salva la stagione europea? Mercoledì al Do Dragão avremo la risposta.