Quattordici punti dopo dieci giornate. Non è un numero qualunque: è il termometro di una stagione che, rispetto alle ambizioni di agosto, sta diventando un incubo. Il Napoli di Massimiliano Allegri ha appena perso con la Juventus e si ritrova con il peggior avvio tra tutti gli allenatori azzurri degli ultimi otto anni. Quattro vittorie, due pareggi, quattro sconfitte: una linea spezzata, senza continuità, che lascia i tifosi in apnee continue. E mentre mercoledì alle 21:00 arriva la trasferta di Champions League contro il Porto, i numeri di campionato raccontano una verità grezza che non si può più mascherare con i “ma c’è l’infermeria”.
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Toggle14 punti: il peggior avvio azzurro degli ultimi otto anni
Fin qui Allegri ha raccolto 14 punti in SerieA. Negli ultimi otto campionati, tra i tecnici seduti sulla panchina partenopea, nessuno ha fatto peggio a questo stesso traguardo. Non è un dettaglio da bar: è una fotografia storica. La squadra non decolla, alterna segnali e ricadute, e ogni volta che sembra trovare un ritmo arriva una scossa negativa a spezzare tutto. Il ko di Torino è solo l’ultimo tassello di un mosaico già pieno di crepe.
Il risultato in classifica è ancora più duro da digerire: −9 dalla zona Champions, obiettivo minimo dichiarato a inizio stagione. Quattordici punti di distanza dalla vetta, nove dalla fascia europea. In dieci giornate il Napoli ha messo a segno 17 gol e ne ha subiti 13: non è un bilancio da emergenza totale in attacco, eppure la sensazione è di una squadra fragile in ogni reparto, incapace di chiudere le partite e di tenere una linea difensiva affidabile. Alti e bassi, mai una continuità. E i numeri, come sempre, sono lo specchio più crudele.
C’è anche un parallelo che fa venire i brividi ai più nostalgici. Quattordici punti dopo dieci gare: esattamente come nel 2009/10, quando in panchina c’era Roberto Donadoni. Quella stagione, poi, cambiò volto con l’arrivo di Walter Mazzarri e si chiuse al sesto posto, con il pass per l’Europa League. Oggi il campionato è ancora lungo, una rimonta resta matematicamente possibile, ma serve ciò che finora è mancato di più: continuità di risultati. Senza quella, i 14 punti restano soltanto un peso.
Conte, Spalletti, Garcia, Gattuso, Ancelotti: il confronto impietoso
Per capire quanto pesi questo avvio basta mettere in fila i predecessori. Antonio Conte, nell’anno dello scudetto 2024-2025, a dieci giornate aveva già 25 punti. Nella stagione successiva ne aveva 22. Due mondi di distanza rispetto ai 14 di oggi. Luciano Spalletti era ancora più avanti: 26 nell’anno del terzo tricolore, 28 nel suo primo campionato a Napoli. Numeri da locomotive, non da discussioni settimanali sul morale dello spogliatoio.
E non servono nemmeno i campioni d’Italia per rendere l’idea. Il tanto criticato Rudi Garcia, ricordato più per le contestazioni che per i punti, a questo stesso passaggio aveva 18. Gattuso, nel 2020-2021, ne aveva 21. Ancelotti 18. Tutti sopra Allegri. Tutti. È una classifica interna agli allenatori azzurri dell’ultimo ottennio in cui Max, al momento, chiude la fila. Non è una sentenza definitiva sulla stagione, ma è un dato che pesa sulle spalle di chi deve presentare la squadra al Dragão con mezza rosa in dubbio.
Il confronto serve anche a smontare le scorciatoie narrative. Non si tratta solo di “fortuna” o di calendari: a dieci giornate Conte e Spalletti avevano già costruito un margine, Garcia e Ancelotti un cuscinetto accettabile, Gattuso una base solida. Allegri ha quattro vittorie e quattro sconfitte, un bilancio da mid-table, in una rosa costruita per stare in alto. I tifosi lo sentono, la piazza lo grida, e i numeri non lasciano scampo: rispetto agli standard recenti del club, questo è il fondo della classifica degli avvii.
Media 1,20 e tredici ko: la crisi di risultati non è un incidente
C’è una statistica ancora più tagliente, perché allarga lo sguardo oltre il solo Napoli. Nelle ultime dieci partite sulla panchina del Milan, sommate alle dieci azzurre, Allegri ha raccolto 24 punti in 20 gare: media di 1,20 a partita. In 23 gare tra Milan e Napoli ha messo insieme tredici sconfitte. Non è il bilancio di un tecnico in semplice “rodaggio” in una nuova piazza: è la fotografia di un ciclo di risultati che, da mesi, fatica a trovare ossigeno.
Quella media da 1,20 punti, proiettata su un’intera stagione, non porta in Champions. Porta a una lotta per restare agganciati a qualcosa, a rincorse continue, a domeniche in cui ogni errore diventa un caso. Il Napoli di oggi vive esattamente così: dopo il ko con la Juventus si parte per Oporto con Di Lorenzo e Olivera tornati a Napoli per gli esami, De Bruyne in dubbio per la caviglia, e un’infermeria che continua a ingrossarsi. Il contesto sanitario pesa, certo. Ma la crisi di risultati c’era già prima dell’ultima ondata di acciacchi, ed è sui punti — non solo sugli assenti — che si misura il momento.
Il calendario, intanto, non concede pause mentali. Mercoledì Champions a Porto, poi la Lazio capolista al Maradona. Due appuntamenti che possono accelerare la rimonta o affossare ulteriormente la classifica. Allegri è chiamato a spezzare una dinamica che i numeri raccontano senza pietà: 14 punti, peggior avvio in otto anni, −9 dalla zona Champions, media da 1,20 sul pezzo lungo Milan-Napoli. Il campionato è lungo, Donadoni docet, ma per credere alla rimonta serve prima di tutto smettere di collezionare serate come quella di Torino. I numeri sono chiari. Ora tocca alla squadra rispondere sul campo.