Allegri: col Porto gara di lotta e coraggio

Allegri: col Porto gara di lotta e coraggio

Da Oporto arriva la voce di Massimiliano Allegri: niente frasi da manifesto, niente alibi, solo il tono di chi sa che mercoledì alle 21:00 al Dragão o si soffre davvero oppure si torna a casa con le ossa rotte. Il Napoli, reduce dal ko di domenica con la Juventus, cerca in Champions League la scossa che il campionato ancora non gli concede. Contro il Porto Max non vende sogni: vende lavoro, carattere e una gara di lotta. Punto.

«Lotta e coraggio»: altrimenti ossa rotte

La conferenza in Portogallo è stata chiara come poche. Allegri non ha girato intorno al concetto centrale: «Domani dovremo soffrire, altrimenti usciremo con le ossa rotte. Servirà una gara di lotta e coraggio». Non è una battuta da titolone: è il metodo con cui il tecnico legge una trasferta ostile contro una squadra che in campionato ha vinto tutto e in Europa, nonostante le sconfitte, ha comunque mostrato personalità. Il Porto in casa è aggressivo, fisico e tecnico. Chi pensa di passare con il pilota automatico rischia di uscire a pezzi.

Max ha pure specificato che non è «un’ultima spiaggia». Importante sì, decisiva no. Il destino europeo, ha ripetuto più volte, «è nelle nostre mani». Con dieci punti, nella lettura dello staff azzurro, si dovrebbe riuscire almeno a entrare nei playoff. Quindi il passaggio del turno non si gioca soltanto a Manchester — sfida quasi proibitiva col City — ma soprattutto nelle ultime tre: Bruges, Sabah e Viking. Porto resta un pezzo grosso del mosaico, non l’unica casella della scacchiera.

C’è anche un’altra frase che i tifosi dovrebbero sottolineare a penna rossa: ogni tanto star lì a soffrire «ci serve». Perché i gol facili concessi e l’alternanza di risultati nascono proprio da quei minuti in cui la squadra perde lucidità. Soffrire, per Allegri, non è masochismo: è allenamento al carattere. E a Oporto, con una rosa ridotta all’osso, carattere e coraggio sono l’unica merce ancora disponibile in abbondanza.

Hojlund sfebbrato, De Bruyne da valutare: e quei 11 gol negli ultimi 30′

Il capitolo infortuni resta il sottofondo di ogni discorso. Rasmus Hojlund «non ha più la febbre»: segnale positivo, ma non ancora un disco verde automatico. Su Kevin De Bruyne Allegri è stato onesto fino in fondo: «Valuterò, oggi ci alleneremo e vedremo come sta». Niente annunci spettacolari, niente bluff. «Quelli che stanno in piedi andranno in campo». La battuta sul torello — «non riusciamo neanche a coprire il cerchio di centrocampo» — racconta meglio di qualsiasi comunicato quanto sia stretta la rosa in questo momento.

Il dato che Max stesso ha citato, però, non si scarica sugli assenti. Undici gol subiti nell’ultima mezz’ora di gioco: una voragine temporale che spiega perché le partite si spezzano e i punti sfumano. «Lasciamo troppi punti per strada, serve più attenzione». Non è questione solo di gambe: è gestione dei momenti, carattere, voglia di chiudere. Quando arriva quel minuto 60 e qualcosa, il Napoli troppo spesso abbassa la guardia. E il Porto, in casa, è esattamente il tipo di avversario che punisce le distrazioni.

Anche Politano, prima del tecnico, ha battezzato la serata con lo stesso lessico: prova di carattere, stare compatti, «partita di lotta», niente alibi. «Siamo fragili, soprattutto dietro». Parole dure, ma coerenti con ciò che si vede in campo. Uniti, ha detto Matteo, si può tornare a vedere la luce. Divisi o giustificazionisti, no. È il messaggio che lo spogliatoio porta a Oporto: pochi, sì; scusati, no.

Playoff in mano e campionato da sistemare: la priorità di Max

Allegri ha disegnato il percorso Champions con una lucidità quasi contabile. Dieci punti come soglia playoff, destino nelle proprie mani, tre gare “giocabili” dopo Manchester. Contro il Porto serve prendere punti — o almeno non uscire distrutti — senza trasformare la sera in un giudizio definitivo sulla stagione europea. «Non è decisiva», ha ribadito. Ma è importante: perché ogni punto in più alleggerisce la corsa e ogni ko in più stringe il collo.

Poi arriva il passaggio che, per i tifosi della SerieA, pesa ancora di più: «Bisogna sistemare il campionato, quella è la cosa più importante». Dopo Porto c’è la Lazio, poi la sosta e il tentativo di recuperare i pezzi dell’infermeria. La classifica interna non perdona ritardi lunghi: qui non basta una sera di coraggio in Europa se la domenica successiva si torna a inciampare. Allegri lo sa e lo dice senza filtri. Parlare, spiegare, raccontare «non serve»: serve fare, lavorare, girare il periodo negativo in positivo. Altre scorciatoie non ce ne sono.

Quindi il copione di mercoledì è scritto in tre parole: lotta, coraggio, sofferenza. Il Napoli arriva a Oporto contando i presenti sulle dita di una mano e mezza, con Hojlund che esce dalla febbre e De Bruyne ancora da certificare in allenamento. Il Porto non regalerà nulla. Allegri non chiede miracoli: chiede una gara vera, sporca, di carattere. Perché se gli azzurri non sono pronti a soffrire, il rischio concreto è uscire dal Dragão con le ossa rotte — e con un altro pezzo di fiducia da ricostruire in corsa.