Napoli, dieci ko: emergenza totale verso Porto

Napoli, dieci ko: emergenza totale verso Porto

Non è un modo di dire, è un bollettino di guerra. Alla vigilia di Porto–Champions, il Napoli arriva al Dragão con dieci indisponibili, l’aeroporto di casa chiuso e una rosa ridotta all’osso. Venti convocati sulla carta: tre sono portieri, tre arrivano dalla Primavera. Quel che resta è una squadra a brandelli, chiamata a spezzare un digiuno europeo lunghissimo e a tenere aperta la porta dei playoff. Massimiliano Allegri torna in panchina dopo due giornate di squalifica in campionato: alibi non ne ha mai cercati, ma stavolta i numeri parlano da soli.

Dieci fuori: l’elenco completo dell’emergenza

La lista fa male solo a leggerla. Fuori Alisson, Badiashile, Buongiorno, Giovanni Di Lorenzo, Favasuli, Stanislav Lobotka, Neres, Mathias Olivera, Spinazzola e Marianucci, quest’ultimo già escluso dalla lista Champions. Di Lorenzo e Olivera, fermati da risentimenti muscolari nella notte dello Stadium, non sono nemmeno partiti per il Portogallo: sono rientrati a Castel Volturno, perché forzare non avrebbe senso e i guai rischierebbero di peggiorare. Senza un solo terzino di ruolo a destra e a sinistra, Allegri dovrà inventarsi equilibri nuovi, magari con una difesa a tre e le fasce affidate a chi c’è. Ma il tema non è il modulo: è la quantità di pezzi mancanti.

In mezzo campo pesa soprattutto Lobotka, fermo per settimane dopo la doppia lesione alla caviglia. In avanti manca Neres, in difesa spariscono Buongiorno e Badiashile. È l’immagine plastica di una stagione spezzata: il Napoli non è stato al completo neanche il primo giorno di ritiro, e da allora è un continuo fermarsi e ripartire. Contro la Juventus, dopo tre partite con undici gol e qualche segnale incoraggiante, è tornata la fragilità: autonomia di un tempo, ripresa soggiogata, espulsione di Marianucci a chiudere il cerchio. Ora, con mezza rosa in infermeria, serve un miracolo di gestione.

Capodochino chiuso, Vinovo e i dubbi Hojlund-KDB

C’è pure un dettaglio surreale che racconta quanto stia andando storto tutto. Lo scalo di Capodochino è chiuso fino al 1° dicembre per lavori: niente decollo da casa, comitiva diretta da Caselle verso Oporto, senza il solito passaggio a Napoli. Ieri la squadra si è allenata a Vinovo, casa della Juventus Women e della Next Gen, prima di volare. Differenziato per Vanja Milinkovic-Savic e per Rasmus Hojlund, fuori domenica tra sovraccarico e influenza. Oggi sarà una giornata chiave per capire chi ce la fa davvero.

Nel pacchetto dubbi c’è anche Kevin De Bruyne: problema alla caviglia sinistra rimediato allo Stadium, è partito con il gruppo ma resta in dubbio. Se il belga e Hojlund fossero al top, Allegri avrebbe almeno due frecce importanti; se invece dovessero limitarsi, il ventaglio delle soluzioni si restringe ancora. Tra i convocati restano Meret, Beukema, Rrahmani, Rafa Marin, Anguissa, Gilmour, McTominay, Politano, Lang, Giovane, Lucca: pezzi di qualità, certo, ma non una rosa completa. Il quartier generale è a Vila Nova de Gaia, sulla riva sud del Douro: clima caldo, facce tese, e dietro circa tremila tifosi azzurri già pronti a invadere il settore ospiti.

Allegri al Dragão: 14 punti, zona playoff e una telefonata

I numeri di campionato sono impietosi: 14 punti in 10 giornate, peggior passo del Napoli dal 2009-2010, quando finì sesto dopo l’esonero di Donadoni e l’arrivo di Mazzarri. In Champions la classifica dice 22ª piazza, ancora in zona playoff grazie al successo col Bodø/Glimt dopo i ko con Arsenal e Villarreal. Un successo in trasferta in Champions manca dal 24 ottobre 2023, a Berlino contro l’Union: da allora, in Europa, i punti veri fuori casa sono un miraggio. Allegri, però, al Dragão un precedente ce l’ha: è stato l’ultimo italiano a vincere lì, con la Juve nel 2017. Un dettaglio che fa sorridere i più superstiziosi, ma che da solo non mette in campo i mancanti.

Dopo il 2-0 di Torino è arrivata anche una telefonata di sostegno di Aurelio De Laurentiis al tecnico: il presidente fa quadrato, resta preoccupato per la catena di infortuni e ribadisce fiducia, con un triennale estivo da sei milioni netti senza clausole. I risultati, però, restano sovrani. Domani sera non si chiede un capolavoro estetico: si chiede carattere, un punto o tre che tengano aperta la stagione europea, e la prova che questa emergenza non sia già una resa. Il fantasma del Dragão si affronta così, a pezzi, ma ancora in piedi.