A Oporto, a poche ore dal fischio d’inizio, non si parla solo di moduli e assenze. Si parla di un cerimoniale che non ci sarà. Il tradizionale pranzo Uefa tra Napoli e Porto è stato cancellato: decisione presa dai padroni di casa, piccolo incidente diplomatico a fare da cornice a una serata di Champions League già carica di nervi. Stasera, alle 21:00 allo stadio do Dragão, si scende in campo. A tavola, invece, i due club non si siederanno.
Dal quartier generale azzurro dell’hotel Gaia filtra una spiegazione soft. I dirigenti portoghesi avevano già un altro impegno con le istituzioni locali. Ufficiale o ufficiosa che sia, la motivazione non cambia il fatto: il pranzo non si farà. E mentre fuori dal campo si discute di etichetta continentale, dentro lo spogliatoio il vero allarme resta quello fisico, con nove indisponibili e una rosa ridotta all’osso. Il napolicalcio arriva al match-day con la testa sul pallone e, sullo sfondo, un protocollo Uefa che questa volta resta chiuso nel cassetto.
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ToggleNota ufficiale, vertice con le autorità e board del Porto
Il club partenopeo ha messo nero su bianco la propria versione. Con una nota, il Napoli precisa che il pranzo è saltato «in quanto la dirigenza del Porto — come comunicato dal Club portoghese — è impegnata in un vertice con le autorità locali». Non è una scoperta dell’ultim’ora: la comunicazione tra le due società sarebbe avvenuta già due giorni fa. Meno teatro, più calendario. Meno scandalismo, più agenda istituzionale. Almeno questa è la lettura che gli azzurri vogliono lasciare in circolazione.
Dal 2024 il Porto ha come presidente André Villas-Boas e, nel board, l’italiano Michele Montese come figura di riferimento. Un club che conosce bene le dinamiche italiane e che, proprio per questo, rende ancora più interessante la scelta di rinviare — o meglio, di cancellare — un appuntamento che nella tradizione Champions serve a stemperare i toni prima del fischio. Di fatto, i draghi hanno privilegiato un vertice locale al cerimoniale europeo. Il Napoli prende atto, abbassa i toni e torna a concentrarsi su ciò che davvero può decidere la notte: undici contro undici, con una panchina corta e un’emergenza che non lascia spazio alle formalità.
Il messaggio, tra le righe, è chiaro. Non serve alimentare polemiche diplomatiche a Oporto. Serve arrivare integri alla palla a due, gestire i nervi e non farsi distrarre da un pranzo mancato. In Champions League i punti non si guadagnano a tavola: si strappano in campo, magari anche quando il protocollo salta e la vigilia prende una piega insolita.
Al Dragão una gara da sei punti: Porto a zero, Napoli a tre
Il contesto sportivo spiega perché ogni dettaglio, anche quello del pranzo, pesa più del solito. Il Porto di Francesco Farioli arriva a questa quarta giornata ancora a secco in classifica: zero punti nelle prime tre gare di Champions, tre sconfitte di fila. Una partenza europea in salita che rende la sfida casalinga quasi obbligata. I draghi hanno fame, pubblico, e la necessità di sbloccare la corsa verso playoff o ottavi diretti.
Il Napoli, dal canto suo, muove la classifica a quota tre punti. Sono arrivati dalla vittoria spettacolare per 4-3 contro il Bodø/Glimt al Maradona, dopo i passi falsi iniziali contro Arsenal (0-1) e Villarreal (1-3). Non è un bottino da festeggiare a oltranza, ma è un punto di partenza concreto: stasera, in casa dei campioni di Portogallo, si gioca una carta pesantissima per restare nella zona utile. Chi porta a casa il risultato allunga; chi perde rischia di vedere allontanarsi il pacchetto playoff.
In questo quadro, Massimiliano Allegri chiede carattere. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Al Dragão non basterà leggere il regolamento del protocollo Uefa: servirà tenere il campo, soffrire i momenti caldi e non regalare i finali di gara, tema già toccato dal tecnico livornese nelle ultime ore. Porto-Napoli, al di là del pranzo cancellato, è una serata da sei punti emotivi. E lo sanno entrambi gli spogliatoi.
Nove ko, mercato che pesa e parole gelide di Allegri
Se il cerimoniale è saltato, l’infermeria no. Il vero allarme azzurro resta sul terreno di gioco: nove indisponibili, una lista che continua a dettare scelte e moduli. In collegamento con Prime TV, Allegri è stato gelido sulla questione infortuni: «Basta vedere la cronistoria dei nostri giocatori…». Nessuna sorpresa, secondo Max. Solo la conferma di un percorso fisico complicato, costruito anche su scelte di mercato che oggi tornano a pesare.
Nomi come Badiashile, spesso fermo anche in passato, insieme a pezzi importanti della rosa — Neres, Buongiorno, Anguissa, Spinazzola, Rrahmani, Alisson Santos e altri — raccontano una stagione in cui l’infermeria ha dettato il calendario più del tecnico. Le scelte sono state fatte: ora bisogna fare quadrato. In extremis arriva almeno il recupero di Rasmus Hojlund, pezzo decisivo per tenere viva la punta centrale. Su Kevin De Bruyne, invece, resta l’incognita caviglia: decisione in extremis, da valutare fino all’ultimo aggiornamento prima del match.
È qui che la vigilia diplomatica si salda a quella tecnica. Mentre fuori si spiega perché i dirigenti del Porto erano impegnati con le autorità locali, dentro si conta chi può davvero correre novanta minuti. Politano e i presenti devono valere il doppio; Allegri deve cucire un undici coerente senza terzini di ruolo e con una panchina limitata; Farioli, dall’altra parte, sa di avere un’occasione d’oro per sbloccare i punti europei in casa.
Il pranzo Uefa, alla fine, è solo il segnale di una serata già tesa. Un piccolo incidente di protocollo, motivato ufficialmente da un vertice istituzionale, che però lascia il segno perché arriva a ridosso di una Champions da non sbagliare. A Oporto, stasera, non si brindará a tavola. Si giocherà al Dragão, con nove assenti azzurri, tre punti da difendere e zero punti portoghesi da rimontare. Il resto — etichetta, comunicati, spiegazioni soft dall’hotel Gaia — resterà fuori dallo stadio. Dentro, parleranno solo le gambe e la testa.