Lite De Bruyne-Lucca, Hojlund smentisce Allegri

Lite De Bruyne-Lucca, Hojlund smentisce Allegri

Non è solo il 4-1 a far male. Al Dragão, dopo la notte nera di Champions League, il Napoli ha messo in piazza qualcosa di più pericoloso del risultato: uno spogliatoio che esplode in diretta, accuse reciproche e una linea di frattura tra panchina e campo. Il crollo col Porto è diventato la scintilla. Settima sconfitta in quattordici partite, terza ko in quattro gare europee: i numeri pesano, ma le parole pesano di più.

Dieci minuti dopo il fischio finale, le telecamere catturano lo scatto. Kevin De Bruyne si sbraccia, nervoso per una lettura sbagliata di Lorenzo Lucca appena entrato. Il centravanti non ci sta e gli urla in faccia: «Perché parli? Perché? Vaffa…». Non è un siparietto da spogliatoio chiuso: è rabbia grezza, davanti a tutti. La serata disastrosa — Bednarek su corner all’11’, il gol di McTominay al 43’, poi Veiga, Kiwior e il rigore di Samu con rosso a Rafa Marin — finisce così: non con un abbraccio di gruppo, ma con un botta e risposta che fotografa la tensione.

Allegri soft, i tifosi no

Massimiliano Allegri sceglie la via della distensione. «Non ho nulla da rimproverare alla squadra, per settanta minuti abbiamo giocato una buona partita». Messaggio chiaro: emergenza organico, dedizione, volontà. Il mister non alza la voce, non cerca capri espiatori, parla di lavoro e di domenica. Dagli spalti del Dragão, però, arriva un altro messaggio: «vergognatevi». I tifosi azzurri presenti in Portogallo non digeriscono la figura, né il tono soft. E dentro lo spogliatoio qualcuno condivide quella rabbia più della difesa pubblica del tecnico.

Manca anche la società a Oporto. Né Aurelio De Laurentiis, né Edo, né Chiavelli in tribuna. Un silenzio che, in una notte così, diventa rumore di fondo. Allegri lascia cadere una frase ambigua — «tutti sanno cosa non va, ma accusare in questo momento serve a poco» — e proprio lì si apre il fossato con i suoi giocatori. Perché loro, stavolta, accusano. E lo fanno a microfoni aperti.

Hojlund smentisce il mister

Il volto più scuro è quello di Rasmus Hojlund. Il danese non gira intorno al punto: «Non sono d’accordo col mister, non abbiamo giocato una buona partita, non abbiamo giocato bene». Punto. Niente diplomazia, niente «ci abbiamo provato». Parla di momento scuro, di troppe sconfitte, di un esame di coscienza che non può fermarsi ai soli calciatori: «Guardiamoci allo specchio, dobbiamo prenderci le nostre responsabilità dai giocatori all’allenatore e alla società».

È uno sfogo che spacca. Perché non critica solo la prestazione: chiama in causa l’intera filiera. In un club dove di solito si chiude il cerchio intorno al mister, sentire il centravanti titolare contraddire Allegri a caldo è un segnale di allarme. Non è un attacco personale da titoli sensazionalistici: è frustrazione che non trova più lo sfogo nei soliti «dobbiamo migliorare». Hojlund vuole concretezza, vuole smettere di perdere, vuole che qualcuno alzi la mano anche fuori dal rettangolo verde.

Politano e McTominay: faccia e rabbia

Politano è «molto incazzato». Chiede scusa ai tifosi, parla di esame di coscienza, di stare zitti e lavorare. Poi arriva la stoccata che fa discutere: «Ci metto sempre la faccia, vorrei venisse qualche altro compagno a dare spiegazioni, non sempre noi italiani… Ma va bene così». Non è un attacco nominale, precisa subito dopo, ma il senso resta: troppe volte a microfono restano gli stessi. Sui due gol subiti su corner — tre corner, due reti — il discorso diventa di cattiveria, non solo di schema: «Non è più una questione tattica». Occhi già su domenica e sulla Lazio, con la speranza di recuperare pezzi.

Scott McTominay non riesce nemmeno a mettere ordine nelle parole. «Inaccettabile… torniamo a casa e riflettiamo». Arrabbiato, consapevole dei troppi gol concessi e degli infortuni che stanno mangiano la rosa, ma netto sul giudizio: questa sera non si può archiviare con un «abbiamo fatto quello che potevamo». Il scozzese, che aveva regalato l’illusione dell’1-1, chiude la notte da protagonista del campo e da voce della delusione.

La polveriera verso la Lazio

In hotel a Oporto la tensione non si spegne di colpo. Discussioni, sguardi, silenzi pesanti. Il Napoli riparte la mattina dopo con una ferita aperta: non solo la classifica Champions che continua a bruciare, ma un gruppo che per la prima volta mostra pubblicamente le crepe. Lite De Bruyne-Lucca in campo, Hojlund che smentisce Allegri, Politano che chiede più facce al microfono, McTominay che parla di riflessione obbligata.

Domenica arriva la Lazio. Non è un semplice impegno di campionato: è il primo vero stress-test dopo la notte del Dragão. Se lo spogliatoio resta diviso, se la società resta lontana e se le parole restano più dure dei fatti, il rischio non è solo un altro ko. È buttare via pezzi di stagione già a novembre. Il 4-1 col Porto resterà nei tabellini; quello che conta adesso è se, allo specchio, qualcuno — giocatori, mister, club — decide davvero di riconoscersi.