Niente multa: Politano punta Anguissa e Rrahmani

Niente multa: Politano punta Anguissa e Rrahmani

Dopo il 4-1 di Champions col Porto lo spogliatoio del Napoli non ha bisogno di altre scintille: le ha già tutte, e a vista. La società, secondo la Gazzetta dello Sport e le ricostruzioni di Goal e Calciomercato, ha deciso di non multare né Lorenzo Lucca né Kevin De Bruyne per il diverbio verbale finito in insulti in campo. Allo stesso tempo la stoccata pubblica di Politano – «vorrei venisse qualche altro compagno a dare spiegazioni, non sempre noi italiani» – viene letta dalla Rosa come un messaggio indirizzato soprattutto a Zambo Anguissa e Amir Rrahmani, senatori che raramente si espongono davanti alle telecamere. Tra ritiro in zona flegrea e finale di domenica contro la Lazio, il club prova a mettere pezze senza alzare ulteriormente la temperatura.

Niente multa: Lucca e De Bruyne restano dentro il gruppo

Le immagini dal Dragão hanno fatto il giro d’Europa: nel finale del ko portoghese, Lorenzo Lucca e Kevin De Bruyne si sono affrontati a muso duro, con tanto di improperi dell’attaccante italiano verso il belga. Non è stato un classico «sfogo di campo» da archiviare in cinque minuti. AreaNapoli e il Corriere dello Sport raccontano screzi già filtrati anche in privato, tenuti sotto traccia finché la sconfitta non ha alzato il volume. La risposta societaria, però, è di contenimento: niente multa, nessuna sanzione formale. Meglio non trasformare una lite in un caso disciplinare a tre giorni dalla gara casalinga con la capolista.

Sul belga pesa anche un’altra lettura interna. Le continue sbracciate, i gesti di disappunto su passaggi sbagliati o movimenti non eseguiti come li aveva immaginati lui, da tempo irritano parte dei compagni. Non è un segreto da spogliatoio: si vede dagli spalti e dalle riprese tv. Quando arriva anche un faccia a faccia con Lucca, il quadro diventa più fragile. La scelta di De Laurentiis e del club – «non si multa» – è un segnale di realismo: serve tenere tutti a bordo, non creare martiri o vendette. Ma è anche un messaggio chiaro: la pazienza ufficiale c’è, la tensione vera resta.

La frecciata di Politano: mirino su Anguissa e Rrahmani

Con Giovanni Di Lorenzo ancora fuori per infortunio, la fascia di capitano è andata a Politano. Il laterale azzurro, come spesso gli tocca, ha messo la faccia davanti ai microfoni dopo il 4-1. Stavolta, però, i toni erano diversi. Ha chiesto che anche altri compagni si presentino a spiegare, «non sempre noi italiani». Una frase sibillina, non un nome e cognome. La Gazzetta dello Sport, ripresa da Goal, Calciomercato e dalla rassegna di CN24, indica due destinatari più plausibili: Zambo Anguissa, senatore di lungo corso, e Amir Rrahmani, pilastro dei due Scudetti. Entrambi hanno un peso enorme in campo; fuori, davanti alle telecamere, restano quasi sempre in silenzio.

Politano, nelle ore successive, ha tenuto a precisare che non voleva attacchi personali e ha ribadito sostegno a Massimiliano Allegri. La precisazione non cancella il nodo: in una rosa piena di nazionalità e caratteri diversi, anche la distribuzione della responsabilità mediatica diventa un problema quando i risultati mancano. Anguissa, per natura più solitario e con contratto in scadenza, oggi è meno «ancorato» alle vecchie amicizie (Osimhen, Juan Jesus). Rrahmani resta un riferimento tecnico, ma non ama il circo delle interviste. La richiesta del capitano di turno è politica quanto sportiva: se perdi 4-1, la faccia non può essere sempre la stessa.

Nel post-gara di Porto non è stato solo Politano a parlare chiaro. Hojlund ha contestato la lettura di Allegri («Non sono d’accordo») e ha detto che anche il club deve guardarsi allo specchio. McTominay si è detto furioso. Sono pezzi dello stesso mosaico: frustrazione, risultati che non arrivano, e un gruppo che smette di parlare solo «per le rime» e inizia a farlo ad alta voce.

Ritiro fino alla Lazio: ADL ha già messo la faccia

Venerdì mattina De Laurentiis ha anticipato il viaggio e ha raggiunto Castel Volturno: alcune ore con Allegri, con lo staff e con la squadra, per ricompattare e smorzare. L’incontro si è chiuso nel primo pomeriggio; da stasera l’intero gruppo – infortunati compresi e Marianucci squalificato – resta in ritiro in un hotel della zona flegrea fino al trasferimento di domenica mattina al Maradona. Non è solo logistica: è un contenitore chiuso per far parlare il gruppo a porte chiuse, senza nuovi fuochi mediatici.

Domenica alle 12:30 arriva la Lazio di Gattuso, primo in classifica e tecnico del mese di ottobre. Per Massimiliano Allegri è una finale vera: un altro ko aprirebbe riflessioni pesanti. Il messaggio filtrato dal Corriere della Sera – Allegri «non si tocca» – è già arrivato in spogliatoio insieme al ritiro. Ora tocca al campo. Il Napoli arriva alla gara con nervi scoperti, senza multe ufficiali sulla lite Lucca–De Bruyne e con la richiesta di Politano ancora sul tavolo: più facce davanti alle telecamere, più responsabilità condivise, e soprattutto una reazione collettiva contro la capolista. Perché le pezze societarie possono abbassare la febbre; a spegnere l’incendio, però, ci pensano solo i novanta minuti.