Le affermazioni rilasciate ieri da José Mourinho in conferenza stampa alla vigilia del big match contro la Juventus hanno subito acceso un vivace dibattito nel mondo del calcio italiano. Più che per l’ipotetica apertura sul suo futuro — con Mourinho che ha lasciato la porta socchiusa a una possibile esperienza alla guida della “Vecchia Signora” — a concentrare l’attenzione sono state le sue riflessioni sugli allenatori e le loro quotazioni nel calcio moderno.
Lo “Special One” ha commentato così l’arrivo di Luciano Spalletti alla Juventus: “Per me l’unica vera sorpresa è vedere allenatori senza storia, con poca esperienza, ottenere la possibilità di guidare le squadre più forti al mondo. Questa rappresenta la vera anomalia.” Un ragionamento tagliente e, come sempre, capace di sollevare discussioni e interpretazioni diverse.
Mourinho ha poi contestualizzato il suo pensiero con esempi concreti del campionato italiano. “Quando il Milan ingaggia Massimiliano Allegri, la Juventus chiama Luciano Spalletti e la Roma si affida a Gian Piero Gasperini, non si tratta certo di scelte sorprendenti.” L’ex tecnico di Inter, Chelsea e Real Madrid ha quindi individuato in quelle panchine una continuità di esperienza e storia alle guida di club importanti.
Interessante è notare, però, cosa non è stato menzionato dal tecnico portoghese. Nonostante il Napoli, guidato da Antonio Conte, abbia rappresentato un cambio tecnico rilevante già dalla stagione precedente, Mourinho non ha incluso la squadra partenopea nel suo discorso, privilegiando invece le società che avevano cambiato allenatore nell’ultima estate. Ancora più significativo è il silenzio sull’Inter, club che poche settimane fa ha sostituito Simone Inzaghi con Cristian Chivu.
Il profilo di Chivu, peraltro, rappresenta proprio la tipologia di nome a cui Mourinho si riferisce nel suo ragionamento: un allenatore con un palmarès limitato da capo allenatore che, prima di approdare in nerazzurro, vantava solo 13 partite da tecnico in Serie A con il Parma e diversi anni di lavoro nelle giovanili dell’Inter. Una scelta che appare azzardata per una squadra con ambizioni da vertice ma che sembra proprio calzare con la definizione di “squadra forte” affidata a un tecnico senza ancora una solida esperienza.
Non è difficile, dunque, interpretare la stoccata dello Special One come un riferimento implicito all’Inter, una società che ha puntato su un allenatore emergente e relativamente inesperto per una panchina “pesante”. Va ricordato che Chivu è stato anche un uomo di fiducia dello stesso Mourinho ai tempi in cui entrambi militavano nell’Inter di massima grandezza, aggiungendo un ulteriore livello di profondità a questa critica velata ma tagliente.
Nel contesto del campionato di Serie A, la riflessione di Mourinho mette pertanto sotto i riflettori la strategia delle società italiane nel scegliere i propri allenatori. Tra panchine consolidate e scelte coraggiose, il mercato tecnico continua a rappresentare un terreno di grande interesse e dibattito, soprattutto in vista della lotta per lo scudetto e la composizione delle squadre al vertice.