Leonardo Bonucci, volto chiave dello staff tecnico azzurro sotto la guida di Gennaro Gattuso nella Nazionale italiana, si è aperto in una lunga intervista a Cronache di Spogliatoio, rilasciata pochi istanti prima di assistere a Genova al match tra Genoa e Napoli, squadra guidata da Antonio Conte. Il difensore azzurro ha sottolineato l’importanza del vedere le partite dal vivo: “Osservare un match in diretta ti permette di cogliere dettagli invisibili in tv, come il comportamento del giocatore, i suoi movimenti, l’atteggiamento in campo. Dalla televisione ti sfugge la zona palla, mentre noi analizziamo continuamente anche il linguaggio del corpo, le scelte preventive dei difensori e la comunicazione tra compagni. Ti accorgi se un giocatore è un leader vocale o se gioca più per sé, inoltre scegliamo alcuni elementi chiave da seguire con maggiore attenzione, senza però perdere la visione globale della partita”.
Bonucci ha anche rivelato la costanza dello scambio di informazioni tra la Nazionale e i club di appartenenza dei giocatori, fondamentale per la preparazione atletica e tecnica: “Il rapporto con i club è quasi quotidiano. Preparatore atletici, staff medico e nutrizionale si mantengono in costante contatto. Gattuso chiama spesso i calciatori dopo le partite per aggiornarsi, e noi ci scambiamo impressioni sulle partite giocate e su quelle in arrivo, condividendo idee che poi portiamo al ritiro. Esiste una chat comune in cui ogni membro dello staff condivide report, distinte di gioco e sensazioni sulle prestazioni”.
Un altro aspetto sottolineato da Bonucci riguarda le cene di gruppo organizzate dallo staff: “Sono occasioni importanti e c’è tanto entusiasmo. Gattuso è un leader autentico, una persona di grande valore umana, e ha voluto fortemente far diventare questo tipo di incontri un punto fisso. Ci permette di stare vicini ai ragazzi e far capire che siamo tutti un’unica squadra”.
Lo staff azzurro si è pure spostato in Asia per visitare due giocatori importanti come Juan Manuel Retegui e Marco Verratti: “Riccio, Gattuso e Buffon sono andati proprio per ascoltare e motivare gli azzurri, perché è passato molto tempo dall’ultima partita contro la Norvegia. Rino è tornato molto soddisfatto, avendo potuto vedere da vicino più di una partita”.
Riflettendo sul proprio percorso, Bonucci ha ripercorso le esperienze con vari allenatori, storie di insegnamenti che lo accompagnano nel ruolo di collaboratore tecnico: “Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi allenatori. Allegri, secondo me, è stato il più grande nelle intuizioni; ha saputo scegliere soluzioni tattiche che sembravano azzardate ma che hanno portato al successo. Dal punto di vista tattico invece Conte mi ha dato tantissimo. Quando è arrivato in Nazionale ha proposto più moduli – dal 4-2-4 al 4-3-3 fino al 3-5-2 – ma noi sapevamo esattamente cosa fare in ogni situazione, acquisendo così conoscenze preziose. Inoltre con Gattuso al Milan venivamo da un momento molto complicato e lui mi disse: ‘Leo, ora servono le cose semplici’. Ventura, a Bari, ha lasciato il segno con la sua idea di gioco sulle punte… Ho segnato tutto su un quaderno, perché queste esperienze mi hanno acceso la passione di diventare allenatore”.
Nel concreto, Bonucci spiega il suo lavoro all’interno dello staff: “Il nostro mestiere spazia dall’analisi tecnica alla cura dell’aspetto umano. Allegri, ad esempio, è un fenomeno nel non farsi mai condizionare negativamente e nel non lamentarsi. Il lavoro ‘sporco’ lo facciamo noi collaboratori, ma con il ct ci confrontiamo spesso su dati e informazioni per valutare lo stato psico-fisico dei giocatori. Una volta alla settimana facciamo un punto preciso e Gattuso ci fa sentire importanti, cosa che sprona a dare sempre di più”.
Parlando delle qualità di Gennaro Gattuso, Bonucci non ha dubbi: “Fa sentire importanti tutti i componenti della squadra. Personalmente mi occupo di preparare calci piazzati offensivi e difensivi. Se non sei credibile con i giocatori e non trasmetti fiducia, non vai da nessuna parte”.
Non poteva mancare un riferimento al passato da giocatore: “Sì, quell’esperienza aiuta. Rino è molto incisivo nel richiedere attenzione e disciplina, e vuole che tutte le indicazioni vengano seguite al 100%. Una delle cose più belle è stata la scelta di giocare a Bergamo, la nostra prima partita su suolo nazionale dopo tanto tempo: c’era un’atmosfera e un’energia incredibile, sembrava di essere in campo con 23mila persone. Quando chiesero a Rino se fosse la scelta giusta, lui lo sentì e noi lo appoggiammo. È stata un’esperienza molto simile a un Europeo. Ora speriamo di andare lì con tifosi italiani a sostenerci. Dobbiamo dare il 110%, bisogna vivere l’entusiasmo del volerci arrivare, e non la pressione del doverci arrivare. Quando succede questo, la fatica diventa secondaria”.
Infine, Bonucci si è rivolto direttamente a due giovani calciatori sotto osservazione azzurra: “Ekhator, ti seguiamo con attenzione e massimo impegno. Vergara, complimenti: hai tantissimo da lavorare, ma questi sono segnali importanti. Hai una bella energia, se la indirizzi per il verso giusto ti potrà dare tanto, ma devi rimanere sempre concentrato. Se sbagli, ci sarà chi non ti risparmierà le critiche”.