Ital-Inter perde in Bosnia, gli altri club non aiutano l’Italia

Ital-Inter perde in Bosnia, gli altri club non aiutano l'Italia

Cronaca

Una serata amara per l’ItalInter che a Zenica vede svanire il sogno mondiale, in una sfida che certifica ancora una volta le difficoltà di una formazione nerazzurra incapace di brillare nei momenti decisivi. A pesare sul risultato finale sono stati gli errori individuali, Bastoni indicato come il principale responsabile della débâcle, insieme a una prova deludente di Dimarco, mentre spicca la giovane promessa Pio Esposito, simbolo di un futuro azzurro ancora da costruire, ma non un pilastro nel presente.

Quello che emerge con chiarezza è che il blocco di giocatori targati Inter conferma un persistente problema di mentalità nelle gare che contano, riproponendo uno strisciante senso di fragilità che in passato ha condizionato la squadra in notti europee emblematiche come Istanbul o Monaco.

Manca il supporto degli altri club italiani. Se si guarda alla classifica di Serie A e si considera la nazionalità dei giocatori disponibili per la Nazionale, la situazione sembra ancora più preoccupante. Dietro l’Inter, che conta diversi italiani nel proprio organico, si trova il Milan, capace di schierare solo due italiani – escludendo i portieri – ovvero Bartesaghi, giovane classe emergente, e Gabbia, che avrebbe potuto essere convocato ma non è solito partire titolare.

Il Napoli, guidato da Antonio Conte, presenta un numero maggiore di italiani a disposizione: tre sono attualmente protagonisti (Meret, Buongiorno e Politano), mentre senza gli infortuni di Di Lorenzo e Vergara il numero sarebbe salito a cinque. Questa dimensione racconta di un club che investe e punta sul talento nazionale, ma la situazione si complica guardando oltre.

Al quarto posto in questa particolare graduatoria sembra addirittura emergere una squadra “straniera”, come il Como, che per caratteristiche tecniche e di rosa non può considerarsi una fucina di talenti azzurri. Le altre big, come Juventus, Roma e Atalanta, che fanno leggermente meglio con 3, 3 e 4 italiani rispettivamente, mostrano però un limite simile: non dispongono di un ampio ventaglio di giocatori di nazionalità italiana realmente competitivi per il progetto nazionale.

Il risultato è che il commissario tecnico, Antonio Conte, si trova costretto a gestire non una vera e propria selezione di talenti da cui attingere, ma una ristretta cerchia di giocatori da cui sopravvivere e scegliere quasi per necessità, più che per ampiezza di opzioni. Un problema che va ben oltre la singola partita e che tocca la profondità della nostra Serie A, con effetti evidenti anche nelle prestazioni internazionali.

Questa situazione pone serie domande sul presente e sul futuro della Nazionale italiana, portando a riflettere sull’importanza di rinnovare e valorizzare i giovani talenti italiani in un campionato che, per la sua vocazione sempre più internazionale, fatica a mettere in luce le eccellenze nostrane.