L’incubo impietoso si ripete: l’Italia non sarà ai prossimi Mondiali. Per la terza edizione consecutiva, la squadra azzurra, quattro volte campione del mondo, dovrà assistere al torneo iridato soltanto da spettatrice, dopo la drammatica eliminazione ai rigori contro la Bosnia ed Erzegovina nello spareggio decisivo. Un risultato che scuote il calcio italiano e porta a una profonda riflessione sul futuro della Nazionale e dell’intero sistema calcio in Italia.
Sandro Sabatini, giornalista esperto e voce autorevole del panorama sportivo italiano, ha voluto esprimere il suo pensiero attraverso il suo canale YouTube (SandroSabatiniOfficial), con parole che suonano come una durissima accusa ma anche come un appello a trovare responsabilità e coraggio. Sabatini non risparmia critiche a dirigenti, giocatori e tecnico Antonio Conte, evidenziando una frattura insanabile tra le promesse e i risultati.
Con decisione afferma: “Ora basta, però. Se si pensa che si possa coprire tutto con il ritorno del campionato, con le polemiche sul VAR, sugli arbitraggi o sulle faide tra club come Juventus, Inter, Milan o Napoli, ci si sbaglia di grosso. Stavolta il fallimento è palese e non si può più ignorare. Dall’alto, da Gravina fino a Buffon, da Gattuso a Bonucci, e agli stessi giocatori, sembra che non ci si renda conto di cosa sia successo. Basterebbe smetterla con frasi tipo ‘siamo stati eroici’, come ha detto il presidente della FIGC. Quel termine è riservato a chi ha vinto il Mondiale, non a chi viene eliminato così.”
Il giornalista si sofferma in particolare sul capitano e leggenda azzurra, Gianluigi Buffon, che recentemente ha detto: “Vado avanti fino a giugno e poi vedremo“. Sabatini replica senza mezzi termini che la gestione del fallimento non può essere superficiale: “Non funziona così. Se fossi in lui mi presenterei subito con una mossa inequivocabile: dimissioni. Sarebbe un gesto di responsabilità, che forzerebbe anche altri a riflettere sulla propria posizione. Senza questo segnale netto, il dramma non sarà percepito a pieno. Anche Gattuso, se non si dimette, non fa capire la reale portata di questa disfatta.”
Un ulteriore punto di tensione riguarda le parole del presidente Gravina, che aveva definito dilettanti atleti di altri sport come la pallavolo e il tennis (riferendosi ad esempi come Sinner e Antonelli). Sabatini reagisce con forza a questa definizione: “È una frase fuori luogo che offende milioni di italiani appassionati di altre discipline. Forse gli altri sport ottengono risultati maggiori proprio perché sono più esigenti nella selezione dei talenti e nella gestione degli atleti.”
Infine, un passaggio sull’operato di Leonardo Bonucci, ancora calciatore ma influente nella gestione degli azzurri. Sabatini si chiede retoricamente: “Perché ci si accanisce solo contro l’allenatore Gattuso, quando invece è il terzo allenatore che stila la lista dei rigoristi, la decisione più decisiva della partita contro la Bosnia? E qual è il compito reale del tecnico nel contesto di una Nazionale così frammentata?” Un interrogativo che fa luce sulle dinamiche interne della squadra, forse logorata da mancanza di leadership e responsabilità.
Conclude poi evidenziando la differenza tra giocatore e dirigente: “Fare il dirigente è una cosa ben diversa – sottolinea – serve esperienza e determinati requisiti. Buffon potrebbe essere una risorsa in questo senso, ma non si possono più commettere errori di impostazione.
In un calcio italiano ancora scosso, dunque, l’eliminazione dal Mondiale rappresenta un punto di svolta cruciale, un monito per far ripartire con concretezza e ambizione il progetto azzurro, partendo da una riflessione amara ma necessaria sulle responsabilità di tutti gli attori coinvolti, dal presidente federale agli ultimi calciatori scesi in campo. Nel frattempo, la Serie A – con squadre come il Napoli guidato da Antonio Conte – prosegue regalandoci emozioni diverse, ma con l’obbligo morale di riconquistare, un giorno, la fiducia perduta del calcio mondiale.