Nazionale: sponsor pronti a sostenere Conte, differenze 2014

Nazionale: sponsor pronti a sostenere Conte, differenze 2014

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Antonio Contenazionale italiana di calcio. La definitiva rottura consensuale con il Napoli sembra sempre più imminente, un passo necessario per liberare il tecnico salentino dal contratto in essere e riaccendere così il suo rapporto con la maglia azzurra, a distanza di dieci anni dalla sua precedenza esperienza da commissario tecnico, durata dal 2014 al 2016.

Un ritorno alla guida della nazionale italiana che appare del tutto fattibile, soprattutto in vista delle elezioni federali del prossimo 22 giugno. In questa tornata elettorale, infatti, Giovanni Malagò sembra partire favorito rispetto a Giancarlo Abete per la presidenza della FIGC, condizione che potrebbe favorire la nomina di Conte. Sul tavolo, però, permangono anche questioni economiche non di poco conto.

L’attuale accordo tra Conte e il Napoli ĆØ particolarmente oneroso: il tecnico percepisce uno stipendio che può raggiungere, bonus inclusi, i 9 milioni di euro netti, cifra che lo rende l’allenatore più pagato dell’intera Serie A. Una remunerazione quasi doppia rispetto ai circa 4 milioni di euro che percepiva da commissario tecnico negli anni della sua prima esperienza azzurra, importo giĆ  di per sĆ© superiore alla media federale. Nel 2014 a supportare quell’investimento economicamente rilevante fu anche la spinta decisiva di alcuni sponsor, in primis Puma, che permisero alla FIGC di chiudere positivamente la trattativa. Oggi però ĆØ da verificare se un simile scenario possa riproporsi.

È fondamentale sottolineare un punto chiave: gli sponsor offrono supporto finanziario, ma non sono loro a scegliere il commissario tecnico della nazionale. Nel 2014, la candidatura di Conte fu favorita da un allineamento di interessi, comprendente anche quello del brand tedesco Puma. Se si dovesse replicare, sarà però necessario valutare la reale disponibilità degli sponsor attuali ad aumentare il proprio impegno economico, considerando il contesto ben più complicato.

Da notare che rispetto a allora vi ĆØ una differenza sostanziale: se nel 2014 l’Italia arrivava da un Mondiale deludente ma comunque disputato, oggi la situazione ĆØ più complessa. Dal 2023 gli azzurri sono sponsorizzati da Adidas, ma l’immagine della nazionale ĆØ stata fortemente minata da ben tre fallimenti consecutivi alle qualificazioni mondiali, un dato che pesa profondamente sull’appeal commerciale. Per una azienda che investe per vendere magliette e alimentare il proprio business, supportare una squadra con questi risultati non rappresenta esattamente l’affare migliore.

Proprio per questo motivo negli attuali accordi contrattuali sono stati previsti dei malus, che sono scattati subito dopo il clamoroso tracollo di Zenica, il momento simbolo del crollo azzurro. Resta tutto da valutare se gli sponsor saranno realmente disposti a incrementare la loro puntata su un progetto che al momento non può vantare risultati vincenti, o se questi condizionamenti saranno un ostacolo in più nella trattativa per riportare Antonio Conte alla guida della nazionale italiana.

Il nodo economico, assieme alle dinamiche federali, sarà centrale nei prossimi giorni per definire la soluzione di quello che potrebbe essere uno dei ritorni più significativi nel calcio italiano, con Conte pronto a lasciare il Napoli per una sfida che profuma di riscatto e rilancio a livello internazionale.