Anguissa, lesione all’adduttore: stop e obiettivo Frosinone. Allegri studia il piano B

Anguissa, lesione all’adduttore: stop e obiettivo Frosinone. Allegri studia il piano B

La diagnosi è arrivata a 48 ore dal pari di Firenze, come spesso succede in questi casi. Lesione miofasciale di basso grado all’adduttore lungo della coscia destra: niente fratture da titolo shock, ma abbastanza per rimettere Zambo Anguissa ai margini del gruppo. Il Napoli se l’aspettava. Frank arrivava già da giorni complicati, era sceso in campo al Franchi in extremis, e quei dolorini che non sembrano un vero infortunio poi, quando chiedi al fisico il massimo, ti fermano lo stesso.

Allegri lo aveva messo in conto subito dopo la Fiorentina: recuperarlo in sosta. L’obiettivo resta quello. In una decina di giorni Zambo potrebbe rientrare, lavorare a Castel Volturno, saltare la Nazionale e puntare alla ripresa. Il primo vero appello ufficiale è chiaro: Frosinone, 10 ottobre, Maradona, ore 20:45. Convocazione possibile, non garantita. Dipenderà da come risponde il muscolo, giorno dopo giorno.

Dieci-quindici giorni di stop: perché pesa più di una semplice pausa

Lo staff parla di uno stop intorno ai quindici giorni. Non è una condanna, ma non è neanche un raffreddore. Con questi fastidi le tempistiche si riscrivono ogni mattina: valutazioni, carico, regressione. Anguissa aveva appena spazzato via i soliti complotti da social sulla forma fisica e sul suo status in scadenza di contratto. Adesso si ricomincia da capo. Un peccato, perché in mezzo al campo Frank è quantità e qualità insieme: il tipo di centrocampista che Allegri aveva scelto come corazziere già in ritiro.

Il bilancio di stagione, fin qui, parla chiaro. Arsenal e Bologna già saltate; Firenze di fatto non conta come gara piena. Tre settimane di sosta diventano quindi un tunnel obbligato: o esce più fresco, o il centrocampo azzurro resta corto proprio quando serve girare la stagione. Senza di lui le rotazioni si assottigliano, e Max deve inventarsi soluzioni. Non è un dettaglio da infermeria: è un problema di identità della mediana.

C’è anche il capitolo contratto, che non sparisce solo perché il ginocchio o l’adduttore fanno i capricci. Scadenza vicina, dialogo sul prolungamento non proprio in discesa: quando un pezzo così importante è fuori e anche “di mercato”, la piazza si agita. Il forzanapoli lo sa: Anguissa non è un ricambio, è un pilastro. Toglierlo dal puzzle cambia l’intero disegno.

I numeri che fanno pensare allo scudetto (e quelli che fanno paura)

Il Mattino ha tirato fuori un dato che fa discutere. Nelle due stagioni in cui Anguissa ha saltato meno partite, il Napoli ha poi alzato lo scudetto. Nel 2022-23: due gare out, quattordici giorni di stop, terzo tricolore della storia. Nel 2024-25, con Conte in panchina: una ventina di giorni in infermeria, di nuovo solo due partite saltate, quarto scudetto. Caso? Forse. Ma sotto gli occhi di tutti c’è ciò che Zambo dà in quantità e qualità quando resta in campo: stravolge un reparto, spesso una squadra intera.

Il rovescio della medaglia è altrettanto netto. Nella scorsa stagione sono stati circa centoventi i giorni ai box, tra pluri-infortuni e problemi alla schiena, con ventiquattro partite a guardare i compagni. Nel 2021-22 otto gare saltate e oltre quaranta giorni fuori; nel 2023-24, anno del decimo posto, trentanove giorni e cinque assenze. Il ruolino parla da solo. Quando Frank c’è, il Napoli respira diversamente. Quando manca, qualcuno deve prendere i suoi duelli, i suoi recuperi, la sua presenza in transizione. Non è un compito da copiare con un click.

Per questo lo stop attuale, anche se di basso grado, non va archiviato con una scrollata. Allegri ha bisogno di versioni affidabili in mediana. E il camerunese, quando è al cento per cento, è ancora quel tipo di giocatore che tiene insieme le fasi. La sosta, stavolta, deve portare consiglio e guarigione: altrimenti il piano di rimonta dopo i sette punti in cinque giornate diventa ancora più ripido.

Il piano B di Allegri: 4-4-2, Lucca-Højlund o De Bruyne-Vergara dietro la punta

Mentre Anguissa cura l’adduttore, Max sfrutta la pausa per ridisegnare l’assetto. Due idee sul tavolo, secondo quanto filtrato in queste ore. La prima è un 4-4-2 con due punte pure: Lorenzo Lucca e Rasmus Hojlund. Un tandem fisico che riempie l’area, cambia il volto offensivo e chiede agli esterni di lavorare di più in ampiezza. È una scelta da “non ci basta più la qualità tra le linee, ci serve peso sotto porta”.

L’alternativa è un 4-4-1-1 di qualità: Højlund davanti e dietro di lui una seconda punta mobile. Qui si contendono la maglia Kevin De Bruyne e Antonio Vergara, pronti a muoversi tra le linee per servire il danese. Meno urto, più inventiva. Con Anguissa fuori o a metà servizio, una mediana più corta o diversa diventa quasi obbligata: o raddoppi in area, o aumenti la qualità dell’ultimo passaggio. Allegri ha tempo di testare entrambe le letture prima del Frosinone.

In mezzo ci sono anche le buone notizie dell’infermeria — McTominay, Meret, Marianucci in avvicinamento — e l’amichevole con l’Avellino in programma per tenere vivo il ritmo senza i nazionali. Ma il dossier Anguissa resta centrale. Perché senza il suo motore a Castel Volturno, qualunque modulo nuovo rischia di restare uno schema su carta. La diagnosi di basso grado lascia una porta aperta verso ottobre. La storia recente di Frank, però, insegna che con lui le porte vanno controllate ogni giorno.

Sintesi della giornata: lesione all’adduttore, stop da gestire in sosta, obiettivo Frosinone, e un Allegri già al lavoro sul piano B. Il Napoli non può permettersi di perdere troppo a lungo il suo corazziere. Non dopo Firenze, non con i distacchi che già pesano in SerieA, non con una mediana che senza Zambo diventa subito più fragile. Adesso tocca al fisico rispondere. E alla panchina trovare le alternative giuste, finché lui non torna a fare il Frank di sempre.