Hojlund, solo 15 tocchi in area in 6 partite: Allegri chiede quantità. La sosta per sbloccare il nove

Hojlund, solo 15 tocchi in area in 6 partite: Allegri chiede quantità. La sosta per sbloccare il nove

Sette gol in sei gare ufficiali. Un inizio che, nell’era De Laurentiis, ricorda i momenti più opachi. E al centro di tutto c’è lui: Rasmus Hojlund, il nove da cinquanta milioni che doveva essere la freccia e invece, per ora, rischia di diventare il simbolo di un attacco in affanno. Gazzetta e Corriere dello Sport oggi batteranno lo stesso tamburo: appena 15 tocchi in area di rigore in sei partite. Un numero che fa male, soprattutto se lo confronti con Lautaro (48) o Malen (47). Il Napoli aspetta il vero Hojlund. E Allegri non nasconde cosa pretende.

I numeri che spiegano la solitudine del danese

Due reti, entrambe da fuori area, costruite praticamente da solo: Como e Inter. Gol d’autore, sì, ma senza peso in classifica, perché in entrambe le occasioni gli azzurri sono usciti a mani vuote. In 439 minuti tra campionato e Champions, zero assist e una media di 0,8 tiri nello specchio a partita. Troppo poco per un centravanti chiamato a fare la differenza negli ultimi sedici metri.

Il punto, però, non è solo quanto Hojlund sbaglia sotto porta: è quanto raramente ci arriva. Costretto spesso a giocare spalle alla difesa, in modalità “sponda”, il danese ritocca con la mano il film già visto sotto Conte: poca profondità da attaccare, troppa lotta corpo a corpo, palloni sporchi. Contro le difese basse – e in Serie A ne trovi a iosa – lo spazio per correre sparisce. E quando sparisce lo spazio, al nove resta la malizia: movimenti corti, timing, cattiveria nell’area piccola. Proprio lì Allegri chiede il salto.

Dopo il pareggio con la Fiorentina, il conto è ancora più chiaro: sette punti, meno sei dalla zona scudetto, un attacco che non punge. Non è un caso se Max ha parlato di scelte sbagliate negli ultimi venticinque metri. La manovra ha le sue colpe – se il pallone non arriva pulito, finalizzare diventa un’impresa – ma al danese viene chiesta più «quantità realizzativa»: farsi trovare nel cuore dell’area e alzare la frequenza delle conclusioni.

Cosa vuole Allegri (e perché la sosta può cambiare tutto)

Massimiliano Allegri conosce il giocatore e conosce i limiti della rosa. Finora ha gestito le forze di Hojlund sostituendolo in tutte e sei le gare da titolare. Un segnale di attenzione atletica, non di sfiducia. Ma il tecnico toscano sa anche che, senza un nove dominante, ogni discorso su moduli e mediocampisti resta incompleto. Puoi passare al 3-4-2-1, puoi affiancargli Lorenzo Lucca in un 4-4-2, puoi chiedere a De Bruyne di giocargli alle spalle: se l’area resta deserta, il gol resta un’eccezione.

La sosta lunga – ripresa il 10 ottobre al Maradona contro il Frosinone – è l’occasione per ripartire dagli ultimi metri. Lavorare sulla qualità dell’ultimo passaggio, sui tempi di inserimento, sulla sintonia tra trequartista e punta. Hojlund, quando trova campo davanti, sa essere devastante: lo ha dimostrato. Il problema nasce quando la difesa si chiude e bisogna vincere la battaglia nello stretto. Lì serve malizia da vero bomber, non solo potenza in progressione.

C’è anche il tema alternatives: Lucca finora ha inciso poco, e la piazza lo sa. Per questo il club guarda già a gennaio. Ma prima di aprire il mercato invernale, Allegri vuole (deve) sbloccare ciò che ha in casa. Perché un Napoli che investe cifre importanti su un centravanti non può permettersi di vederlo isolato come un’isola deserta in mezzo al campo.

Dal confronto con le big al piano concreto

Il confronto con gli altri attaccanti top fa male, ma serve: Lautaro e Malen toccano più del triplo dei palloni in area. Douvikas e Kolo Muani, pure criticati, ne hanno giocati circa il doppio. Non è solo talento individuale: è costruzione offensiva, densità, coraggio di verticalizzare. Il Napoli di queste settimane ha prodotto poco veleno. Sette reti in sei gare ufficiali sono lo specchio di una fase di involuzione che coinvolge l’intero reparto, non solo il numero 19.

Nei prossimi giorni a Castel Volturno, con i nazionali fuori e qualche amichevole in programma, Max avrà tempo per testare meccanismi nuovi. Più cross, più inserimenti da seconda punta, più Hojlund a giocare fronte alla porta. Oppure un tandem fisico con Lucca per riempire l’area e obbligare le difese a scegliere. Qualunque sia la soluzione tattica, l’obiettivo resta uno: rimettere il danese al centro del villaggio. O meglio, al centro dell’area.

La piazza aspetta segnali. Il scudetto oggi è lontano, la Champions da riconquistare sul campo. Ma il primo passo è concreto e misurabile: far arrivare palloni puliti a Rasmus Hojlund e pretendere da lui quella quantità realizzativa che Allegri ha messo nero su bianco. Se nella sosta gli ingranaggi tornano a combaciare, a ottobre potremmo rivedere il nove che il Napoli ha comprato. Quello vero. Quello che attacca l’area, non solo lo spazio.