Sette punti in cinque giornate, un ko in Champions League con l’Arsenal e una piazza che già parla a voce alta: il Napoli di Allegri ha chiuso il primo pezzo di SerieA con più domande che risposte. La sosta per le nazionali arriva come un respiro forzato. E proprio in queste ore, mentre i tifosi cercano spiegazioni, circolano voci di tensione interna, di possibili dimissioni o di un esonero lampo. La realtà, però, resta un’altra: De Laurentiis non ha messo in discussione il tecnico, e Max resta al suo posto. Solo, sì. Ma non abbandonato.
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ToggleVoci di addio, segnali opposti dalla società
L’avvio azzurro non ha rispettato le aspettative. Due vittorie (Genoa e Bologna), un pareggio amaro con la Fiorentina, le sconfitte con Inter e Como: sette punti che fanno rumore, soprattutto dopo lo Scudetto recente e dopo l’arrivo di un allenatore di peso come Massimiliano Allegri. In città qualcuno ha già iniziato a costruire scenari di rottura. Si parla di incomprensioni, di clima non sereno, di un rapporto da verificare. Niente di nuovo, in fondo: a Napoli le voci corrono più veloci dei resultati.
Le fonti più accreditate, però, smontano il racconto dell’addio imminente. Né il club né il mister avrebbero mai messo sul tavolo l’ipotesi di separarsi. Qualche problema reale c’è — e la sosta serve proprio a sistemarlo — ma la linea di Aurelio De Laurentiis resta quella della continuità. Allegri lavora, Allegri corregge, Allegri alza i toni quando serve. Non è un tecnico che chiede scuse pubbliche: chiede punti. E sa che la ripresa del 10 ottobre, al Maradona contro il Frosinone, sarà il primo esame vero dopo questa falsa partenza.
Il messaggio politico è chiaro: niente panico da settembre, niente nomi in soffitta, niente trama parallela. La fiducia c’è. Quello che manca, per ora, è il gioco. E su quello Max intende mettere le mani senza interferenze.
McTominay è tornato: 17 giorni dopo, e nessuno ad aspettarlo
Nel mezzo della crisi arriva una buona notizia che sa di solitudine. Scott McTominay è rientrato a Castel Volturno dopo diciassette giorni dall’ablazione cardiaca dello scorso 8 settembre. Lo scozzese ha trascorso il periodo di riposo assoluto in patria, ha ricevuto il via libera dallo staff medico e oggi riparte con lavoro individuale. Un recupero fondamentale per Allegri, che ha bisogno di sostanza fisica e leadership in mezzo al campo, soprattutto con Anguissa ancora fuori per la lesione all’adduttore.
Il dettaglio che fa discutere, però, è un altro: al rientro McTominay non ha trovato ad attenderlo nemmeno un dirigente. Un’immagine che racconta meglio di mille comunicati il momento del Napoli: Allegri che gestisce la crisi sul campo, la società impegnata su altri fronti (stadio, Qualiano, agenda istituzionale), e i pezzi importanti della rosa che tornano senza fanfara. Non è un processo a De Laurentiis: è una fotografia. E nella fotografia si vede un tecnico che, almeno in questa fase, appare solo contro la tempesta.
I tempi del rientro restano prudenti. Nessuna forzatura, nessuna data scolpita nella pietra. L’obiettivo dichiarato è il Frosinone del 10 ottobre, ma solo se il fisico risponderà seduta dopo seduta e se arriverà l’idoneità sportiva senza ombre. McTominay non è stato convocato dalla Scozia per la Nations League: tre settimane intere a disposizione, senza impegni internazionali a rubare energie. Per Allegri è oro colato.
La sosta come laboratorio: Hojlund, modulo e ripartenza
Con la classifica ferma e i nazionali sparsi per l’Europa, Castel Volturno diventa laboratorio. Allegri vuole far arrivare più palloni a Rasmus Hojlund, finora fermo a due gol — entrambi da fuori area — e ancora troppo poco coinvolto nella manovra. Quindici tocchi in area in sei partite non bastano per un nove da 70 milioni. Max lo ha già detto chiaro: serve quantità, serve cattiveria, serve un Napoli che smetta di girare a vuoto davanti alla porta.
Sul piano tattico restano aperte più piste. Dopo aver assecondato a lungo il 4-3-3 caro alla piazza, Allegri studia soluzioni alternative, difesa a tre inclusa, per dare equilibrio a un centrocampo corto e a un attacco ancora spuntato. La sosta è il momento giusto per provarle senza l’ansia del sabato sera. Poi, il 10 ottobre, si torna al Maradona e si vedrà se le idee reggono il primo collaudo pubblico.
In sintesi: le voci di dimissioni o esonero fanno rumore, ma non trovano riscontro nei fatti. De Laurentiis tiene Allegri. McTominay è tornato, anche se senza dirigenti ad aprirgli la porta. Hojlund aspetta più palloni, la rosa aspetta i recuperi, la piazza aspetta una scossa. Allegri, da solo o meno, ha tre settimane per cambiare il racconto di questa stagione. Altrimenti, a ottobre, le voci di oggi potrebbero diventare qualcosa di più concreto.