Difesa a tre, Allegri ha l’imbarazzo della scelta: otto nomi per tre posti

Difesa a tre, Allegri ha l’imbarazzo della scelta: otto nomi per tre posti

Fino a poche settimane fa a Castel Volturno si contavano i difensori sulle dita di una mano. Ora il problema è diventato l’opposto: troppi candidati, pochi posti. Massimiliano Allegri sta provando la difesa a tre in vista del Frosinone del 10 ottobre e sulla carta ha otto profili per tre caselle. Dall’emergenza alla folla, in un battito di ciglia.

Il Napoli cambia passo anche nel modo di difendersi. Non è solo una scelta di numeri: è un ritorno a un linguaggio che Allegri conosce bene, quello della Juventus e dell’ultimo Milan, e che in azzurro aveva già assaggiato con Conte nel 3-4-2-1 dell’anno scorso, Supercoppa inclusa e secondo posto finale. Ora, però, la rosa offre alternative vere su ogni lato.

A destra c’è folla: Beukema, Di Lorenzo e Marianucci

Nelle sedute a Castel Volturno il braccetto destro è spesso Sam Beukema. Conte lo aveva già usato lì e i numeri della scorsa stagione lo dipingono come il miglior costruttore della retroguardia. Ma su quel lato, come scrive il Corriere dello Sport, «c’è folla e c’è abbondanza».

C’è Giovanni Di Lorenzo, ora impegnato in Nazionale: marcatore naturale di destra, corsa, inserimenti e regia difensiva. E c’è Luca Marianucci, il primo a tornare disponibile dopo l’infortunio di agosto contro il Celta Vigo. Proprio sulla fascia destra, intanto, torna a circolare anche il nome di Dodò: il mercato non dorme mai, anche quando la rosa sembra già piena.

Tre profili diversi, tre modi di interpretare lo stesso ruolo. Allegri dovrà scegliere in base all’avversario, allo stato di forma e a quanto vorrà spingere sulla costruzione dal basso. Non è un dettaglio: dopo la sosta arrivano nove partite in meno di un mese. Le rotazioni non saranno un vezzo, ma una necessità.

Al centro Rrahmani, a sinistra Marin, Badiashile e Olivera

Il perno non si discute. Amir Rrahmani ha lasciato la nazionale kosovara, ha sfruttato la sosta per rifiatare e ha appena rinnovato fino al 2029. È il punto fermo. Se serve un’alternativa al centro, può esserci anche Benoît Badiashile, arrivato a cifre vicine a quelle di McTominay e Lobotka e ancora in cerca di continuità dopo i dieci minuti finali di Milano contro l’Inter.

A sinistra, nelle prove, si vede spesso Rafa Marin, finora il partner più frequente di Rrahmani per necessità. Quel posto, però, «era di Buongiorno e tornerà suo» quando il centrale piemontese sarà di nuovo disponibile. I tempi, però, sono lunghi: non prima della fine del 2026. Nel frattempo Badiashile può fare il braccetto sinistro o il centrale puro, mentre Mathias Olivera — ora in Nazionale uruguaiana, dove gioca già da centrale in una difesa a due — con Conte aveva marcato sia a destra sia a sinistra.

Otto nomi, tre posti, infinite combinazioni. Il terzetto delle prove continua a chiamarsi RBR — Beukema, Rrahmani, Marin — ma è solo un punto di partenza. Il Corsport lo sottolinea bene: i moduli, oggi, sono indicazioni della vigilia, non dogmi. Contano i movimenti, le letture, la capacità di cambiare pelle in corsa.

Perché Allegri torna al tre (e perché il campo deciderà)

Allegri non inventa: riprende un’idea che gli ha dato soddisfazioni. Un centrocampista in meno, un difensore in più, la stessa formula offensiva. Per lo SSC Napoli non è nemmeno una novità assoluta: da novembre dello scorso anno Conte aveva già spostato la squadra sul 3-4-2-1, con risultati concreti. La differenza, adesso, è la profondità. Non più scelte forzate, ma concorrenza sana.

Il calendario, dopo la sosta, non lascia scampo: densità di impegni, viaggi, recupero. Chi parte titolare a Frosinone potrebbe non esserlo sette giorni dopo. E chi oggi è “solo” alternativa — Marianucci, Badiashile, Olivera, lo stesso Di Lorenzo se Allegri preferisse il braccetto costruttore — può diventare decisivo nel giro di una settimana.

«Lo dirà il campo se il tre, nel caso, sarà davvero il numero perfetto», avverte il Corriere dello Sport. Finché non arriva il verdetto del rettangolo verde, a Castel Volturno resta un lusso raro in Serie A: l’imbarazzo della scelta in difesa. Dall’emergenza alla folla, il Napoli di Allegri ha finalmente i pezzi giusti per costruire — e ruotare — senza paura.