Squalificato, fuori dai giochi, eppure ancora lì. Mentre a Napoli Massimiliano Allegri contava le assenze e sperava di riabbracciare almeno lui, Kevin De Bruyne è rimasto in ritiro con il Belgio fino all’ultimo, seguendo da spettatore una partita che non poteva giocare. Una scelta che oggi diventa un caso, perché la domanda se la fanno in tanti: perché il belga non è tornato prima a Castel Volturno, in una settimana in cui il Napoli ha bisogno di tutti?
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ToggleLa squalifica e quei giorni persi
Ricostruiamo. KDB si era preso un giallo già nella sfida contro la Francia del 28 settembre e, con il regolamento di Nations League che manda in diffida alla prima ammonizione, il cartellino rimediato contro la Turchia, nella serata della sua doppietta, gli è costato la squalifica per il ritorno contro i francesi. Tradotto: niente partita a Saint-Denis, dove poi il Belgio è stato travolto per 4-1 dalla Francia di Zinedine Zidane, ribaltato nel finale dai cambi dei Bleus dopo il vantaggio di Lukebakio.
Proprio quella squalifica, a Napoli, era stata letta quasi come una buona notizia. Con De Bruyne fuori dalla lista per l’ultima gara, c’era la speranza concreta di vederlo rientrare in anticipo e mettersi a lavorare con il gruppo in vista del Frosinone, sabato sera alle 20:45 al Maradona. Invece niente. Il campione ha passato una serata da tifoso a Parigi e, secondo quanto riportato, rientrerà oggi o addirittura domani, concedendosi ancora qualche ora di riposo dopo aver salutato i compagni lo scorso 27 settembre.
La versione di Repubblica: non l’ha chiesto lui
A sollevare il caso è stata Repubblica Napoli, che non usa mezzi termini. Sulla carta, l’ultima parola sui permessi spetta sempre alla federazione. Ma, secondo il quotidiano, è difficile credere che il Belgio abbia detto no a un giocatore con lo status di De Bruyne. L’ipotesi più realistica è un’altra: il belga semplicemente non lo ha chiesto. Se lo avesse fatto, il via libera sarebbe arrivato quasi certamente. E così Allegri, che lo aspettava a Castel Volturno, è rimasto ad aspettare. Invano.
Il ritratto che ne esce è quello di un campione da prendere o lasciare. Repubblica ricorda anche un precedente della scorsa stagione: dopo l’infortunio, De Bruyne sparì per mesi e non si fece sentire nemmeno per complimentarsi con i compagni dopo la vittoria della Supercoppa Italiana. Dettagli che, presi uno per uno, possono sembrare piccoli, ma che messi in fila raccontano un rapporto con l’ambiente tutt’altro che caldo.
Sei milioni e un carattere tollerato
Il passaggio più duro riguarda il modo in cui il club ha sempre gestito il personaggio. Il Napoli, al netto degli screzi con l’ex staff tecnico di Antonio Conte, ha sempre tollerato i modi distaccati e a volte scontrosi del belga. Da uno che guadagna circa sei milioni netti a stagione, sottolinea il giornale, sarebbe lecito aspettarsi un comportamento esemplare. Persino le frecciate sul gioco della squadra, prima con Conte e ora con Allegri, sono state giustificate e in parte comprese anche da una bella fetta di tifosi.
La filosofia di “Re Kevin” è chiara: è la squadra che deve metterlo nelle condizioni di esaltarsi, come succede in nazionale, e non lui a dover trascinare il gruppo da leader. Una teoria discutibile, chiosa Repubblica, proprio come la scelta di non tornare prima nonostante la squalifica.
E adesso? Allegri ha bisogno del suo genio
Al di là delle polemiche, il punto è tutto di campo. Il Napoli arriva alla sfida col Frosinone con un’infermeria piena: Olivera fermo, Favasuli ko per settimane, Vergara da valutare dopo il problema al polpaccio in Nazionale, e il ritorno di Scott McTominay legato all’ultimo via libera medico dopo l’ablazione dell’8 settembre. In un centrocampo così corto, De Bruyne è la luce di cui Allegri non può fare a meno.
Ecco perché questi giorni persi pesano. Il belga si allenerà poco con i compagni prima di sabato, e toccherà al tecnico decidere come e quanto usarlo. Il talento non è in discussione: lo ha dimostrato anche con la doppietta alla Turchia. Ma a Napoli adesso servono anche altre cose: presenza, spirito di gruppo, voglia di prendersi la squadra sulle spalle nel momento più complicato. Il Maradona, sabato sera, aspetta risposte. Soprattutto da lui.