Dopo il 3-0 al Frosinone il Napoli ha ripreso a respirare. Non è euforia da scudetto, è qualcosa di più concreto: la sensazione che la quaresima delle prestazioni appannate possa essere finita. E proprio con questa fiducia rinnovata la squadra di Allegri vola nella regione valenciana, dove martedì 13 ottobre alle 21:00, all’Estadio de la Cerámica, affronta il Villarreal nella seconda giornata della fase campionato di Champions League.
Nove partite in un mese. Un calendario che fino a sabato scorso faceva paura. Non che la durezza della prova sia diminuita: tra viaggi, recupero e impegno europeo ogni dettaglio conta. Ma è aumentata la fiducia nelle chance della squadra, nella possibilità di uscirne vivi e con i traguardi di stagione ancora alla portata. Il merito? Tre gol, una prestazione oggettivamente buona e un belga che ha rimesso in ordine la musica.
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TogglePragmatismo al Max: un Napoli presentabile in Europa
Allegri aveva fatto discutere. Blocco basso, gestione, critiche sui media: sette punti magri e l’impressione di una squadra in esilio tattico. Contro i ciociari, però, qualcosa è cambiato. Il tecnico ha chiesto di partire a testa bassa, di tenere l’avversario lontano da Meret, di «uccidere» la partita quando il vantaggio c’è. I giocatori lo hanno confermato a microfoni caldi: quella spinta era richiesta dallo staff.
Non è stato caviale. È stata un’ottima minestra, e dopo settimane di freezer si apprezza. Un primo tempo quasi lussuoso, qualche errore di troppo, un secondo tempo gestito senza regalare campi aperti. In conferenza Allegri si è pure lamentato che il 3-0 non fosse arrivato venti minuti prima: meno fatica, più energia da mettere da parte. Calcolo da pragmatista puro. E all’ambiente azzurro quel metodo piace.
Il punto non è reinventare il calcio. È abbigliarsi come chiede la festa quando le condizioni lo permettono. Contro il Frosinone Allegri ha dimostrato di saperlo fare. Se il livello di sabato resta, questo Napoli è presentabile in Europa e può risalire posizioni fino ad agganciare la zona che conta. Speranze fondate. Non certezze. Ma dopo i commenti acidi delle settimane scorse, anche questo è un cambio di clima.
De Bruyne allenatore in campo: il leader che si aspettava da un anno
Poi c’è lui. De Bruyne. Nelle grafiche di formazione sembrava esiliato in mediana, scelta che faceva storcere il naso: un po’ come mettere un direttore d’orchestra a suonare in coda. Nella dinamica del gioco, però, è cambiato tutto. Il belga ha diretto, creato, stimolato. Ha chiuso la pratica Frosinone con il rigore ripetuto e il gol del 3-0. Condizioni fisiche permettendo, quando Kdb dirige la musica il risultato è assai piacevole.
Le squadre hanno bisogno di leader. Il regista è una cosa; il leader è di più. Tocca a lui pensare la partita, tessere il filo della stagione, dare lucidità quando il calendario non perdona. Allegri aveva visto mancare proprio quella lucidità al suo Napoli. Ora, con De Bruyne riconosciuto dal gruppo come capo indiscusso, si va più lontano. I napoletani «questo» De Bruyne lo aspettavano da un anno e passa. Non pare vero che sia arrivato.
È allenatore in campo, in tutto e per tutto. Un fuoriclasse assoluto a cui affidarsi: cosa che al Maradona non avveniva da tempi lontani. Tra Castel Volturno e la Cerámica, con un impegno europeo a tre giorni dal 3-0 e un campionato che riparte subito dopo, quel ruolo diventa decisivo. Chi ha fede preghi: Dio conservi Kevin in salute. Perché se il belga resta in forma, il Napoli ha un’identità in più.
Rientri, rotazioni e la sfida alla Cerámica
Non è solo De Bruyne. Dalla terra di nessuno degli infortuni tornano pezzi importanti. Badiashile rassicura con la sua dominanza fisica. Gilmour offre a Lobotka la possibilità di non arrivare allo stremo ogni tre giorni. C’è Giovane volenteroso, c’è un gruppo che ritrova alternative. E c’è Hojlund come riferimento avanzato, chiamato a fare peso e profondità in una trasferta dove i Submarine non regalano spazi.
In vista del Villarreal Allegri valuta novità senza stravolgere l’assetto. Si parla di McTominay candidato a partire dal primo minuto, di Gilmour accanto a Lobotka, di Politano in corsa per una maglia. Niente rivoluzione: continuità di sistema, avvicendamenti per gestire il carico. Dopo l’Arsenal (0-1) e con i gialli reduce dal 2-3 contro il Dortmund, entrambi cercano punti. Precedenti europei equilibrati, due vittorie a testa e due pari in sei incroci: in Champions, storicamente, gli azzurri hanno già battuto due volte il Villarreal.
La gara si vede su Sky Sport Arena (204), Sky Sport (254), NOW e SkyGo. Ma i numeri TV contano meno della testa. Sabato il Napoli ha dimostrato di poter alzare il ritmo quando serve. Ora deve dimostrare di saperlo fare anche fuori casa, in un contesto europeo, con il jet-lag mentale di nove partite strette. Allegri lo sa: pragmatico sì, ma non cieco. De Bruyne lo sa: leader sì, ma solo se il corpo regge. Il resto della rosa lo sa: i rientri aiutano, le rotazioni servono, i punti in Champions non aspettano.
Si vola a Vila-real con un’idea più chiara di chi si è. Non meravigliosi, presentabili. Non favola, lavoro. Dopo settimane di freezer, la minestra calda di sabato ha rimesso in piedi fiducia e ambiente. Martedì sera, alla Cerámica, si capirà se quella fiducia regge il primo vero test europeo della nuova fase. Il Napoli di Allegri e di De Bruyne è pronto a provarci.