Napoli, la maledizione del Maradona e la riflessione da fare per Spalletti

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Napoli, la maledizione del Maradona e la riflessione da fare per Spalletti

Il Napoli inciampa sul più bello e lo fa di nuovo al Maradona. La squadra di Luciano Spalletti non riesce a cambiare passo in casa, nonostante il sold-out a Fuorigrotta, e trova la quinta sconfitta interna in campionato che significa incredibilmente settimo rendimento interno (29 punti) a fronte viceversa del migliore rendimento d’Italia in trasferta (37 punti con una sola sconfitta) ove trova più spazi giocando di rimessa. E l’incontro, nonostante la buonissima prova della Fiorentina di Italiano che concretizza quasi ogni azione creata, è tremendamente simile alle altre sconfitte interne col Napoli che non la sblocca dopo un buon inizio, va sotto al primo tiro subito e in seguito deve rincorrere concedendo troppi spazi in ripartenza, pagando pure la frenesia negli errori individuali di Mario Rui sul secondo gol e di Rrahmani in uscita sul terzo.

Il Napoli inciampa sul più bello e lo fa di nuovo al Maradona. La squadra di Luciano Spalletti non riesce a cambiare passo in casa, nonostante il sold-out a Fuorigrotta, e trova la quinta sconfitta interna in campionato che significa incredibilmente settimo rendimento interno (29 punti) a fronte viceversa del migliore rendimento d’Italia in trasferta (37 punti con una sola sconfitta) ove trova più spazi giocando di rimessa. E l’incontro, nonostante la buonissima prova della Fiorentina di Italiano che concretizza quasi ogni azione creata, è tremendamente simile alle altre sconfitte interne col Napoli che non la sblocca dopo un buon inizio, va sotto al primo tiro subito e in seguito deve rincorrere concedendo troppi spazi in ripartenza, pagando pure la frenesia negli errori individuali di Mario Rui sul secondo gol e di Rrahmani in uscita sul terzo.

Cambi e sterilità degli esterni
Includendo nella considerazione gli spazi che concede la Fiorentina nella prima mezz’adesso, sono evidenti i limiti in questo anno di gran parte dell’attacco, a partire dagli esterni con Politano (2 gol su azione) e in maggior misura Insigne (1 gol su azione) che sbagliano ogni scelta o conclusione e lasciano troppo isolato lì dinanzi Osimhen, servito poco e male. Tutt’altro che positivo pure il momento di Zielinski a fronte di elementi sicuramente più consistenti ma che restano dietro nelle gerarchie. E la soluzione, come accaduto pure nell’ultima in casa con l’Udinese, arriva pure questa volta soltanto nel secondo tempo.

Mertens ed Osimhen insieme?
Solo 170 minuti insieme, ma 6 gol realizzati con la media di una marcatura ogni 29 minuti. Ed pure con la Fiorentina s’è vista la differenza con l’impatto straordinario del belga e Osimhen più accompagnato e nel vivo del gioco. A fronte dell’anno in questo modo negativa degli esterni, e dei gol che sono tutti raccolti in pochi uomini (Osimhen, Mertens, Fabian e Zielinski), la riflessione dovrà essere affrontata pure da Spalletti che per adesso è trincerato dietro la parola equilibrio, ma il Napoli non realizza più clean sheet, non ha più la miglior difesa e in maggior misura segna con pochi uomini.

Image:Getty

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