Calzona punta al ritorno in Serie A: “Italia priorità”

Calzona punta al ritorno in Serie A: “Italia priorità”

Francesco Calzona, ex commissario tecnico della Slovacchia e passato sulla panchina del Napoli, è intervenuto ai microfoni di Sky Calcio Unplugged con un’analisi profonda sul talento di Khvicha Kvaratkskhelia, calciatore che ha avuto modo di allenare nel club partenopeo. “Credo che la sua crescita fosse quasi scritta nel destino – ha spiegato Calzona –, è un giocatore con doti fuori dal comune. Purtroppo non siamo riusciti a trattenerlo in Italia, ma lui ha fatto un vero e proprio salto di qualità. Ora sta giocando la Champions League da protagonista e si parlerebbe addirittura di Pallone d’Oro, se solo fosse andato al Mondiale. Kvaratskhelia è un fenomeno sotto ogni aspetto ed è un piacere allenarlo.”

Passando al tema del calcio spettacolo rispetto al gioco più equilibrato, Calzona non ha dubbi: “L’equilibrio è la base di tutto. Parto sempre dal presupposto che la fase difensiva sia il primo requisito da organizzare. Solo dopo può arrivare la libertà creativa ai calciatori. A me piace proporre un calcio che possa divertire e attrarre il pubblico allo stadio. Il risultato resta fondamentale, certo, ma il calcio non è solo utilitarismo: guardiamo il Napoli di Sarri, l’Olanda di Cruijff o il Milan di Sacchi, non si ricorda solo chi vince, ma anche chi incanta. Non mi piace un gioco speculare, voglio sempre sentire che la mia squadra possa vincere contro qualsiasi avversario. Quando ero ct della Slovacchia ho provato a instillare questa mentalità per competere alla pari. Guardando indietro, sono molto soddisfatto del lavoro svolto.”

Sul suo futuro professionale, Francesco Calzona ha le idee chiare: “La nazionale ti dà tanto, ma sottrae altrettanto. Le partite sono distanziate di mesi e il tempo per costruire un’identità è pochissimo. Nel mio Slovacchia, avere 22 giocatori su 27 che militano in campionati diversi è stata una sfida enorme, ma gratificante. Allenare un club è cosa diversa, si vive quotidianamente il campo e chi fa questo mestiere cerca proprio questo. Mi piacerebbe tornare a guidare una squadra, con una preferenza per l’Italia, ma non escludo opportunità all’estero. La mia esperienza in Slovacchia è stata formativa, ma la Serie A rimane uno dei campionati più complessi dal punto di vista tattico, grazie a un livello molto alto di preparazione degli allenatori.”

Infine, una riflessione sul momento delicato del calcio italiano: “Non condivido l’idea che in Italia ci siano troppi stranieri o che manchino i talenti. Il vero problema è la mancanza di coraggio nel dare spazio ai giovani. Le nostre nazionali giovanili dominano, ma serve pazienza e la possibilità per questi ragazzi di sbagliare e crescere. Incontrare avversarie con 6-7 calciatrici nati tra il 2003 e il 2007 e vedere come fatichiamo dovrebbe farci riflettere. Bisogna partire da qui, con coraggio. Io stesso ho convocato un ragazzo nato nel 2005, Sauer, che all’epoca giocava ancora nella Primavera del Feyenoord. Non bisogna temere di dare loro spazio in campo.”