Napoli, Ferlaino: “Il vero nemico non era Inter o Juve, ma la camorra”

Napoli, Ferlaino: "Il vero nemico non era Inter o Juve, ma la camorra"

Corrado Ferlaino, storico ex presidente del Napoli e artefice dei primi due scudetti della storia del club partenopeo, si è raccontato con sincerità e passione ai microfoni de Il Mattino in occasione del suo 95° compleanno. Un’intervista intensa, in cui emergono ricordi vividi della sua esperienza alla guida del Napoli, ma anche riflessioni sulla città e sul passato.

Ferlaino ha subito voluto chiarire un aspetto cruciale dei suoi anni da presidente: “Il mio nemico numero uno non era l’Inter o la Juventus, era la camorra a Napoli, ho avuto anche le bombe”. Una confessione netta che riporta alla luce le difficoltà non soltanto sportive, ma anche di ordine pubblico e morale che accompagnarono quegli anni fondamentali per la società azzurra.

Tra i ricordi più affettuosi, il rapporto con Diego Armando Maradona, autentico trascinatore nelle vittorie degli scudetti negli anni ’80. “Diego si è ‘appicciato’ con tutti i presidenti con cui è stato. Con me non si è mai appiccicato, siamo andati sempre molto d’accordo”. Un legame tra il campione argentino e Ferlaino improntato al rispetto e alla stima reciproca, alla base di un ciclo memorabile per il Napoli.

Ripercorrendo le sue radici nel mondo del calcio, Ferlaino ha raccontato il suo primo approccio alle partite, avvenuto in tenera età al fianco del padre: “Le prime partite con il padre quando di anni ne avevo quattro. Ma da adulto, quando entrai nel mondo del calcio, capii che avrei dovuto frequentare il Palazzo”. Una consapevolezza precoce sulla complessità e l’importanza del ruolo di dirigente.

Particolarmente sentita è la rivalità con la Juventus, un nodo storico nella storia del Napoli: “C’è una partita in particolare che mi piaceva vincere: la partita contro la Juventus, perché io i piemontesi non ho mai voluto digerire”. Un sentimento che ancora oggi anima i tifosi partenopei e che ha rappresentato una motivazione aggiuntiva nelle sfide più delicate.

Ferlaino ha poi descritto le difficoltà nell’essere alla guida di una squadra come il Napoli, sottolineando l’importanza del rapporto con i tifosi: “Fare il presidente del Napoli è molto difficile, non è una cosa facilissima, soprattutto perché ci sono i tifosi. Sono tutti tifosi del Napoli fra i napoletani ed è veramente difficile accontentarli”. Il legame profondo con la piazza, fatto di passione e pressione, che rende ancora unica l’esperienza nel capoluogo campano.

Infine, l’ex patron ha condiviso un aneddoto carico di spiritualità e superstizione, rivelando un rito personale prima delle partite decisive: “Per vincere le partite andavo al cimitero degli ebrei, dove c’è un ebreo particolare che io, che ho studiato un po’ la storia del Napoli, apprezzo moltissimo, Giorgio Ascarelli: ha la tomba nel cimitero degli ebrei e io molte volte ci sono andato dicendo ‘Ascarelli, fammi un piacere, mi fai vincere sta partita, se puoi eh’”.

Un ricordo che testimonia l’amore profondissimo di Ferlaino per il Napoli, una città e una società che, nonostante le tante difficoltà, gli hanno regalato momenti indimenticabili e traguardi storici. Oggi, il Napoli con alla guida Antonio Conte continua questa sfida, caratterizzata da grandi ambizioni e da un legame inimitabile con i suoi tifosi, radicato nelle radici profonde di una storia gloriosa.