Viviano: “Fiorentina, subito Aquilani. Friedkin peggio di Commisso”

Viviano: "Fiorentina, subito Aquilani. Friedkin peggio di Commisso"

Emiliano Viviano, ex portiere con un passato in squadre come Fiorentina, Bologna e Brescia, è intervenuto negli studi di Radio FirenzeViola durante la trasmissione “Uno di noi”, offrendo un’analisi schietta e pungente sul recente successo dei viola contro la Juventus e molto altro.

Commentando la vittoria della Fiorentina contro la Juventus, Viviano non ha risparmiato critiche all’allenatore bianconero: “Ho avuto la possibilità di conoscere Spalletti e riguardo allo screzio con Gudmundsson dico che poteva evitare di fare quella scenata essendo una persona adulta e nelle dichiarazioni perde lucidità anche se lo reputo un buon allenatore. Le dichiarazioni post partita non mi sono piaciute, un tifoso della Juventus non può sentirsi dire che con la qualificazione in Europa League è stato fatto un grande campionato. È come se la Fiorentina dicesse che la stagione è stata stupenda perché si sono salvati”. Una presa di posizione netta, che riflette le aspettative sempre elevate verso una società blasonata come quella juventina.

Il futuro sulla panchina viola: Vanoli verrà confermato?

“Come ho già detto, quando vuoi mandare via un allenatore, basta cambiare, accetteresti quasi qualsiasi cosa, come nel caso di Pioli. Vanoli ha fatto un grande lavoro, ma il mercato offre molteplici offerte che reputo migliori di Vanoli. Se si dovesse ripartire da lui sarei curioso di vedere il suo lavoro dall’inizio e sarei abbastanza positivo, però sono convinto che con un direttore sportivo come Paratici si potrebbe prendere un allenatore migliore”.

Su Iraola e Aquilani, soluzioni per la panchina viola

Viviano esprime grande interesse per entrambi: “Iraola mi piace molto, l’unica mia riserva riguarda la comunicazione, ma è un allenatore preparato. Propone un calcio moderno, verticale, non basato sul possesso sterile. È un nome che mi piacerebbe tantissimo. Quanto ad Aquilani, sarebbe un’ottima scelta! È forte, preparato, conosce profondamente la piazza di Firenze, lo prenderei subito. Ci vuole un po’ di coraggio, ma è cresciuto a livello tecnico e umano in città, ama il pallone e riceverebbe molto più appoggio di altri, anche da parte della tifoseria”. L’ex portiere indebolisce quindi le ipotesi di scelte esterne, puntando con convinzione su figure legate al territorio, capaci di costruire un rapporto solido con l’ambiente.

Riflessioni sulla gestione societaria degli ultimi anni

Ventilando un bilancio critico, Viviano si mostra equilibrato ma deciso: “Non sono un critico della gestione Commisso, tuttavia se avessi oggi la possibilità di parlare con chi è ai vertici, chiederei come mai, dopo tanti anni, a fronte dei bilanci messi a confronto con squadre come Atalanta o Napoli, i risultati sportivi siano tanto diversi. Vorrei capire la gestione dei manager. Se questi sono più bravi e portano risultati importanti – come qualificazioni in Champions League – allora li applaudirei. Ma la Fiorentina si è fermata alla Conference League, che è ben altra cosa. Per fare un paragone, se comprassi una squadra di basket senza essere esperto, e dopo due o tre anni non arrivassero i risultati, chiederei conto e, in caso, cambierei subito. Lo stesso discorso vale per la Roma dei Friedkin: hanno speso tantissimo ma non sono mai riusciti a tornare in Champions, facendo addirittura peggio della Fiorentina, secondo me. Hanno cambiato diverse volte in modo strano. Se fossi stato nei Friedkin, avrei cercato di portare dirigenti di primissimo livello ai massimi vertici, come ad esempio Sartori, che ha lasciato l’Atalanta. Marotta e Ausilio sono inarrivabili, ma cercare profili simili sarebbe stato fondamentale. Invece hanno optato per scelte esotiche e insolite”.

L’ex portiere mette così in evidenza come le strategie dirigenziali rappresentino un elemento cardine per il successo di una squadra, ribadendo l’importanza di un progetto solido che possa affiancare adeguatamente un tecnico, qualsiasi esso sia. Fin qui, il Napoli di Antonio Conte viene spesso citato come modello di gestione vincente, capace di coniugare investimenti, scelte tattiche e direzione tecnica in una formula efficace che ha portato i partenopei a competere ai massimi livelli del calcio italiano.