Caressa: «De Bruyne da trequartista, Favasuli per l’Italia». I numeri del Napoli dopo il 1-0 al Bologna

Mertens: "Napoli deve scoprire De Bruyne, sempre sul secondo palo"

Al Maradona, dopo tre ko di fila tra campionato e Champions, è tornato un po’ di respiro. NapoliBologna finisce 1-0, rete di Stanislav Lobotka al 66’ su suggerimento di Costantino Favasuli, e gli azzurri salgono a 6 punti. Fine della storia? Manco per sogno. Perché a Sky Calcio Club Fabio Caressa ha messo il dito su due cose che i tifosi hanno sentito forte: il Kevin De Bruyne da trequartista e il ragazzo che, abituato a fare il quarto o il quinto, ha giocato da esterno alto come se quella fosse la sua casa.

De Bruyne da trequartista: i numeri che Caressa ha messo sul tavolo

Kevin De Bruyne non ha bisogno di presentazioni, eppure a Napoli c’è ancora chi lo guarda e si chiede quale sia il suo posto vero. Caressa, da quel divano di Sky, ha tagliato corto: il belga ha lavorato da trequartista e lo ha fatto da campione. Non è una novità per lui, sia chiaro. Lo ha fatto a Manchester, lo ha fatto in Nazionale, lo sa fare con gli occhi chiusi. La differenza, ieri sera, è che i numeri gli hanno dato ragione in modo quasi impietoso.

Secondo per tocchi palla, primo per occasioni create, primo nei passaggi nella trequarti avversaria, primo nei dribbling, primo nei cross. Tradotto in italiano da stadio: KDB ha tenuto in mano il pallone, ha aperto le linee, ha messo i compagni in condizione di far male. Non è stato il gol — quello è arrivato da un’altra parte. È stato il modo in cui ha tenuto viva la partita quando il Bologna, dopo lo spavento del gol annullato a Theate nei primi minuti, cercava di chiudere gli spazi e trasformare la gara in una di quelle sere che a Napoli conosciamo troppo bene: tanta fatica, poca luce.

Massimiliano Allegri, dal canto suo, ha costruito intorno a lui un centrocampo che palleggia più di quanto si inserisca. Con McTominay e Anguissa fuori, il doppio regista è una necessità prima ancora che un’idea tattica. De Bruyne in quella zona di campo è il lusso che ti permette di non abbassare il livello. E ieri, per una volta, le statistiche non mentono: il belga era il giocatore più pericoloso anche quando il tabellino era ancora fermo sullo 0-0. Hojlund ha sfiorato il vantaggio di testa, lo stesso De Bruyne ha mandato alto da una posizione succosa. Il gol non è arrivato da lì, ma la spinta sì.

Lang e Favasuli: le due carte che hanno sbloccato la partita

Poi c’è il capitolo panchina, quello che alla fine decide le gare strette. Caressa lo ha detto senza giri di parole: il Napoli la chiude quando dal bordo campo escono Noa Lang e Favasuli. Il primo arriva dopo una settimana da copertina per i motivi sbagliati, quelli disciplinari. Il secondo è un ragazzo che fino a ieri, in tanti, mettevano nella lista dei «vediamo».

Lang, per Caressa, è un personaggio rock. E in effetti c’è poco da aggiungere: quando entra, la partita cambia ritmo. Non è il tipo che si nasconde, nemmeno quando le cose intorno a lui si complicano. Allegri lo ha tenuto fuori dal primo minuto, poi lo ha lanciato. Il messaggio è chiaro: le regole restano regole, ma in campo serve anche chi ha il coraggio di accendere il fuoco. La freschezza di Lang, insieme a quella di Favasuli, ha alzato il volume dei cross e ha messo il Bologna in tilt. La mossa di Tedesco, Piccoli via e Odgaard dentro, non ha pagato.

Favasuli, invece, è un’altra storia. Entra all’intervallo, prende la fascia, e da quel momento Bernardeschi alza bandiera bianca. Corre, chiede palla, attacca il fondo. Al 66’ si libera e mette in mezzo un pallone basso: Lobotka arriva di prima, infila Pessina tra le gambe, il Maradona esplode. Assist al debutto in campionato, gol che vale la prima vittoria dopo Como, Inter e Arsenal. Non è poco, per un esterno che di solito fa il quarto o il quinto e ieri ha fatto l’ala alta come se ci fosse nato.

Favasuli, il prospetto che fa girare la testa (anche in Nazionale)

Qui Caressa alza l’asticella. Non si limita a dire che Favasuli ha giocato bene: lo indica come un bel prospetto anche per la Nazionale. E se lo dice lui, da quella panchina televisiva, qualche orecchio a Coverciano si muove. Il punto non è farne un fenomeno in dodici ore. Il punto è che un esterno italiano, giovane, con quella fame e quella corsa, in un calcio che pesca sempre all’estero, è una notizia.

Allegri, a fine gara, non ha lesinato. Ha parlato di energia pazzesca, di entusiasmo, di quanto questa squadra abbia bisogno di gente così. Politano ha fatto i suoi 45 minuti e si è sacrificato, Vergara ha dato una mano, ma è il ragazzo della panchina che ha acceso tutti. In pratica: servono persone come lui. Non è un complimento da conferenza stampa, è una richiesta di identità. Il Napoli, in questa fase, ha bisogno di chi entra e ti cambia il respiro della partita, non di chi aspetta il proprio turno in silenzio.

C’è un dettaglio che ai tifosi azzurri piace da morire. Favasuli non è arrivato con il cartellino da star. Arriva dalla B, con le gambe e con la faccia di chi ha qualcosa da dimostrare. Ieri l’ha dimostrato. E se poi, nel finale, ci ha anche provato col destro forte, quasi a volersi prendere anche il gol, beh: è il tipo di sfacciataggine che al Maradona si applaude in piedi. Lobotka, dal canto suo, ha fatto quello che sa fare da anni — tenere il pallone, pulire il gioco — e ci ha aggiunto la zampata da inserimento che di solito gli si rimprovera di non avere. Una serata da doppio registro: qualità e gol.

Tre punti, la testa a posto, e adesso la Fiorentina

La vittoria sta stretta, perché il secondo gol non è arrivato e Allegri è uscito imbufalito dopo l’ultima palla sprecata da Lucca. Però i tre punti ci sono, la striscia nera si è spezzata, la classifica si è rialzata. Il Napoli sale a 6 e può tornare a guardare in alto senza il nodo in gola delle tre sconfitte di fila. Il Bologna resta a un punto in quattro partite, Tedesco in tribuna per squalifica, e la sensazione è che quella squadra abbia ancora troppa poca reazione.

Adesso tocca a Firenze, Fiorentina in trasferta, e poi un calendario da mal di testa: nove partite in 27 giorni, campionato e Champions da rialzare insieme. Allegri lo ha detto senza nascondersi: quando hai tutti a disposizione è più facile gestire le energie. Oggi non è il caso, e allora servono proprio le cose che Caressa ha visto in televisione. Un De Bruyne che fa il trequartista da fenomeno. Un Lang che rientra con la faccia da rockstar. Un Favasuli che da esterno alto ti cambia la partita e, magari, anche qualche idea sulla Nazionale.

Al Maradona, ieri, è bastata una scintilla. Aveva il nome di un ragazzo che fino a poche ore prima stava in panchina. E a Sky, a partita finita, qualcuno ha avuto il coraggio di dirlo ad alta voce.