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11.40 – Nella sala conferenze dello stadio Olimpico Grande Torino si è tenuta la presentazione ufficiale del nuovo allenatore granata, Roberto D’Aversa, alla presenza del presidente Urbano Cairo. Un momento cruciale per il Torino, che sta cercando di voltare pagina dopo un avvio di stagione complicato.
Il presidente Cairo ha aperto la conferenza con parole dense di amarezza e consapevolezza: “Volevo dire che siamo felici, ma non lo siamo… D’Aversa l’ho sempre apprezzato molto, soprattutto per il suo percorso al Parma. Lo seguivo con attenzione e grande stima. Non è mai un piacere esonerare un allenatore, è un dispiacere che lascia molto rammarico. Quando si arriva a questo punto si è tutti responsabili, non solo Baroni. Ho trovato in D’Aversa una persona e un uomo determinato, diverso rispetto all’immagine che dava nelle interviste, con una voglia reale di fare bene. Purtroppo finora le cose non sono andate come speravamo, complici varie situazioni. Oggi presentiamo D’Aversa con la speranza di invertire la rotta.”
Interrogato sul bilancio del campionato finora, Cairo ha risposto con freddezza: “Abbiamo iniziato con un mercato costruito attorno a un’idea di gioco che però si è rivelata insostenibile per mancanza di alcuni giocatori chiave. Di conseguenza siamo stati costretti a cambiare modulo durante la stagione, una partenza che si è quindi presentata con una zavorra difficile da superare. L’esordio è stato horror a San Siro, poi abbiamo vinto a Roma mostrando segnali di miglioramento, ma subito dopo siamo inciampati. Gli alti e bassi sono stati continui: buoni risultati contro squadre come Napoli, Lazio e Bologna e il derby contro Juventus, ma anche passi falsi come le sconfitte con Como e Lecce e la clamorosa rimonta subita dal Milan da 2-0 a 2-2. Un mese e mezzo fa c’è stata via di fatto una partita eccezionale, quella di Coppa Italia a Roma. Il bilancio, insomma, è di una partenza falsa seguita da una stagione instabile, senza continuità né progressi duraturi.”
Sull’atteggiamento dell’ambiente granata e sulla sfida di riavvicinare i tifosi, Cairo è stato chiaro: “L’ambiente non è dei più favorevoli e lo capisco. Tuttavia la squadra deve essere più forte, deve trovare dentro sé stessa le motivazioni per ribaltare questa situazione. I tifosi del Toro sono un patrimonio incredibile, siamo abituati a momenti di entusiasmo pazzesco, come quella storica finale play-off contro il Mantova nel 2006, quando anche gli allenamenti erano seguiti da un pubblico festoso. Il Genoa, che ha gareggiato con noi sotto in classifica, ha portato a Marassi 30mila tifosi scatenati, ecco, noi dobbiamo provare a ricreare quel legame di intesa tra squadra e tifoseria. Il pubblico può essere un’arma fondamentale. Dobbiamo invertire la rotta e riportare entusiasmo allo stadio, ne sono convinto.”
Il tema della contestazione non è stato evitato: “La sento, la vedo, è legittima. Ma occorre agire con responsabilità. Quando si guida una società importante come il Torino il dovere del presidente è quello di spegnere il fuoco e mantenere la calma. Nei momenti di difficoltà sono abituato a trovare risorse dentro me stesso, questo non mi scoraggia ma anzi mi carica di maggiore determinazione. Ho una responsabilità enorme verso oltre un milione di tifosi che amano il Toro, e quest’impegno va onorato sia nei momenti positivi che in quelli negativi. Ricordo che con Juric abbiamo sfiorato l’Europa League per due stagioni consecutive, solo tre anni fa. Non possiamo buttar via tutto in modo poco costruttivo: serve unità e responsabilità.”
Sul fatto se queste parole possano essere considerate una forma di scusa ai tifosi, Cairo ha espresso piena consapevolezza: “Essere qui a presentare un nuovo allenatore è già una scusa implicita per il percorso che non è andato come avremmo voluto. Sono profondamente dispiaciuto per come sta andando la stagione. Gli investimenti fatti sul mercato erano pensati per obiettivi diversi, ma alcuni giocatori non hanno dato quanto ci aspettavamo, anche se bisogna metterli nelle condizioni di esprimersi al meglio. Mi scuso apertamente con i tifosi e li rispetto profondamente. Accetto critiche e contestazioni, fa parte del gioco quando ci si espone pubblicamente. Ma c’è la volontà ferma di cambiare rotta, correggere gli errori e migliorare in queste 12 gare che rimangono. La responsabilità è tutta mia e me la prendo interamente.”
Infine Cairo ha fatto il punto sulla situazione dello stadio e il progetto infrastrutturale: “Non ci sono annunci formali ma stiamo lavorando. Mi occupo direttamente della questione e mi affianca Bellino. Il centro Robaldo è praticamente ultimato, con i campi operativi da giugno e diverse squadre già al lavoro lì. Ci sono stati alcuni ritardi e intoppi, ma ormai il completamento è vicino. Bellino mi aiuta anche per cercare un’intesa con il Comune sullo stadio Grande Torino.”
Alla domanda se stiano pensando di acquistare lo stadio, Cairo ha risposto: “Stiamo valutando la situazione complessiva, considerando sia la manutenzione sia il progetto nel suo insieme. Valuteremo la migliore formula d’investimento per un eventuale acquisto, cercando di capire anche il potenziale commerciale. Bisogna fare un’analisi precisa, simile a quanto avvenuto in altre città come Udine e Bergamo, dove gli stadi sono stati recentemente acquisiti: lì i valori si aggirano tra i 4 e gli 8 milioni di euro, ma dovremo considerare anche gli interventi da fare qui al Grande Torino, di cui il Comune è responsabile anzitutto. Ci sarà quindi un’offerta formale quando gli elementi saranno chiari.”
Non è mancato un passaggio sul museo del Torino e il Filadelfia: “La Fondazione che gestisce il Filadelfia ha le risorse per completare il lavoro, anche grazie a un nostro contributo personale attraverso la fondazione intitolata a mia madre. Non so perché finora non abbiano ancora portato a termine il progetto. Sul museo, se dovessimo acquisire il Grande Torino, potremmo pensare di realizzarlo lì, come avviene in molti stadi moderni. È un’ipotesi alla quale sto ragionando nel caso il museo non venga ultimato al Filadelfia. La Fondazione ha soldi e risorse, è una possibilità concreta.”