Trevisani su Allegri: “Calcio terrificante, Italiano rischia”

Trevisani su Allegri: "Calcio terrificante, Italiano rischia"

In un’intervista esclusiva rilasciata a Radio Kiss Kiss Napoli, il telecronista sportivo Riccardo Trevisani ha espresso un giudizio critico sulla recente decisione del Napoli di puntare su Massimiliano Allegri come nuovo allenatore. Un passaggio di testimone che, secondo lui, lascia perplessi soprattutto per la tempistica e le scelte iniziali della società azzurra.

Trevisani ha sottolineato come risulti paradossale aver fatto rescindere il contratto a Vincenzo Italiano per poi non puntare su di lui, malgrado fosse considerato l’allenatore ideale per il progetto partenopeo. “Con gli esterni a disposizione come Alisson, Lang, Politano, ma anche Vergara e Neres, Italiano sarebbe stata la scelta più giusta e meritata, considerati i sette anni di crescita costante al suo attivo”, ha commentato il giornalista. Ha inoltre evidenziato una tendenza nel calcio italiano a guardare al passato piuttosto che costruire il futuro, un riflesso che si nota anche nel mancato accesso dell’Italia alle ultime tre edizioni dei Mondiali: “Le cose sono collegate”, ha spiegato.

La sua perplessità maggiore riguarda però lo stile di gioco adottato da Allegri: “Sono scettico sul suo calcio. Personalmente preferisco allenatori che costruiscono e che elevano il valore delle loro squadre, come ha fatto Gasperini con l’Atalanta – che ha trasformato da compagine in lotta salvezza a protagonista in Champions – o come Fabregas che dalla Serie B è riuscito ad arrivare a competere tra i grandi”, ha detto Trevisani. Alle successi più modesti di Allegri – che si è limitato a confermare il valore della squadra, oscillando tra il primo e il quarto posto, a volte per un soffio – si aggiungono risultati deludenti in Champions League e un’esperienza fallimentare al Milan. “Perché allora puntare su un tecnico che al massimo conferma lo status quo giocando un calcio che non entusiasma?”, si domanda il giornalista, evidenziando come il calcio moderno richieda idee innovative e prospettive lungimiranti, come dimostra la diffusione della scuola di allenatori italiani all’estero.

Non mancano osservazioni sui problemi societari legati ai giocatori, soprattutto gli attaccanti arrivati negli ultimi anni: Kean senza gol, Vlahovic criticato, Leao in calo di rendimento, Pulisic mai incisivo, Fullkrug insufficiente e le cifre esorbitanti di calciatori come Nkunku e Gimenez che non hanno mantenuto le aspettative. “Non è colpa dei direttori sportivi, che spesso sono stati sostituiti proprio dopo Allegri, bensì delle difficoltà nel far rendere la squadra sotto l’aspetto del gioco”, sostiene Trevisani. L’attuale allenatore del Napoli, Antonio Conte, anche se talvolta accusato di partite ‘noiose’, ottiene risultati concreti e non deve essere paragonato a Allegri, che ha spesso fatto fatica anche a ottenere un quarto posto. “Allegri è crollato negli ultimi mesi di stagione, sia a Napoli che in passato alla Juventus, e per me avrebbe meritato l’esonero nonostante i piazzamenti”, aggiunge.

Infine, Trevisani mette in prospettiva le vittorie ottenute da Allegri, sottolineando che i successi bianconeri sono arrivati in un periodo in cui la Juve dominava nettamente il campionato grazie a un organico superiore, con giocatori come Pjanic e Higuain. “Vincere non significa necessariamente aver dato valore aggiunto”, afferma. In parallelo, riconosce il merito di Gasperini che, pur senza titoli in bacheca, ha portato l’Atalanta a livelli mai raggiunti prima.

Il giornalista conclude con una riflessione sugli uomini chiave del Napoli: “Aurelio De Laurentiis ha sempre dimostrato grandi capacità nelle scelte di allenatori, giocatori e dirigenti, ma questa volta ha optato per una mossa conservativa che personalmente non condivido”, chiude.

In attesa di vedere come si svilupperà la stagione sotto la guida di Allegri, il dibattito sul futuro del Napoli e sul modello di calcio da adottare resta aperto, con tifosi e addetti ai lavori divisi tra la sicurezza dei risultati e la necessità di un gioco più stimolante e propositivo.