Perinetti: “Milan senza Maldini pericoloso, Allegri al Napoli utile”

Perinetti: "Milan senza Maldini pericoloso, Allegri al Napoli utile"

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«Come sta il calcio italiano? Purtroppo non possiamo dire bene, dobbiamo forse essere realisti. Siamo troppo ottimisti». Sono parole nette quelle rilasciate da Giorgio Perinetti, direttore generale del Palermo, intervenuto dal palco del ‘Festival della Serie A’ di Parma. Un’analisi severa ma, al contempo, ricca di spunti di riflessione su una Serie A che fatica ad esprimersi ai livelli che il suo glorioso passato ha sempre garantito. L’ex direttore sportivo di prestigiose società ha voluto mettere l’accento su diversi nodi cruciali.

«Dal punto di vista del seguito, si vedono metà degli spettatori negli stadi rispetto al passato, un dato incontrovertibile. C’è poca qualità, e soprattutto i risultati internazionali sono sempre più deludenti. Il calcio italiano deve ripartire dalla consapevolezza e dalle riforme: non può più limitarsi a cambiare allenatore nell’emergenza, serve consolidare le fondamenta e rivedere i criteri di formazione dei giovani calciatori» ha spiegato Perinetti, delineando una via per il rilancio di tutto il movimento.

Juventus e Milan: due big fuori dalla Champions

Il dg del Palermo non si nasconde e punta il dito contro le delusioni più recenti, legate soprattutto alle prestazioni delle grandi del campionato: «È difficile individuare con precisione la radice dei problemi. Basterebbe però vedere come negli ultimi due anni ben quattordici squadre della Serie A abbiano cambiato allenatore, segno che mancano programmazione e progettualità reali. Si corre dietro ai risultati immediati e si perde la costruzione a medio-lungo termine, che era invece la base di un calcio italiano forte».

In questo senso, Perinetti cita esempi virtuosi come Como, Parma e Sassuolo, le cui società riescono a garantire continuità e risultati grazie a scelte oculate e piani chiari. E su Milan e Juventus sottolinea: «Il Milan deve trovare una struttura tecnica che al momento non ha, soprattutto dopo l’addio di Maldini, una perdita che rischia di pesare molto. Licenziarlo senza un piano solido è stato un passo rischioso».

Perinetti accende inoltre i riflettori sulla Juventus: «Anche loro stanno cercando una rivoluzione, con cambi continui di assetto. Spalletti può senz’altro aiutare a dare concretezza a un progetto ancora da definire e sostenere la squadra nel ritrovare stabilità».

Il caso Vlahovic: un episodio emblematico

Tra i temi caldi anche il rapporto burrascoso tra la Juventus e Dusan Vlahovic. «Per il giocatore la vicenda è ormai chiusa: ha fatto le sue valutazioni economiche e ha raggiunto la cifra che voleva. La Juve ha provato fino all’ultimo a fargli cambiare idea, ma ha perso tempo prezioso. Forse i calciatori portati nella scorsa estate non erano pronti a questo livello, e quindi è stato difficile trattenere un attaccante così richiesto» ha spiegato Perinetti.

«Il nostro calcio non è attualmente in grado di competere su certe commissioni e richieste economiche altissime. Bisogna quindi creare un modello diverso, più basato sullo scouting e sull’individuazione di giovani talenti da valorizzare», conclude, rimarcando l’urgenza di un cambiamento strutturale.

Il Napoli e Allegri: un confronto importante

Non poteva mancare un passaggio sul Napoli, una squadra che sta vivendo una stagione particolare sotto la guida di Antonio Conte. Perinetti ha espresso grande stima anche per Massimiliano Allegri, il tecnico che potrebbe prendere il posto di Conte nel club partenopeo in futuro: «Al di là della stima per Allegri, è una certezza. Ha già sostituito Conte alla Juventus con ottimi risultati, quindi conosce bene il modo di lavorare del collega. Il suo approccio può aiutare molto il Napoli a ritrovare l’equilibrio, soprattutto ora che si prevede il rientro di diversi infortunati che renderanno la squadra più competitiva».

Il futuro della panchina azzurra: Conte o Mancini?

Infine, Perinetti si è detto interlocutore privilegiato riguardo ai nomi più caldi per la panchina della nazionale italiana. «Conte e Roberto Mancini sono due amici importanti. Ho lavorato con Conte e conosco da anni Mancini, è difficile fare un torto a uno dei due. La scelta per il nuovo commissario tecnico spetta al presidente federale, ma prendere questa decisione è un dovere inderogabile. Non so chi vincerà la sfida, ma ho una mezza idea», ha confidato senza sbilanciarsi.

Il calcio italiano sembra dunque in una fase di profonda riflessione, alla ricerca di un nuovo equilibrio tra tradizione, innovazione e progettualità per riuscire a tornare protagonista ai massimi livelli nazionali e internazionali. L’esperienza e la visione di figure come Giorgio Perinetti possono rappresentare un contributo importante per questo cammino.