Favasuli, il Toro-Treno del Napoli: chi è, come gioca e perché Allegri ci crede

Favasuli, il Toro-Treno del Napoli: chi è, come gioca e perché Allegri ci crede

C’è chi lo chiama «Toro» e chi lo chiama «Treno». Due soprannomi, stessa idea: potenza, velocità, impatto. In poche settimane a Castel Volturno Costantino Favasuli ha smesso di essere soltanto il giovane del Calciomercato Napoli e ha cominciato a diventare un pezzo riconoscibile del progetto di Massimiliano Allegri. Non è un pezzo di cronaca da dopo-partita: è il ritratto di un esterno versatile — ala e terzino, a seconda di cosa chiede la sera — arrivato dall’Africo per riempire il vuoto alle spalle di Politano e, all’occorrenza, coprire Di Lorenzo. Il Napoli lo ha voluto come unica vera operazione a titolo definitivo dell’estate (Badiashile è in prestito) e, a giudicare dai primi spezzoni, la scelta già parla.

Da Africo alla Fiorentina: Aquilani gli cambia la vita

Costantino nasce a Reggio Calabria nel 2004 ed è originario di Africo. Il calcio glielo porta in casa il padre Francesco, ex centrocampista con un curriculum tra B, C e D: niente favole da academy hollywoodiana, semmai una scuola di mestiere. A otto anni entra nella scuola calcio Armando Segato; nel 2012 la famiglia si sposta a Terni e il talento calabrese continua a crescere lontano dai riflettori. A quattordici anni arriva la chiamata che conta: la Fiorentina lo aggancia al settore giovanile viola. Lì, tra Primavera e aggregazioni, incontra Alberto Aquilani. L’ex centrocampista — che di ruoli intermedi se ne intende — lo toglie dalla trequarti, dove era sempre stato schierato, e lo sposta sulla fascia destra. «Quella mossa mi ha cambiato la vita», ha raccontato il ragazzo: rapidità e tecnica trovano finalmente un contesto moderno. La società viola lo blinda con un quinquennale fino al 2028. Non è solo un contratto: è la firma su un profilo nuovo.

C’è anche un filo umano che spiega perché a Firenze Favasuli non era «uno qualsiasi». Con Rocco Commisso, presidente dalle radici calabresi, il dialogo passava spesso dal dialetto, tra sorrisi e complicità. Un legame di appartenenza, non di marketing. Poi, però, arriva la regola del club: far crescere i giovani in Serie B. Prima il prestito alla Ternana, poi il Bari. Con i biancorossi arriva il primo gol da professionista, aprile 2025, nel 3-3 contro il Catanzaro. Un gol «da cartolina» della crescita: non decisivo per lo scudetto, ma decisivo per la testa.

Catanzaro, Aquilani e l’esplosione: 2 gol, 9 assist

Il cerchio si chiude quando Aquilani diventa allenatore del Catanzaro. Nelle riunioni di mercato indica Favasuli come rinforzo prioritario e la dirigenza giallorossa lo accontenta: acquisto definitivo, con la Fiorentina che trattiene il 50% sulla futura rivendita. «Ritrovarlo è stata una fortuna», ha spiegato il calciatore: conosce i meccanismi dell’allenatore, sa stimolarlo, lo trasforma. Vestire la maglia più importante della Calabria, per un ragazzo di Africo, non è un dettaglio da comunicato: «Rappresentare la mia terra in Serie B è un orgoglio assoluto». La stagione è da protagonisti — 2 reti e 9 assist — e il Catanzaro chiude quinto, arriva in finale playoff e si arrende al Monza. Lacrime in campo, crescita nel curriculum. È il salto di qualità che mette Favasuli sulla lista di chi, in SerieA, cerca esterni moderni: intensi, duttili, capaci di difendere e attaccare nella stessa azione.

Il Napoli, gli 8 milioni e il Treno di Allegri

Il SSC Napoli da tempo cercava linfa sugli esterni. Con Di Lorenzo utilizzabile anche in una linea a tre, serviva un ricambio vero a Politano. Favasuli conquista in fretta i sì di Castel Volturno, ma deve attendere: prima le cessioni, poi i fondi. A metà agosto arriva l’accelerazione. Investimento complessivo intorno agli 8 milioni: 1 di prestito oneroso, 6 di riscatto obbligatorio al primo punto conquistato a febbraio, più bonus legati a traguardi di squadra e individuali. Nel mosaico dell’estate azzurra è l’unico arrivo di fatto a titolo definitivo. Il resto è prestito, scommessa, copertura. Lui no: è un pezzo di progetto.

E il campo, subito, restituisce pezzi di quella scommessa. Esordio in Champions, poi l’ingresso che spezza la mini-crisi: assist per il gol decisivo di Stanislav Lobotka contro il Bologna, tre punti dopo tre sconfitte di fila. Non è il capitolo «migliore in campo» già raccontato ieri: è il perché Allegri lo ha voluto. Energia, fascia lunga, personalità da esterno che non aspetta il permesso per stringere o allargare. Accanto a pezzi come Kevin De Bruyne, il Treno di Africo porta gambe fresche e fame da Serie B convertita in qualità da grande club. Per i tifosi del Napoli il messaggio è semplice: non è un rincalzo di passaggio. È un profilo scelto, pagato, e già capace di entrare nelle partite che contano. Il dialetto con Commisso, lo spostamento di Aquilani, Catanzaro e l’estate da 8 milioni: tutti pezzi dello stesso film. Adesso tocca ad Allegri montarlo settimana dopo settimana.