C’è un dettaglio che, da qualche settimana, torna spesso nei discorsi dietro le quinte a Castel Volturno: lo scozzese non chiede più spazio, se lo prende. Dopo le prove solide contro Arsenal e soprattutto dopo i 12.743 chilometri corsi nella sfida al Bologna, Billy Gilmour ha messo una firma chiara sul radar di Massimiliano Allegri. Non è un’esplosione mediatica, è qualcosa di più concreto per il Napoli: affidabilità, palleggio sotto pressione e una lettura della partita che al nuovo mister piace da morire.
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ToggleDa riserva in cerca di minuti a pezzo fisso del puzzle Allegri
L’estate di Gilmour è stata tutt’altro che lineare. Problemi fisici, ritiro spezzato, e una gerarchia di centrocampo che sembrava già scritta con Stanislav Lobotka titolare e lo scozzese a caccia di crepe nel sistema. Poi gli infortuni hanno riscritto le priorità: quando sono mancati insieme Anguissa e Scott McTominay, Allegri non ha girato intorno al problema. Ha chiamato Billy. E lui ha risposto, prima contro l’Arsenal e poi con una prestazione da “uomo partita nascosto” contro il Bologna, dove ha corso più di tutti nei quasi cento minuti in campo.
Il dato dei chilometri non è solo statistica da grafico: racconta un giocatore tornato agli standard pre-infortunio, quello che in Scozia sognava ancora un Mondiale e che a Napoli ha dovuto ricostruire fiducia e continuità. Per Allegri, che costruisce le gerarchie sull’osservazione quotidiana più che sulle etichette di mercato, è stato sufficiente. Lo sguardo alto, il pallone sempre in avanti, la capacità di non spezzare il ritmo: principi semplici, ma decisivi in una Serie A che punisce ogni possesso sterile.
La coppia con Lobotka e il 4-2-3-1 che libera De Bruyne
Il passaggio interessante non è “Gilmour al posto di Lobotka”, bensì “Gilmour insieme a Lobotka”. La nuova linea a due in mediana stravolge il 4-3-3 di partenza e consegna al tecnico un centrocampo che sa fare da pendolo: densità quando serve chiudere, qualità quando bisogna uscire palla al piede. Contro il Bologna, i numeri raccontano anche un altro aspetto: oltre il 61% delle giocate di Billy è arrivato sotto pressione aggiunta. In pratica gli avversari lo cercavano, e lui non si è nascosto.
In questo assetto c’è un regalo collaterale per Kevin De Bruyne. Con due mediani davanti alla difesa, il belga trova meno metri da coprire in fase di non possesso e più lucida libertà a ridosso dell’area. Non è solo una questione di moduli su lavagna: è energia risparmiata per l’ultimo passaggio, per i tagli, per quei dieci minuti in cui una partita di Serie A si decide. Allegri sembra aver trovato un equilibrio che tiene insieme disciplina e talento, senza dover scegliere per forza tra i due.
C’è anche un filo storico che fa sorridere i tifosi: quella coppia Lobotka-Gilmour, due estati fa, era rimasta un’ipotesi da laboratorio. Ora, per necessità e merito, è diventata realtà. E il mister non ha mostrato dubbi nel confermarla quando la rosa glielo ha permesso.
Spazio anche al rientro di Anguissa e McTominay: cosa cambia da qui
La domanda vera, da qui alla Fiorentina e oltre, è un’altra: cosa succede quando il reparto torna al completo? La lettura più credibile, guardando le ultime scelte, è che Gilmour non tornerà automaticamente in coda. Ha conquistato credito, e nel calcio di Allegri il credito si spende fino a prova contraria. Anguissa e McTominay resteranno pezzi importanti del progetto SSC Napoli, ma lo scozzese ha dimostrato di poter restare nel giro anche in un centrocampo affollato: come alternativa di qualità, come partner di Lobotka, come soluzione per proteggere De Bruyne nelle gare più chiuse.
In sintesi, Billy non ha “rubato” una maglia: ha reso più ricca la rosa. Ha corso, ha tenuto il pallone quando il Bologna lo stringeva, ha dato ritmo a un Napoli che in certe serate rischia di diventare prevedibile. E ha fatto breccia in Allegri con le armi che il tecnico cerca di più: concretezza, personalità e un’idea chiara di gioco. Se il trend resta questo, il capitolo Gilmour 2026/27 non sarà una parentesi da infermeria altrui, ma una voce fissa nelle convocazioni — e, spesso, nell’undici iniziale.